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Il piccolo autistico e l'acqua

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Come adattare un corso di acquaticità ai bisogni di un bambino affetto da autismo.


INTRODUZIONE
Questo piccolo lavoro cerca di aprire una altrettanto piccola finestra sul “complesso” mondo dell'autismo, tuttavia, possono esserci di aiuto le parole di Angel Riviere, una delle persone che più ha studiato questa patologia, per ribaltare le nostre idee sull'argomento. Riviere interpreta cosi il pensiero di una persona affetta da autismo:

 “il mondo autistico non è né complesso né chiuso, anche se ciò ti sembra strano.
Il mio mondo è talmente aperto, senza veli né bugie, così ingenuamente esposto agli altri, che sembra difficile da capire. Io non abito in una “fortezza vuota” ma in una pianura talmente aperta che può sembrare inaccessibile. Sono molto meno complicato di voi persone “normali”.

Apriamoci dunque come operatori alla possibilità di lavorare con queste splendide persone perché, come scoprirete in questo lavoro, loro possono aprirsi a noi con le loro modalità.

La tesina è strutturata in maniera tale da poter fornire prima una breve panoramica sulla malattia, descrivendo per sommi capi le caratteristiche di queste persone, il punto di vista dell' interazione, del comportamento, del linguaggio e della sensibilità.
Il focus è prevalentemente sulla prima infanzia, ossia la fascia di età compresa da 0  a 36 mesi.

Dopo questa  prima parte, di natura solo descrittiva,  esporrò i venti punti redatti dal Prof. Riviere, integrandoli con qualche proposta  su come approcciarsi al bambino autistico in  un corso di acquaticità, basandomi  su quanto appreso nel Corso di Formazione per Acquamotricista Neonatale ddi Mammole e  su alcuni testi riportati in bibliografia tra cui le Linee Guida  per l'Autismo della Società Italiana di Neuropsichiatria dell'Infanzia e dell'Adolescenza, 

Descriverò poi sinteticamente i benefici che può apportare un corso di acquaticità ad un bambino affetto da autismo, soggetto che deve essere considerato non tanto come obiettivo di interventi terapeutici, bensì per i possibili risultati di una esperienza positiva in acqua.
Spero che questo lavoro possa essere, per chi lo legge, come lo è stato per me, un aiuto  a chi non conosce o conosce solo per sentito dire.

Chiarendo così le idee ed allontanando i pregiudizi sulle cause,  le  caratteristiche di questi bambini, le loro modalità di interazione e le aspettative di guarigione  ma che possa soprattutto fornire uno spunto di lavoro per chi desidera arricchire il proprio bagaglio professionale.

CHI E' IL BAMBINO  AUTISTICO
Nel 1943 Leo Kanner, coniò il termine di “Autismo infantile precoce” attraverso lo studio di undici bambini, le cui tendenze a rinchiudersi in se stessi si erano evidenziate fin dal primo anno di vita, e fornì così una descrizione chiara e completa di questa sindrome, tuttora valida. 

Questo disturbo, insieme ad altre quattro forme più o meno lievi, rientra, secondo il DSM IV (Manuale Diagnostico e Specialistico dei Disturbi Mentali) in una categoria di disordini denominata Disturbi Pervasivi dello Sviluppo, chiamati più spesso Disturbi dello Spettro Autistico. 

Tutti questi bambini, attualmente uno su cinquecento, sono accomunati dall'incapacità di mettere in rapporto se stessi con le persone e le situazioni nel modo comune a tutti i fanciulli di quest'età. E' sempre presente una tendenza alla solitudine che impedisce l'accesso dall'esterno di qualsiasi elemento. I bambini autistici spesso non sembrano differenziare le persone più significative e possono non dimostrare nessuna ansia da separazione quando vengono lasciati con gli estranei. A volte manca lo sviluppo di un legame affettivo e di attaccamento (ma non sempre questo è totalmente assente) sovente le loro manifestazioni sono difficili da cogliere e appaiono insolite.

