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La filosofia dell'acquamotricita'

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Congresso Nazionale delle attività acquatiche per la prima infanzia

Relatori: scuole di formazione nazionali e autori di libri sull'argomento

 

Relazione di Mammole

In questi ultimi anni, si è assistito alla comparsa di evidenti cambiamenti che hanno portato ad una vera e propria riscoperta dell'acqua, intesa anche come lo strumento, con cui è possibile riappropriarsi di dimensioni ed attitudini sinora dimenticate.

E' l'inizio di quel che sarà il lungo processo di rivalorizzazione della sensorialità, intesa come percezione univoca dell'intero organismo.
Differenti scuole di pensiero si proclamano come le prime ad essersi occupate di acquaticità nell'infanzia.

Alcuni autori sostengono che in cima alla classifica ci siano gli statunitensi (verso gli anni '50), poi fu la volta della Germania e della Francia; anche i russi vantano una complessa  e ricca cultura dell'acqua e dell'acquaticità.
Il maggior esponente della scuola russa è senza dubbio Igor Tjarkovskij che, a partire dagli anni Sessanta, da inizio ad una serie di sperimentazioni di interventi sul parto in acqua e sull'acquaticità dei neonati e  sulla possibilità di recuperare attraverso l'acqua il bambino con difficoltà.

Molti sono stati i passi che si sono compiuti per migliorare le metodologie utilizzate per permettere al bambino di familiarizzare con l'elemento acqua.
Oggi, nel territorio italiano vi sono differenti scuole di pensiero, alla base delle quali troviamo diversi orientamenti filosofici.
Ognuna di esse ha un personale modo di concepire tali attività; il distinguo, oltre che per la filosofia adottata, va ricercato nelle modalità, nella sequenzialità delle proposte, nell'allestimento del contesto di lavoro e per le persone professionali coinvolte.

Il significato dato all'attività è direttamente proporzionale al profilo formativo di chi ne sta a capo.
Se il fondatore della scuola ha un'estrazione formativa prettamente motoria, disporrà di una cultura specifica in tale disciplina che inevitabilmente caratterizzerà la metodologia di lavoro adottata.
Questo è un punto di fondamentale importanza oggi, in quanto sembra essere il principale motivo di disanima per chi è coinvolto nella gestione di tali attività.

L'importante è che si proceda senza perpetuare la storica dicotomia cartesiana: o solo corpo, o solo mente.
Anche in tale disciplina è bene considerare la persona nella sua totalità: corpo, mente, sentimenti, movimento e relazione.
La disciplina acquatica o l'acquaticità, per l'infanzia, sembra oggi essere arrivata a un punto nel quale diventa urgente una sua sistematizzazione.

Le differenti scuole italiane sull'acquaticità hanno fatto e lavorato molto per definirsi mediante  un metodo o attraverso una specifica metodologia, ognuna di loro pretende una esclusiva, senza però aver considerato che tutte le persone formate negli ultimi anni, hanno anch'esse aperto agenzie formative minori che perpetuano gli insegnamenti appresi con apporti e modifiche maturate personalmente attraverso la propria esperienza.

Così come avviene anche nell'attività dei singoli centri, dove le metodiche sono fra loro integrate o piacevolmente "contaminate" dalle esperienze dirette dei singoli operatori.
Ed è cosi che i modi di insegnare in acqua risultano essere improntati a personalismi e confusi nei loro contenuti essenziali.

Sistematizzare, in tal senso, significa individuare delle tappe obbligatorie ed uguali per tutti, precisarne i contenuti ed evolverli in una specifica didattica, la quale poi, nel rispetto dei differenti orientamenti, potrà essere in seguito sviluppata nelle varie direzioni.
Occorre precisare il profilo professionale delle persone coinvolte, individuarne le caratteristiche e le competenze, limiti e possibilità di azione all'interno di una sorta di codice deontologico che non deve dimenticare di considerare il  ruolo riconosciuto al bambino e quali sono i diritti ad esso riservati, all'interno del programma o dei modi adottati.

Vi è un altro particolare da considerare:
l'acquaticità si rivolge soprattutto ad una fascia d'età che va dai tre mesi ai tre anni, dopodichè si continua a sentir parlare di propedeuticità natatoria.

L'incoerenza in tale situazione è rappresentata dai buoni principi che subiscono una brusca interruzione in quanto non trovano una propria evoluzione in età successive a quella qui considerata.
Se l'obiettivo delle attività acquatiche è riassumibile nell'offrire occasioni stimolanti e divertenti, scoprire e sperimentare l'acqua attraverso il corpo e il movimento, favorire lo sviluppo psicomotorio e fornire un ambiente educativo alternativo; perché non dovrebbero essere riproposti oltre l'età in questione?
 

Un altro punto essenziale in tal senso è la necessità di procedere con coerenza cercando di far collimare i principi contenuti nell'acquaticità con le tradizionali forme d'insegnamento del nuoto.
Per meglio intenderci,  riteniamo possibile inserire  una sorta di didattica sulle tecniche e sulle metodologie educative all'interno dei corsi tradizionali.
Un manuale operativo che oltre agli aspetti meramente tecnici tenga conto dei principi legati all'acquaticità, integrati a delle chiare indicazioni su alcuni aspetti relativi alle pratiche d'insegnamento: modalità, atteggiamenti, strategie di proposta, organizzazione delle attività e primo fra tutti, la presa in carico della persona.

