Scuola istruttori nuoto in gravidanza e neonatale

Catalogo Corsi

Gardaland 1993

Delfini neonati

Il nostro Spot Sangemini

Spot Sangemini :: Università dell'acqua.

Pedagogia del gioco: giochi d'acqua e acquaticità

Valutazione attuale: / 4
ScarsoOttimo 

Pedagogia del gioco: giochi d'acqua e acquaticità

 

 

Indice

 

1.1    Punti di vista sul gioco

1.1.1 Il gioco del bambino e l’azione dell’adulto

1.2 Giochi d’acqua: come e perché incoraggiare le attività ludiche nei bambini

1.2.1 Giochi d’acqua

1.2.2 Alcuni esempi di attività: aree di gioco e attrezzi 

 

 

1.2    Punti di vista sul gioco

 

Il gioco costituisce un requisito tipicamente umano, una costante presente nella vita dell’uomo a qualunque età anche se con modalità e in misura differenti; esso nasce dalla necessità di divertirsi, di stare con gli altri, di trasformare con la fantasia la realtà. Indubbiamente, se il gioco è presente nella vita dell’uomo a tutte le età, nell’infanzia esso si propone come congegno educativo capace di soddisfare i bisogni primari del bambino (comunicazione, socializzazione, movimento, ecc.), di valorizzare i potenziali meta cognitivi (capacità di analisi, sintesi, intuizione, ecc.) nonché il repertorio di linguaggi (gestuale, sonoro, iconico, ecc.). Il gioco si propone come una importantissima occasione di sviluppo delle relazioni sociali, delle capacità logiche e linguistiche, dell’avvio all’acquisizione dei processi simbolici, è insomma  una necessità per il bambino. Nel corso della storia della pedagogia e della didattica, il gioco è sempre stato al centro dell’attenzione di studiosi ed educatori come Rousseau, Pestalozzi, Dewey, Froebel. La funzione pedagogica del gioco è stata altresì studiata dalle sorelle Agazzi e da Maria Montessori, pedagogiste che hanno promosso con grande sollecitazione l’attività ludica del bambino, nonostante si siano distinte per un differente utilizzo dei materiali e dei giocattoli, ricavati dalla natura per le sorelle Agazzi, strutturati in maniera scientifica per la Montessori. La Montessori ha cercato di graduare il materiale ludico alla maturità psicologica del bambino, col fine specifico di sviluppare le funzioni senso-motorie. Il bambino cioè veniva educato a riconoscere, attraverso il gioco, le sue diverse attività senso-motorie.
Riguardo alla psicologia dell’età evolutiva, impossibile dimenticare Piaget e i suoi tre tipi di gioco: funzionale, simbolico e con regole, in corrispondenza dei tre periodi dell’età evolutiva: periodo senso-motorio (0-2 anni), periodo delle operazioni concrete (2-7 anni) e delle operazioni formali  (7-11 anni). Secondo Piaget la crescita del bambino , che procede per tappe, è correlata strettamente al gioco.

I primi tre livelli dello sviluppo cognitivo corrispondono a:
- i giochi d’esercizio, (sviluppo cognitivo dell’intelligenza sensorio-motrice). Una delle forme più significative di questa tipologia di gioco è l’imitazione, attività che, attraverso sperimentazioni uditive, visive e tattili di suoni, parole o espressioni della mimica facciale, consente di imparare a riconoscere e ad esprimere le emozioni.
- i giochi simbolici, (intelligenza preoperativa) con conseguente formazione del concetto e attitudine a trasformare la realtà in simboli.
 