Spesso respingono le premure o accettano passivamente abbracci e coccole e rispondono poco alla voce dei genitori.
Sono incapaci di giocare con i loro coetanei e si mostrano goffi e inappropriati, incapaci soprattutto di creare empatia, cioè di interpretare il pensiero ed i sentimenti degli altri. Non sono capaci di interpretare i gesti e le espressioni del viso ed hanno difficoltà a vedere le cose dalla prospettiva altrui.

Il rapporto con le persone è assai particolare. Queste non vengono considerate  fintantoché non entrano in contatto, e quando questo avviene, in genere il bambino sovente non risponde continuando ad esercitare l'attività in cui è impegnato. Parimenti se gli adulti non cercano di penetrare nel suo mondo, lui non guarda mai in faccia alcuno, anche se talvolta muovendosi in mezzo a loro può accarezzare una parte del corpo come un qualsiasi oggetto. Se qualcuno, intromettendosi con forza gli sottrae un oggetto di suo interesse, il bambino si arrabbia e lotta contro “la mano” che glielo ha tolto ma non con la persona. Quando l'oggetto viene recuperato il bambino si tranquillizza immediatamente.

Nella prima infanzia può mancare il sorriso sociale e la postura anticipatoria per essere presi in braccio quando un adulto si avvicina, è assente spesso anche il contatto oculare.
Per quel che riguarda il linguaggio, se questi è presente  (alcuni restano muti per tutta la vita) non viene perlopiù utilizzato per comunicare significati, bensì per la ripetizione di parole o combinazioni di queste, acquisite in quel momento o conservate da tempo. Questo fenomeno si chiama “ecolalia”.

Anche i pronomi vengono ripetuti come sono uditi, senza essere adattati, quindi questi bambini, fino a sei anni circa, si riferiscono spesso a se stessi come “tu” e alla persona alla quale si rivolgono come “io”.
Nel primo anno di vita, la quantità e la modalità di lallazione del bambino autistico può essere abnorme o ridotta. Alcuni bambini emettono suoni stereotipati senza significato e senza l' intento di comunicare. 

Quelli che possiedono il linguaggio verbale possono avere un vocabolario stupefacente, riproducono a memoria intere poesie, sequenze di nomi, date e parole lunghe e insolite, tuttavia hanno grandi difficoltà nel sostenere una conversazione. 

Il linguaggio del corpo è piuttosto difficile da capire perché raramente le espressioni del viso, i movimenti e i gesti supportano il significato di quanto stanno dicendo. Questi bambini  hanno quindi grosse difficoltà nel far capire ciò di cui hanno bisogno e di conseguenza possono semplicemente strillare ed afferrare ciò che vogliono finché non vengono loro insegnati modi più appropriati per esprimere i personali bisogni.

Il comportamento del bambino è caratterizzato da una ricerca ansiosa dell'uniformità. Per questo motivo, i cambiamenti improvvisi delle abitudini familiari o della sistemazione dei mobili e degli oggetti, creano turbamento.
Le attività e il gioco del bambino, sono rigide, ripetitive , monotone ed insolite. Possono passare molto tempo a mettere in fila oggetti piuttosto che utilizzarli per qualche simulazione. Nella prima e seconda infanzia sono spesso presenti fenomeni rituali e compulsivi. Spesso questi bambini hanno movimenti stereotipati, manierismi che possono ridursi in situazioni strutturate.

L'umore del bambino autistico è  instabile e varia rapidamente dal riso al pianto, all'aggressività ed agli accessi di collera, spesso senza motivo apparente.
Altre caratteristiche comportamentali di questi bambini sono l'ipercinesia e l'autolesionismo (battere la testa, mordersi, graffiarsi e tirarsi i capelli).
Sono bambini che scarsamente riescono a concentrarsi e difficilmente si focalizzano su un compito.

