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Gli aspetti del marketing nell’acquaticità neonatale

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Data la mia formazione statistico – economica, ho deciso di svolgere l’elaborato del corso di acquamotricista neonate sul marketing.
L’attività dei bambini in acqua, così come il mondo infantile, mi hanno sempre affascinato, ed è per questo che parallelamente alla mia carriera universitaria ho intrapreso il percorso di educatrice di prima infanzia e ho svolto il suddetto corso.

È stata un’esperienza molto interessante, a mio avviso degna di essere sviluppata e diffusa in tutto il territorio nazionale.
Ed è per questo che ho deciso di sviluppare il tema del marketing: per dare uno spunto a chi come me potesse essere interessato a portare questa bellissima attività nelle aree in cui è meno diffusa.

Per poter diffondere l’acquaticità neonatale sul territorio, è necessario trasmetterne la cultura.
Ed è qui che entra in gioco il marketing.

Il marketing infatti si occupa principalmente di porre sul mercato un prodotto, che nel nostro caso è rappresentato dal corso di acquaticità neonatale.
Per fare ciò, è necessario creare valore per il cliente e, seguendo le ultime tendenze del marketing esperienziale, sviluppare il concetto di “consumo come esperienza”, attraverso cui l’acquisto di un corso si fonderà agli altri stimoli percettivi, sensoriali ed emozionali legati allo stesso.

Dato il carattere esperienziale dell’azione, va da sé che per creare un’attività efficace non si possa dare una “ricetta pronta” da seguire incondizionatamente; bisogna individuare chiaramente quali sono i bisogni del contesto di riferimento, in modo da poterli soddisfare fornendo un valore alle attività offerte.

Questo tipo di impostazione fa sì che si eviti il rischio di replicare un errore fatto negli anni ’30, quando le aziende si concentrarono principalmente sulla tecnologia del prodotto, perdendo di vista il fatto che il successo dell’azienda non deriva dall’offerta, ma dalla domanda. È quindi inutile sostenere un prodotto quando sul mercato esistono già soluzioni più economiche ed efficaci, per cui il cliente non riesce a coglierne il valore aggiunto offerto.

È per questo che per disporre di un prodotto vincente è necessario partire dal bisogno del cliente e sviluppare intorno ad esso le diverse sfaccettature che lo caratterizzano.
Nei corsi di acquaticità neonatale la domanda è composta dalle neofamiglie, che vogliono dare un’occasione al proprio piccolo di migliorare le proprie capacità psicomotorie e sociali.

È infatti l’apprendimento di sé e dell’ambiente esterno uno degli obiettivi principali dei corsi di acquaticità: il piccolo inserito in un ambiente nuovo rafforza il rapporto con il genitore, imparando a scoprire la propria indipendenza, e il rapporto con i suoi simili.
Ed è proprio questo sviluppo sociale che dev’essere comunicato in maniera adeguata attraverso il marketing.

Si deve mutare la concezione comune che un corso di acquaticità sia finalizzato a imparare a nuotare prima. Sicuramente aiuta la muscolatura e la mobilità a formarsi in maniera armonica ed ha una funzione propedeutica al nuoto, ma l’attività principale è quella di riscoprirsi in un ambiente nuovo, imparandone le regole ed i limiti.

Da pura economista, ci tengo a sottolineare che anche il profitto ha una sua componente chiave, in quanto la stessa attività deve essere in grado di remunerare in maniera soddisfacente gli operatori coinvolti. Avere dei collaboratori soddisfatti, inoltre, permette di creare un’attività con un clima più sereno e collaborativo. Ricondando le parole di W. Pride e O. C. Ferrel : “il marketing si occuperà quindi del processo di produzione, promozione, distribuzione e determinazione del prezzo dei servizi (il corso di acquaticità neonatale) al fine di porre relazioni soddisfacenti con il cliente in un ambiente dinamico”.

In questo contesto risulta chiaro che per intraprendere con successo un’azione di marketing, è utile sviluppare un piano d’azione, il cosiddetto “piano di marketing”.
Prendendo in considerazione il contesto territoriale, sarà necessario in primis individuare quali sono i bisogni del mercato e gli elementi che potranno contraddistinguere l’impresa, definendo così “la mission”. La mission per un’attività di questo genere può variare a seconda dell’impostazione che le si vuole dare: 

  • Soddisfare e superare le aspettative dei consumatori ;
  • Diffondere la cultura dell’attività neonatale in acqua ;
  • Produrre eccellenza riguardo la qualità del servizio dell’offerta formativa ;
  • E così via …

Naturalmente come si può notare, le diverse forme di mission possibili sono tutte valide; sarà a discrezione di chi crea l’impresa dare un indirizzo piuttosto che un altro alla propria attività.
Definita la mission, è necessario individuare gli obiettivi. In altre parole si devono evidenziare quali sono i risultati desiderati, dandone una scala di valore. La definizione degli obiettivi dev’essere svolta in maniera dettagliata e realistica, e per quanto possibile in maniera quantitativa oltre che qualitativa.