Con il gioco simbolico, il bambino matura competenze cognitive, affettive e sociali. Attraverso il gioco, infatti, il bambino mette alla prova emozioni e sentimenti allenandosi ad affrontare con sicurezza e padronanza la realtà.
Piaget afferma che il gioco simbolico “mette in grado il bambino di rivivere le proprie esperienze passate e contribuisce all’appagamento dell’io”; in questo modo il bambino costruisce simbolicamente un equilibrio tra la propria interiorità e il mondo esterno essendo sempre alla ricerca di nuove situazioni in cui si riassumono le esperienze vissute e quelle desiderate; a tal fine, è necessario che in un contesto educativo vengano favorite tutte quelle occasioni che possono dar vita al gioco simbolico, sapendo che quest’ultimo concorre a mitigare l’egocentrismo dei bambini favorendo, invece, l’altruismo e consentendo loro di interiorizzare le norme morali e le regole sociali fondamentali per una pacifica convivenza.
È così possibile per l’essere umano, nel “gioco di fantasia”, superare i limiti di ciò che lo circonda. Egli, attraverso il tentativo di superare i limiti della realtà, acquista consapevolezza della sua esistenza .
- i giochi delle regole. Questa è la fase che corrisponde all’acquisizione cognitiva delle operazioni concrete e formali. L’essere umano ha assimilato il pensiero reversibile e, pertanto, sa cogliere più aspetti della realtà e, nello stesso tempo, comprende che un problema può avere soluzioni diverse. Volpicelli ha sostenuto che il gioco è qualcosa di più di un’attività: «è l’aspetto creativo della vita, per quel che ha di nuovo e di personale, oltre la ritualizzazione, di quanto è ormai oggettivo e convenuto».
Egli ha anche affermato che la creatività del gioco caratterizza il bambino nel suo modo di essere, di adattarsi all’ambiente, di crescere e di esprimere la sua umanità, «mentre l’arte è veramente creatrice, quando, distaccata dal suo artefice, attinge vita oggettiva».
In accordo a questa prospettiva Mencarelli ritiene che il gioco è per il bambino un modo di vivere, “giocando” egli esercita tutti i suoi poteri, «senza dispersioni, senza sperperi, senza precocismi».
La più recente letteratura pedagogica parla, infatti, di gioco come modo di essere, cogliendo lo specifico dell’attività ludica nel rapporto che il bambino stabilisce tra realtà esterna e quella “propria”.

 

 

1.1.1 Il gioco del bambino e l’azione dell’adulto

 

L’impegno di un bambino nel gioco, in quello che per gli adulti è un’attività del tempo libero, è più intensa di quella di un adulto nelle stesse occupazioni: c’è più concentrazione, più impegno, più istintività, più fantasia. Non esistono ricette preconfezionate per il sostegno e la promozione del gioco, ugualmente l’adulto può e deve svolgere un ruolo importante, se non si limita a lasciare fare ma osserva ciò che i bambini cercano di fare e fanno. Il gioco per il bambino è insieme una forma spontanea di esplorazione di sé e della propria esperienza. I bambini guardano, ascoltano, fiutano, toccano, assaporano: attraverso i cinque sensi, che costituiscono delle “straordinarie porte aperte sull’ esterno”, afferrano il mondo, lo “assorbono”, come diceva Maria Montessori. Questa mente che assorbe è attiva fin dalla nascita: sembra così fragile il neonato, eppure è già pronto a entrare in relazione con la madre, a cogliere le risposte che da lei verranno ai suoi bisogni e ai suoi desideri che per ora sa comunicare solo senza parole.
È su tali risposte che cominciano a modellarsi il suo pensiero, la sua prima esperienza dell’ambiente, a sentire se è accettato, protetto, amato, se può fidarsi degli altri e crescere nella stima di sé. Il primo gioco è proprio con il seno e con gli occhi della madre, come pochi mesi dopo sarà con la propria mano e con il piedino da portare alla bocca, come con altri oggetti che troverà a portata di mano.
Il gioco è il prodotto più alto dei bambini, li porta a crescere come individui creativi e pensanti, capaci di decidere e di entrare in relazione con altri. Rivivono la realtà in cui sono immersi ed è così che la conoscono, si fanno una ragione del presente, del passato e del futuro come anticipazione dei propri desideri. Per l’impegno che vi mettono è un vero lavoro, dice ancora la Montessori, intenso, significativo, mai passatempo o relax come definiscono gli adulti i loro momenti di gioco.