I soggetti autistici possono essere ipo o iper responsivi agli stimoli sensoriali quali rumore o dolore. 
Molti bambini sono dolorosamente sensibili ad alcuni suoni, odori, gusti o tessuti. Alcuni trovano insopportabile il contatto dei vestiti sulla pelle e certi rumori provocano la reazione immediata di tapparsi le orecchie ed urlare. 
Spesso hanno una aumentata soglia dolorifica o possono anche farsi molto male e non piangere.

Talvolta vengono inizialmente considerati sordi perché ignorano selettivamente il linguaggio parlato loro rivolto.
Molti di questi bambini amano la musica e ad alcuni piace notevolmente fare evoluzioni corporee, dondolarsi ed eseguire movimenti in su e giù. Altri gradiscono molto il contatto dell'acqua sulla pelle.
L'aspetto del bambino autistico è normale. Spesso sembrano solo pensierosi o ansiosi.

Quando sono con i loro oggetti appaiono placidi, contenti, spesso canticchiano e sorridono.
Talvolta hanno capacità di calcolo prodigiose o la capacità precoce di leggere bene, sebbene non capiscano quello che leggono. Tutto questo è definito “isolotto di precocità” e riflette una buona competenza visivospaziale e mnesica. Tuttavia l'intelligenza verbale è compromessa e il 40% dei bambini autistici ha un quoziente intellettivo inferiore a 50 mentre solo il 30% ha valori superiori a 70. 

Un bambino su quattro è affetto da epilessia che può provocare perdite di conoscenza momentanee, convulsioni, movimenti insoliti o assenze.
Non è completamente nota la causa di questa patologia. L'ipotesi che questi bambini provenissero da famiglie poco affettuose, molto concentrate sul lavoro e in definitiva con genitori poco inclini alle relazioni affettive, è stata accantonata per ipotesi di disfunzione di natura neurologica legata a cause genetiche, anatomiche e biochimiche che portano ad una maggiore probabilità di comparsa.

 

SONO AFFETTO DA AUTISMO, ECCO COSA VORREI DIRTI
Angel Rivière, professore di psicologia evolutiva presso l'Università Autonoma di Madrid), scomparso nel 2000, ha  lasciato un fortissimo contributo per la  comprensione del comportamento autistico,  grazie alla sua grande capacità di osservazione ed alla sua umanità nel trattare le persone. E' stato per più di vent'anni  consulente dell'Associazione spagnola di Bambini Autistici (APNA) ed ha sviluppato una conoscenza diretta della sindrome attraverso anni di lavoro sul campo.

Riviere scrisse un documento molto interessante sul pensiero autistico, spiegando sinteticamente in venti punti cosa ci chiederebbe un soggetto affetto da autismo  E' proprio questo il testo sul quale  intendo basarmi  per esporre in breve, punto per punto,  quali strategie si possono utilizzare  in un corso di acquaticità per stabilire nel modo migliore possibile una relazione con i bambini affetti da questa malattia.

1. Aiutami a capire, organizza il mio mondo ed aiutami ad anticipare quello che succederà. Dammi ordine, struttura, non il caos.

Secondo le Linee guida 2005 per l'Autismo della Società Italiana di Neuropsichiatria dell'Infanzia e dell'Adolescenza, l'ambiente intorno al bambino deve essere molto prevedibile e strutturato per rassicurare. L'ansia diminuisce quando il bambino sa esattamente cosa ci si aspetta da lui e che cosa accadrà.
Strutturare l'ambiente significa:

-Strutturare lo spazio: deve essere ben delimitato visivamente. Possono essere usati piccole vasche gonfiabili o si può cercare di delimitare uno spazio della piscina che sarà dedicato all'attività.
Si possono anche predisporre ambienti diversi che si devono differenziare per le attività che si andranno a svolgere per esempio con l'utilizzo di tappeti galleggianti, che rappresentano uno spazio circoscritto rispetto all'ambiente dispersivo della piscina.  Semplici giochi come “il girotondo” insieme al genitore o se più grandicello con altri bambini, possono infondere sicurezza grazie allo spazio chiuso che si crea nel cerchio.