Un esempio di obiettivo per l’attività in considerazione può essere: 

  • Eccellere nel mercato : creare un’attività che si distingua per competenze e umanità, al di sopra degli standard del mercato.
  • Creare lealtà dei clienti : attraverso l’eccellenza dell’attività, far si che i clienti stessi sviluppino un senso di lealtà al prodotto (il corso) e reiscrivano annualmente i piccoli, aggiungendo l’autopromozione dell’attività attraverso il passaparola.
  • Coinvolgimento dei dipendenti : coinvolgere il personale nel successo dell’attività, in modo da stimolarne il continuo miglioramento.

Chiarite le linee di azione da intraprendere, si deve prendere in considerazione lo scenario competitivo, in modo da poter mirare l’attività verso il giusto mercato.
Per posizionare sul mercato un prodotto, infatti, bisogna avere ben chiare le dinamiche del territorio su cui lo si vuole posizionare, conducendo quindi una ricerca di settore. Indispensabile sarà quindi studiare quanto il mercato sia o meno maturo, analizzarne la concorrenza ed i consumatori. Inoltre, è indispensabile comprendere quale sia il bacino di utenza di riferimento (in questo caso, le neofamiglie), cercando di comprenderne a fondo la mentalità e la cultura.

Chiarito il contesto di riferimento, si passa all’analisi SWOT: si evidenzieranno le opportunità ed i rischi del mercato da un lato, e si sottolineeranno i punti di forza e di debolezza dell’attività imprenditoriale dall’altro. Questo per dare un quadro tangibile e realistico della situazione di partenza, in modo da poter definire in maniera efficace le strategie da utilizzare per raggiungere gli obiettivi.

 

 

FORZE (F)

DEBOLEZZE (D)

OPPORTUNITÀ (O)

STRATEGIA FO : permette di trarre vantaggio dalle opportunità

STRATEGIA DO : trae vantaggio dalle opportunità attraverso il superamento delle debolezze.

MINACCE (M)

STRATEGIA FM : utilizza i punti di forza per evitare le minacce

STRATEGIA DM : rende minime le debolezze ed evita le minacce.

 

Un’alternativa all’analisi SWOT, può essere l’utilizzo della matrice di Boston per individuare l’area strategica di mercato e quella di Ansoff per identificare le strategie di sviluppo.
Infine, individuate le strategie, saranno da definirsi i piani d’azione ed i budget.
È fondamentale infatti specificare cosa, quando e da chi devono essere fatte le diverse azioni, e quali saranno i costi, prevedendone la relativa copertura. 

Periodicamente si dovranno controllare che i punti definiti vengano rispettati, e per sicurezza è buona norma ideare dei piani d’azione di emergenza, in modo da avere un’alternativa valida in caso si riscontrino dei problemi.
Per questi ultimi punti del piano di marketing non ho fatto un esempio concreto, in quanto sarebbe esclusivamente illustrativo. Per dare la giusta valenza, sarebbe necessario avere ben presente la realtà in cui si vuole intraprendere l’attività, e a seconda della situazione sviluppare il piano.

La situazione cambia drasticamente infatti a seconda che per intraprendere il corso si voglia o meno creare una struttura appositamente studiata, se si riesce o meno a trovare un supporto dai comuni di riferimento, ...
Una soluzione alternativa, inoltre, potrebbe essere quella di proporre a Mammole un’attività di franchising, in cui si studia un’impronta da dare alle attività, predisponendo un certo numero di materiali didattici e di attività di riferimento prestabiliti da replicare in ogni centro di nuova apertura.

Sarebbe una soluzione interessante in quanto si potrebbe contare su un’esperienza già consolidata, permettendo comunque al nuovo franchisee di personalizzare a proprio piacimento l’attività. 
Con questa breve trattazione spero di essere stata in grado di fornire qualche spunto a chi interessato ad intraprendere questa meravigliosa attività. Naturalmente si tratta solo di una visione superficiale delle problematiche, da studiare sicuramente più a fondo. Ma è pur sempre una linea guida utile a chi interessato a questa attività non abbia neanche idea da dove iniziare.

 

Bibligrafia: appunti e lezioni del professor L. Pellegrini, Università di Torino. 

 

 

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