 

 

 

1.2 Giochi d’acqua: come e perché incoraggiare le attività ludiche nei bambini

 

Il gioco è un elemento fondamentale nella pratica della acquaticità. Nel gioco, infatti, si ha la massima espressione del proprio corpo e della propria persona. Attraverso il gioco, grazie ai numerosi stimoli a cui il bambino è sottoposto, si possono apprendere e affinare capacità motorie e migliorare resistenza e forza fisiche. Il gioco è soprattutto uno strumento per sviluppare la capacità di immaginazione, intuizione e inventiva di ogni bambino. Il bambino comincia a rapportarsi con il mondo esterno e con le altre persone, trova piacere nel confronto con gli altri, trasmette le proprie esperienze e ne assimila di nuove. Il gioco, insomma, stimola l’individuo allo sviluppo dell’espressione corporea e, nell’interazione con il gruppo, a comunicare e acquisire informazioni. Inoltre per i bambini più grandi, perché il gioco abbia senso deve essere svolto secondo regole ben precise: ciò favorisce il comportamento corretto del bambino verso gli altri compagni, nonché la collaborazione e la coesione di gruppo. A tutto questo si aggiunge il “plus” dato dallo stare in acqua, che al benessere fisico (maggiore coordinazione, sviluppo armonico delle masse muscolari, potenziamento dell’apparato respiratorio) aggiunge quello psicologico.

Se da un lato per il bambino il gioco è una attività che egli sviluppa autonomamente, dall’altra per l’adulto, che ha il compito di sorvegliarlo e di elaborare proposte di attività, rappresenta  un’occasione irrinunciabile. Non basta tuttavia offrire opportunità di gioco, occorre mettere a punto una vera e propria pedagogia del gioco in acqua che tenga conto delle varie fasi evolutive del bambino, quindi anche delle capacità di movimento nelle diverse età, degli spazi, degli attrezzi e dei giocattoli impiegati.

 

 

1.2.1 Giochi d’acqua

 

Come detto in precedenza il gioco è un elemento fondamentale nella pratica dell’acquaticità. Tuttavia, quando si lavora in acqua con i bambini nella fascia d’età 0-36 mesi è necessario che, oltre all’osservanza di alcune semplici norme di sicurezza ed igiene che permettono di divertirsi  in tutta tranquillità, vi sia una precisa organizzazione e scelta dei giochi rispetto alla loro età. È bene sapere che cosa il bambino sa o non sa fare, solo in questo modo l’adulto (educatore, istruttore  o il genitore) possono scegliere attività che esaltino le sue capacità anziché metterlo in difficoltà e scoraggiarlo con la proposta di compiti insostenibili.

Che si lavori in una piscina o in una vasca da bagno, è importante che lo spazio non sia vuoto, ma ben fornito di giocattoli di varie forme e colori, abbastanza morbidi perché i bambini li portino alla bocca senza graffiarsi. Per il bambino riveste un significato ludico già l’atteggiamento che i genitori hanno nei suoi primi mesi di vita, mentre cercano di catturarne l’attenzione con vezzeggiamenti e moine, cullandolo e liberandolo dagli indumenti che lo avvolgono. In seguito il bambino impara ad esplorare gli oggetti con la bocca, affinando pian piano le proprie capacità di manipolazione. Uno dei modi possibili di usare i giocattoli in acqua è proprio quello di farli manipolare al bambino mentre si prova a fargli acquisire una nuova posizione: concentrato sul giocattolo, accetterà la situazione più facilmente. Non si tratta di ingannarlo ricorrendo ad uno strumento di distrazione, ma di farlo divertire predisponendolo così ad accettare meglio il nuovo esercizio. Questo accade, per esempio, prima o dopo l’esecuzione di un esercizio come un rapido tuffo, quando lo si distrae con un  giocattolo gratificandolo per l’impegno.

Giocattoli quali annaffiatoi, scolapasta o colini, mulini, contenitori da riempire o svuotare sono molto utili all’inizio della pratica, perché abituano i bambini a divertirsi con l’acqua, e il fatto di potersela anche versare addosso fa accettare più volentieri di trovarsi nella vasca o nella piscina.

I bambini più piccoli, sotto i dodici mesi di età, giocano individualmente manipolando e mordendo i vari oggetti a portata di mano (solitamente scelti dall’adulto). Una volta acquisita la capacità di movimento (cosa che in acqua avviene prima che a terra) si può aumentare lo stimolo esplorativo servendosi per esempio di una palla, da far afferrare al bambino dopo che avrà eseguito un tuffo; in seguito, si potrà progressivamente allontanare la palla stimolandolo a eseguire tuffi più lunghi.