-Strutturare il tempo: significa che il bambino in ogni momento deve sapere che cosa accade e cosa accadrà. Per aumentare la prevedibilità ed il controllo della situazione si può pensare a una sequenza di oggetti o di immagini che spieghino puntualmente le fasi dell'attività. Occorre considerare che sono le modalità iconografiche e tattili quelle più semplici nell'approccio con questi bambini.

-Strutturare il materiale di lavoro: si possono usare scatole contenenti degli oggetti che il bambino può liberamente prendere e poi riporre, per esempio giochini di gomma oppure bottigliette contenenti diversi materiali e che possano galleggiare per evitare che si perda nel fondo della piscina causando una reazione di forte disagio nel bambino.

 

2. Non ti angosciare per me, perché anch’io mi angoscio, rispetta i miei ritmi. Avrai sempre l’opportunità di relazionarti con me se capisci i miei bisogni e la mia maniera così particolare di capire la realtà. Non ti buttare giù, è normale che io vada sempre avanti.

E' importante non scoraggiarsi se inizialmente il bambino rimane in disparte o non ha voglia di giocare. A volte il disinteresse è solo apparenza perché molto spesso il bambino inizia con l'osservare cioè che fa l'adulto e se rispettiamo serenamente i suoi  tempi lasciandolo libero di agire, presto si integrerà nelle attività che gli proporremo.

 

3. Non mi parlare troppo, né troppo velocemente. Le parole non sono “aria” che non pesa come a te: per me possono essere un carico molto pesante. Molte volte non sono il miglior modo di rapportarsi con me.

Le istruzioni devono essere impartite in modo chiaro, preciso e dette una sola volta. E' bene usare sempre la stessa formula e ottenere prima l'attenzione del bambino chiamandolo per nome, toccandolo o cercando il suo sguardo.

 

4. Come gli altri bambini, gli altri adulti, ho bisogno di condividere il piacere e mi piace fare bene le cose, anche se non sempre ci riesco. Fammi sapere in qualche modo quando le ho fatte bene e aiutami a farle senza errori. Quando faccio troppi errori, mi succede come a te, mi irrito e finisco per rifiutarmi di fare le cose.

E' importante l'utilizzo di rinforzi, cioè premi concreti e sempre personalizzati come per esempio,  accedere ad un gioco gradito dal bambino se realizza l'attività che gli viene proposta.

 

5. Ho bisogno di più ordine di te, di capire in anticipo le cose che mi accadranno. Dobbiamo patteggiare i miei rituali per convivere.

Secondo la TED (Therapie d'Echange et de Development) ideata da Lelord in Francia negli anni settanta, e che si basa sostanzialmente nel potenziare le abilità attraverso l'utilizzo del contatto oculare, dell'attenzione, dell'emozione congiunta e della disponibilità ad iniziare uno scambio comunicativo nell'ambito del gioco, l'ambiente deve essere sobrio, privo di stimoli distraenti, l'interazione deve essere uno a uno, i messaggi semplici e le attività proposte una alla volta.

Quindi nell'attività con il bambino autistico l'ambiente non deve essere disordinato, con giochi sparsi qua e la, confusione, schiamazzi, e gli esercizi  devono essere proposti uno alla volta con comandi semplici ed attenzione personalizzata. Va incoraggiato qualsiasi segnale di interazione del bambino con l'ambiente, per esempio il contatto oculare, che deve essere corrisposto sempre con gesti, mimica, vocalizzazioni ed emozioni.

L'acqua può essere considerato quel terreno sobrio che facilita la relazione con il bambino autistico. Infatti la piscina se opportunamente adeguata alle loro esigenze, è considerato un ambiente favorevole nel quale si possono proporre via via attività di gioco finalizzate e con regole semplici. L'esperienza positiva e divertente faciliterà l'apprendimento di queste regole e distrarrà il bambino dagli elementi che gli possono recare fastidio portandolo presto ad avere una sorta di confidenza con l'elemento.
 

6. Per me è difficile capire il senso di molte delle cose che mi chiedono di fare. Aiutami tu a capire. Cerca di chiedermi di fare delle cose che abbiano un senso concreto e decifrabile per me. Non permettere che mi annoi o che rimanga inattivo.


7. Non mi invadere eccessivamente. A volte voi persone “normali” siete troppo imprevedibili, troppo rumorosi, troppo stimolanti. Rispetta le mie distanze, ne ho bisogno, ma non mi lasciare solo.

Si può aiutare il bambino nell'attività che deve svolgere, tuttavia questi aiuti saranno via via meno intrusivi e ridotti progressivamente al minimo.
L'aiuto più importante è quello della guida fisica, cioè accompagnare con la mano il bambino (il gesto deve essere esplicativo e non essere una costrizione.) Per esempio si può insegnare  lo scivolamento dorsale in acqua. Inizialmente l'adulto sta a stretto contatto con il bambino esercitando una leggera pressione sul collo per fargli sentire la sua presenza. Poi sosterrà solo la nuca lasciandolo di tanto in tanto per poter cosi sperimentare la sua indipendenza. Questa attività può essere proposta anche come gioco di gruppo nel quale i bambini si alternano nello scivolamento dorsale con i compagni che lo sostengono.

Le immersioni possono essere proposte con la stessa modalità, dapprima con il sostegno del genitore per tutto il tempo dell'apnea, poi si può rendere il bambino più autonomo lasciandolo per qualche istante per poi ristabilire il contatto fisico. Il bambino deve essere pronto per questa esperienza e aver sviluppato una certa familiarità con l'acqua.

Altri validi aiuti possono essere quello di posizione, cioè avvicinare al bambino un oggetto,  e quello di imitazione, cioè dimostrare in pratica il compito da fare. Questo si esprime soprattutto nel gioco, l'adulto lo propone alternando a dei momenti di attività libera.

Attraverso la condivisione del divertimento, è più facile trasmettere delle semplici regole come quelle dei turni (prima tocca a me poi a te... ) appresi poi per imitazione.

 

8. Quello che faccio non è contro di te; se mi arrabbio, mi faccio del male, distruggo qualcosa o mi muovo in eccesso, è perché è difficile capire o fare quello che stai chiedendo. Già faccio fatica a capire le intenzioni degli altri, quindi non attribuirmi delle cattive intenzioni.

Spesso questi bambini vanno incontro a crisi di rabbia le quali devono essere contenute secondo le modalità abituali, che sono conosciute solitamente dai genitori.
E' importante non soffermarsi su queste reazioni bensì rafforzare i comportamenti positivi (per esempio con le gratificazioni).

 

9. Il mio sviluppo non è assurdo, anche se è difficile da capire. a una sua logica. Molti dei comportamenti che voi chiamate alterati sono il mio modo di affrontare il mondo con questa mia speciale maniera di essere e di percepire. Fai uno sforzo per capirmi.


10. Voi siete troppo complicati. Il mio mondo non è né complesso né chiuso, anche se ciò ti sembra strano.

Il mio mondo è talmente aperto, senza veli né bugie, così ingenuamente esposto agli altri, che sembra difficile da capire. Io non abito in una “fortezza vuota” ma in una pianura talmente aperta che può sembrare inaccessibile. Sono molto meno complicato di voi persone “normali”.

 

11. Non mi chiedere di fare sempre le stesse cose, non esigere sempre la solita routine. Non diventare autistico per aiutarmi, sono io l’autistico !!

Secondo la TED, le sedute di gioco devono essere fatte in uno spazio circoscritto, inizialmente si propongono attività ripetitive, prevedibili e rassicuranti ma poi si introducono volta per volta le novità.

 

12. Non sono soltanto un’autistico, ma sono anche un bambino, un adolescente, un adulto. Condivido molte delle cose dei bambini, degli adolescenti e degli adulti che voi chiamate normali. Mi piace giocare, divertirmi, voglio bene ai miei genitori, sono contento se riesco a fare bene le cose. Ci sono molte più cose che ci possono unire che non dividere.