A seconda delle circostanze, i giocattoli potranno galleggiare a pelo dell’acqua oppure andarsi a posare sul fondo. Il tubo galleggiante può essere utilizzato permettendo ai bambini più piccoli di aggrapparsi con le mani e di gratificarsi cercando di morderlo; i bambini un po’più grandi potranno divertirsi ad attorcigliarlo come una ciambella o in altre forme.

A partire dai 18 mesi di vita i bambini tendono a socializzare e a giocare insieme; per loro si possono organizzare giochi di gruppo e piccole gare. Già subito dopo il compimento del primo anno, ad esempio, se una mamma prende il suo bambino e cammina verso il bordo della vasca, e un’altra mamma a lei vicina fa la stessa cosa, i piccoli tendono a percepire la cosa come una gara e aumentano la loro concentrazione e partecipazione. Se poi un bambino viene sollevato sul bordo e fatto tuffare, un altro bambino cercherà di imitarlo, e così via: la presenza di un coetaneo che funge da trascinatore è un ottimo sistema per stimolare gli altri alla emulazione.

Ad esempio, un tappetino è un oggetto utile per creare un tunnel da attraversare sott’acqua ed ecco che uno alla volta i bambini tenderanno a seguire il primo e alla fine si divertiranno tutti insieme. Un gioco analogo può essere eseguito con un cerchio colorato.

All’età di sei mesi circa, i bambini sono già molto interessati ai suoni che li circondano; all’inizio è soprattutto la voce dei genitori con il suo tono e ritmo particolare ad attrarli poi, crescendo, i vari giochi potranno essere arricchiti con suoni e canzoni dapprima semplici e ripetitive come le filastrocche, poi più articolate, che aiutino a creare un’atmosfera motivante e speciale, una situazione nuova e interessante. Una filastrocca potrà ad esempio essere utilizzata come rito di apertura e chiusura delle attività in piscina o accompagnare un gioco nell’acqua.

Dopo i diciotto mesi di vita il gioco non sarà più “oggetto”, ma pian piano diventerà un modo per stare insieme, in cui gli oggetti serviranno a coinvolgere i bambini in situazioni originali e fantastiche, come entrare in una fiaba animata con pirati e navi, in una avventura in cui l’acqua sia l’elemento nel quale muoversi: il tappeto galleggiante si trasformerà in una barca e, sopra di esso, i bambini potranno muoversi e salpare. Il lavoro è tanto più efficace quanto più il gioco è interessante: i bambini non faranno semplici tuffi, ma andranno alla ricerca di perle o di tesori in fondo al mare. Si potrà usare anche uno scivolo sul bordo della vasca, che li aiuti ad andare sott’acqua. Via via che l’evoluzione motoria e psichica prosegue, le fiabe si fanno più articolate e ricche di esercizi. Anche in questo caso, l’istruttore deve conoscere le principali tappe dell’evoluzione psicologica e motoria dei bambini e i giochi che organizza  dovranno essere legati all’uso dell’elemento acqua.

È bene ricordare che può capitare che alcuni bambini perdano temporaneamente entusiasmo e coinvolgimento e non si divertano più a svolgere gli esercizi. In questi casi non si deve forzare la loro partecipazione per non rischiare di compromettere il lavoro svolto. È invece preferibile limitarsi a semplici giochi in acqua da eseguire durante gli incontri collettivi finchè il bambino non ritroverà il piacere della pratica.

 

 

Tabella riassuntiva: giochi, giocattoli e materiali per l’acquaticità

 

Giochi, giocattoli e materiali desunti dalla vita quotidiana

Pentole e coperchi; contenitori di vario tipo; cucchiai e mestoli; scolapasta e imbuti; bottiglie di plastica; spugne, spazzole e pettini; nastri; foulards o pezzi di stoffa; vestitini delle bambole o vestitini da neonato, mollette e filo del bucato; libri di plastica per il bagnetto. Tutti gli strumenti e i materiali che possono essere lungamente esplorati dai bambini.