L'attività in acqua può essere condivisa con altri bambini. Il ruolo del gruppo, è molto importante perché rappresenta una occasione unica per contrastare quell'isolamento che è proprio della malattia. Inoltre, stare con altri bambini può portare a comprendere meglio le regole sociali, le abilità di gioco e favorire l'interazione. Il gruppo non dovrebbe essere troppo grande, cioè più di tre bambini per esempio, soprattutto per quei soggetti che soffrono di problemi sensoriali (fastidio per i rumori, la confusione, la temperatura o la luminosità dell'ambiente) questa esperienza potrebbe causare molto disagio.

 

13. E’ bello vivere con me. Ti posso dare tante soddisfazioni, come le altre persone. Ci può essere il momento in cui io sia la tua migliore compagnia.


14. Non mi aggredire chimicamente. Se ti hanno detto che devo prendere dei farmaci fammi controllare periodicamente da uno specialista.


15. Né i miei genitori né io abbiamo colpa di quello che mi succede. Non ce l’hanno nemmeno i professionisti che mi aiutano. Non serve a niente darsi le colpe l’un con l’altro. A volte le mie reazioni e i miei comportamenti possono essere difficili da capire e da affrontare, ma non è colpa di nessuno. L’idea di colpa produce soltanto sofferenza, ma non aiuta.

L'ipotesi iniziale, che l'autismo fosse causato da una scarsa affettività dei genitori nei confronti del piccolo è stata abbandonata perché non ha trovato conferme negli ultimi cinquant'anni. Quindi l'operatore non può e non deve considerare i genitori del piccolo come la causa della sua patologia perché questo rappresenta un ostacolo alla riuscita del corso, può risultare offensivo e portare alla chiusura del genitore.  

 

16. Non mi chiedere in continuazione di fare cose che io non sono capace di fare., ma chiedimi invece di fare cose che io sono in grado di fare. Aiutami ad essere più autonomo, a capire meglio, a comunicare meglio, ma non mi dare aiuto in eccesso.


17. Non devi cambiare la tua vita completamente perché convivi con una persona autistica. A me non serve che tu ti senta giù, che ti chiuda in te stesso, che ti deprima. Ho bisogno di essere circondato da stabilità e di benessere emozionale per sentirmi meglio.


18. Aiutami con naturalezza, senza che diventi un’ossessione. Per potermi aiutarmi devi avere anche tu dei momenti di riposo, di svago, di cose tue. Avvicinati a me, non te ne andare, ma non ti sentire costretto a reggere un peso insopportabile.


19. Accettami così come sono, non mettere condizioni al tuo accettare che io non sia più autistico, lo sono. Sii ottimista ma senza credere alle favole o ai miracoli. La mia situazione normalmente migliora anche se non si potrà parlare di guarigione.

Stiamo con loro, condividiamo l'esperienza in acqua, e godiamo con loro di questi momenti che possono essere molto significativi. Il nostro obiettivo non è quello di fare della terapia, le nostre aspettative non sono di guarigione tuttavia se avvengono dei piccoli miglioramenti non potremo fare altro che gioirne e confermare che stiamo lavorando bene.

 

20. Anche se per me è difficile comunicare e non posso capire le sfumature sociali, ho dei pregi rispetto a voi che vi considerate “normali”. Per me è difficile comunicare, ma non inganno. Non ho doppie intenzioni né sentimenti pericolosi. La mia vita può essere soddisfacente se semplice ed ordinata, tranquilla, se non mi chiedi in continuazione di fare solo cose che sono difficili per me. Essere autistico è un modo di essere, anche se non è quello normale, la mia vita di autistico può essere così bella e felice come la tua che sei “normale”. Le nostre vite si possono incontrare e possiamo condividere molte esperienze.