Giochi e giocattoli affettivi e simbolici

Giocattoli che richiamano persone e personaggi della propria esperienza relazionale e di vita quotidiana: bambole e bambolotti, vestitini dei bambolotti; pentolini; frutta e verdura di plastica; kit da falegname (sega, martello, viti e chiodi di plastica; cacciavite, trapano) oppure che evocano immagini o situazioni di fantasia: animali di plastica della fattoria, animali della giungla, pesci, paperelle di plastica;

Tali oggetti possono costituire occasione di gioco in acqua nel quale vengono attivati comportamenti simbolici. Ad es. il bambino può giocare a prendere in braccio, cullare, nutrire, lavare il proprio bambolotto imitando in situazione di finzione (in acqua e con l’acqua) esperienze desunte dalla vita di tutti i giorni.

Giochi, giocattoli e strumenti per la motricità

Tricicli; carriole; contenitori con le ruote,  da usare preferibilmente a bordo vasca nel momento dell’ ambientamento

Attrezzi normalmente impiegati nelle piscine (che possono essere trasformati in trenini, macchinine, costruzioni particolari o essere usati per giochi di destrezza)

Tubi e giunti; canotti; tappeti; tavolette; pullboy; ciambelle salvagente e braccioli (da impiegare sia come mezzi di galleggiamento sia come oggetti da recuperare); lettere galleggianti ad incastro; cerchi di plastica; palle e palloni di vario tipo; pertiche e bastoncini zavorrati; funi 

 

 

1.2.2 Alcuni esempi di attività: aree di gioco e attrezzi 

Senza avere la pretesa di essere esaustiva, propongo qui di seguito alcuni esempi di giochi adatti ai bambini da 4 a 36 mesi; queste attività acquatiche possono essere realizzate in piscina, preferibilmente in acqua bassa, profonda cioè 70-80 cm. Il vantaggio di avere l’acqua così poco profonda è che anche i bambini che entrano per la prima volta in contatto  con il nuovo ambiente possono esprimere appieno le loro capacità, senza doversi preoccupare degli spruzzi o del fatto di essere completamente immersi in un elemento che non sanno governare. Per questi giochi anche i bambini piccolissimi o che si muovono in acqua con scarsa sicurezza possono partecipare e divertirsi in tutta tranquillità, accompagnati sempre dalla figura di riferimento e indossando i salvagente o i braccioli. Queste attività hanno il pregio di favorire l’ingresso in acqua anche dei bambini più paurosi e non molto esperti, aumentandone confidenza e capacità di movimento. Questi giochi, oltre ad essere divertenti e ad avvicinare i bambini all’acqua, permettono di svolgere specifici movimenti ed esercizi (movimento della gambe, movimento delle braccia, immersione, training dell’equilibrio, arrampicata sul bordo ecc). Importante il ruolo dell’acquamotricista che propone le attività: deve saper spiegare chiaramente le attività che verranno svolte, osservare i partecipanti alle attività, ma soprattutto deve avere la capacità di coinvolgere, rassicurare o esortare i bambini e i loro accompagnatori.

Nella pratica ha il compito di:

-          Garantire la sicurezza nello svolgimento delle attività;

-          Preparare i percorsi, disporre gli oggetti in acqua e fuori;

-          Partecipare al gioco, come aiutante o mediatore in situazioni di difficoltà;

 

Di seguito una lista di possibili attività da svolgere:

LA BELLA LAVANDERINA

 

Occorrente

Vaschette o catini con acqua all’ interno, vestiti da bambola, spago per stendere i panni, mollette da bucato.

 

Preparazione e svolgimento

Dopo aver sistemato lungo il bordo della piscina alcune vaschette contenenti dei vestitini e dal lato opposto dei catini contenenti acqua, si proporrà ai bambini di scegliere un vestitino e, muovendosi con l’ausilio dei braccioli e l’aiuto dell’adulto,  di andare a “lavarlo” nei catini con l’acqua. Una volta lavato e strizzato il vestitino, il bambino verrà invitato a prendere una molletta da bucato contenuta in un cestino e a stenderlo ad asciugare su uno spago messo ad altezza bambino. Il gioco proposto stimola i bambini a muovere le gambe per spostarsi da un punto ad un altro della piscina, ad aggrapparsi al bordo della piscina per afferrare gli oggetti posti al di sopra di esso ed è anche un ottimo training dell’equilibrio.

 

 

 

AL PARCO GIOCHI

 

Occorrente

Salvagente, braccioli o cintura galleggiante per ogni partecipante; palline colorate di plastica, una per ogni partecipante; tubi galleggianti per creare una galleria, tappeti galleggianti da usare come zattera; tavoletta con un cesto o un secchiello.

 

 

Preparazione e svolgimento

Una volta sistemato il materiale seguendo il perimetro dello spazio a disposizione, come in figura, la diade bambino/adulto si posizionerà per la partenza davanti alla galleria con la pallina colorata in mano. Quando si sentirà pronta,  la coppia partirà (adulto davanti a sorreggere il salvagente o le mani del bambino e favorendo il movimento dei piedi del bambino), passando sotto  la galleria. Una volta arrivati al tappeto galleggiante, l’adulto vi favorirà la salita del bambino che procederà gattoni o in piedi aiutato dall’adulto e tenendo la pallina. Il bambino scenderà dalla zattera aiutato dal genitore facendo un tuffo (seduto o in piedi), entrerà  in un tubo galleggiante chiuso a forma di barca o procederà  sospinto dall’adulto fino ad arrivare al canestro dove dovrà cercare di buttare la pallina.

Il gioco proposto stimola i bambini a muovere le gambe per spostarsi da un punto ad un altro della piscina, al tuffo dal bordo (tuffo o scivolamento), ad immergersi ed è un ottimo training dell’equilibrio.

 

 

LA BANDA MUSICALE

 

Occorrente

Sonagli, maracas, tamburi, nacchere, cembali, strumenti a percussione di vario genere.

 

Preparazione e svolgimento

Si predispongono sul bordo della vasca vari tipi di strumenti musicali che i bambini potranno scegliere. Una volta che tutti i bambini avranno tra le mani uno strumento musicale, potranno provarlo e cominciare a suonarlo per una prima esplorazione musicale. L’istruttore chiederà alla coppia bambino/adulto di fare un trenino e di muoversi nello spazio a tempo di musica.

 

 

GIROTONDO BAGNATO

 

Occorrente

Tubi galleggianti e giunti. L’attività si può svolgere anche semplicemente prendendosi  le mani.

 

Preparazione e svolgimento

Una volta uniti i tubi a formare un cerchio si darà come consegna alla coppia bambino/adulto di afferrarlo con le mani (bambino davanti all’adulto). In assenza dei tubi galleggianti verrà richiesto agli adulti presenti di prendersi per mano e di formare un cerchio. Muovendosi in cerchio si canterà una filastrocca: “Giro giro tondo, casca il mondo, casca la terra, soffio giù per terra!” . A questo punto si immergerà la testa soffiando aria dalla bocca in modo da fare tante bolle.

 

 

CORSA DELLE MACCHININE

 

Occorente

1 tubo galleggiante con giunto per ogni coppia.

 

Preparazione e svolgimento

Per realizzare la macchinina occorre unire le estremità del tubo infilandole nei giunti e far entrare il bambino nel cerchio così formato: la macchinina è pronta per l’uso.

Al via i bambini all’interno della loro macchinina, sospinti o tirati dall’adulto, si dirigeranno verso il lato opposto della piscina muovendo le gambe.

Questo gioco favorisce l’andata e il ritorno dal bordo e il movimento delle gambe.

 

Bibliografia

Casati Marco, Giocare in acqua con i bambini, De Vecchi Editore;

Ahr Barbara, In acqua con i nostri bambini, Soleverde;

Palumbo Riccardo, Subito in acqua. Le coccole per il bimbo, il fitness per la mamma e il papà, Red;

Acquaticità per la prima infanzia. Manuale d’uso per operatori, educatori, genitori” di Arrigo Broglio, ed Franco Angeli

 

 

 

Commenti (0)
Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti!
 
Sei qui: Home TESINE Pedagogia del gioco: giochi d'acqua e acquaticità

Sedi dei corsi


 

- PRENATALE                                     
LAZIO: Roma
LOMBARDIA:  Castano Primo - MI
VENETO: Terme di Montegrotto - PD

- NEONATALE
LAZIO:  Roma
LOMBARDIA: Milano,