BENEFICI DELL'ACQUATICITA' PER UN SOGGETTO AUTISTICO
Abbiamo parlato dei soggetti autistici, abbiamo provato poi ad interpretare il loro pensiero con l'aiuto di chi ha studiato a fondo la patologia e abbiamo infine proposto alcune idee su come approcciarsi a questi bambini in un corso di acquaticità, ora sarebbe interessante sapere quali sono i benefici che la pratica in acqua può portare ai bambini affetti da autismo.

-L'acqua  è un elemento facilitatore della relazione.

In acqua il bambino può diventare un attento osservatore di tutto ciò che fa l'adulto il quale a sua volta può cogliere il momento giusto per introdurre delle novità, attraverso il gioco, che favoriscono la comunicazione.

- Le competenze acquisite in piscina possono poi essere applicate ad altri ambienti.

Sempre attraverso il gioco si possono imparare regole semplici come il rispetto dei tempi, dei turni, l'ordine, il silenzio... che sono poi facilmente estendibili anche ad altri contesti

- Lo stare in acqua diventa una esperienza positiva la quale favorisce lo sviluppo psicomotorio attraverso la formazione di nuove sinapsi cerebrali (questo avviene soprattutto nel primi anni di vita)

- I movimenti ed i giochi in acqua favoriscono l'imitazione la quale è una abilità cardine dello sviluppo sociale, cognitivo e linguistico.

- Il bambino impara a fidarsi dell'adulto, prevalentemente del genitore con il quale condivide una esperienza positiva favorendo l'attaccamento.

- Si sviluppa una maggiore autonomia motoria perché la ridotta forza di gravità permette una più vasta gamma di movimenti in tutte le direzioni. Si acquisiscono inoltre specifici schemi motori e posturali acquatici, cioè le fondamenta del nuoto, quali: immersione del capo, apertura degli occhi e della bocca, acquisizione dell'equilibrio statico e dinamico prono e supino che si esplicano nel galleggiamento e scivolamento.

- Il bambino può tollerare meglio gli stimoli sensoriali eccessivi quali rumori, schizzi d'acqua, piccoli imprevisti.

- Può diminuire la frequenza di alcune stereotipie e viene stimolata la comunicazione intenzionale del bambino.

 

CONCLUSIONE

Tre sono i principi cardine sui quali deve basarsi un corso di acquaticità soprattutto se rivolto a dei bambini affetti da autismo:

- il gioco, quale elemento di forte coinvolgimento emotivo da parte del piccolo ,che porta a superare gli elementi di paura o fastidio e quindi a familiarizzare con l'acqua favorendo una esperienza positiva che facilita l'apprendimento.

- l'importanza della diade genitore-bambino la quale  deve essere rispettata e potenziata. I genitori di questi bambini spesso attraversano, specie all'inizio, periodi di disorientamento riguardo la malattia del loro piccolo. Talvolta la mancanza di informazioni esaustive sull'argomento può portare a sentimenti di autocolpevolizzazione o di rifiuto. L'operatore può aiutare i genitori a scoprire le caratteristiche del proprio bambino e deve indirizzare la madre o il padre nelle attività riproponendole e  senza interferire in quel rapporto speciale,che può trovare nell'acqua un luogo dove esplicarsi con maggiore armonia e semplicità.

- Le competenze dell'operatore, che ha il ruolo di favorire un ambiente idoneo, dove si possano sviluppare al massimo le capacità del bambino nel rispetto delle sue particolari modalità di espressione, senza pregiudizi ne prospettive, avendo come unico obiettivo quello di favorire la comunicazione, più semplicemente, lo star bene insieme.

 

Bibliografia:

- Società Italiana di Neuropsichiatria dell'infanzia e dell' adolescenza. Linee guida per l'Autismo.

- Società Italiana di Pedagogia Speciale. Integrazione scolastica degli alunni con disturbi dello spettro autistico.

- Kanner,L. Psichiatria Infantile. Piccin, 1969

- Pubblicazione NIH No.04-5511 Aprile 2004

- Leopizzi,S., Vicari,P., Solari,S.. Autismo e acquaticità. Erickson,2010

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