Come tutte le attività, anche quelle sportive, in special modo quelle dedicate all'area educativo-motoria, necessitano di essere strutturate nel breve e nel lungo termine,  soprattutto nell'organizzazione sistematica di tempi e spazi.
Tuttavia, vi è la tendenza a procedere ragionando sulla singola lezione e questo generalmente avviene considerando l'aspetto sequenziale, relativo ai movimenti  motori, considerati da un punto di vista tecnico e prestazionale, archetipo del linguaggio sportivo.

L'obiettivo dovrebbe essere al contrario quello di offrire una sorta di percorso didattico e non solo tecnico per la scoperta  del corpo, del movimento e dei suoi benefici, al fine di poter offrire un servizio di alta qualità che abbia effetti nel tempo e non solamente nel singolo incontro.

Tale affermazione diventa essenziale per tutte quelle attività che di sportivo hanno ben poco: 
corsi di preparazione al parto, acquaticità, attività per le scuole dell'infanzia, attività acquatiche per bambini diversamente abili.

Queste, rappresentano, nella loro ragione d'essere, iniziative che intendono sviluppare, seppur attraverso modalità e obiettivi diversi, precisi aspetti correlati a specifiche fasi evolutive.
In tali situazioni, la principale modalità con cui diventa possibile organizzare, programmare e realizzare interventi mirati alle diverse esigenze di ognuno è rappresentata dall'utilizzo educativo del  corpo e del movimento.

E' proprio in questa fase che emerge un'altra importante questione: 
la figura professionale dell'operatore acquatico.
Tale aspetto richiama la questione didattico-metodologica nell'educazione al corpo e al movimento.

Qualunque sia il contenuto dell'insegnamento, vi sono sempre precise componenti disciplinari collegate ad aspetti motori, relazionali, psico-pedagogici che esigono di essere classificati con ordine, con precisi strumenti e  metodi.
Ed è per tale ragione e nostra responsabilità, contribuire alla ricerca e alla successiva costruzione del senso "del fare l'operatore acquatico".
 

Educare attraverso il corpo, la mente e il movimento implica l'assunzione di un atteggiamento esplorativo verso se stessi  ed una qualsiasi formazione alla corporeità e al movimento, implica l'immersione in continui percorsi investigativi capaci di condurre colui che educa all'acquaticità, all'acquisizione di competenze caratterizzate da un agito professionale che sappia trasformare le personali esperienze vissute in capacità educativo-motorie pratiche.

E' un'educazione al saper essere con e attraverso il corpo e il proprio movimento; occorre interrogarsi, occorre saper riconoscere ciò che si è in grado di apprendere e ciò che si è in grado di insegnare, occorre indagare minuziosamente come affermava il filosofo inglese Morris, il linguaggio muto, impegnandosi a ricostruire le sequenze dei movimenti che generano le azioni.
Per questo motivo, riteniamo che l'operatore oltre ad una formazione teorica debba anche sviluppare un personale e specifico vissuto acquatico.

Una vera e propria "gestazione professionale".

L'approccio con un modo nuovo di stare e vivere l'acqua, la consapevolezza del sé, dell'altro, del gruppo, sono gli strumenti che possono caratterizzare in modo unico le capacità dell'operatore, trovando il giusto connubio tra la tecnica e l'essenza, tra il fare (il lato maschile) e l'essere (il lato femminile).
L'esperienza maturata di Mammole nell'ambito del benessere olistico, permette la proposizione, nelle attività in acqua e nei percorsi formativi, di alcune semplici modalità di tecniche "alternative" (cristalloterapia, fiori di Bach...).

Divengono così, semplici strumenti complementari all'attività dell'operatore dando risalto, la giusta enfasi, alla necessità di ricercare personali percorsi di crescita oltre a quelli tecnici e culturali.
Molti operatori sanno quanto i neonati siano sensibili, non solo alle caratteristiche fisiche ed ai segnali corporei, ma soprattutto alla comunicazione più "sottile", quella energetica che caratterizza e differenzia le persone con cui entrano in contatto.
 

Solo tale considerazione può spiegare il perché esistano delle importanti differenze nella qualità delle relazioni tra gli operatori ed i piccoli partecipanti ai corsi, nonostante le basi tecniche possano esser comuni.

La tecnica
La qualità non è una sostanza, e non è nemmeno un metodo.
E' esterna ad entrambi.
Se si costruisce una casa, usando il metodo del filo a piombo e della livella, è perché una parete dritta, ha meno probabilità di crollare e pertanto ha una qualità più elevata di una inclinata.
La qualità non è il metodo.
E' il fine verso cui il metodo volge.
Quando tutto è diviso tra sostanza e metodo, così come succede quando tutto è diviso tra soggetto e oggetto, non c'è davvero spazio per la qualità.

Robert R. Pirsig

 

Le modalità di approccio nei corsi, prevedono la costituzione di gruppi aperti dove gli operatori si propongono in un approccio individuale alla diade mamma-bambino.
Sono attività che vogliono come protagonisti i genitori e i loro bambini, entrambi contemporaneamente presenti in acqua.

L'operatrice abbandona il ruolo di conduttore lasciato appunto al genitore, per assumere quello di regolatore: le proposte acquatico-motorie, vengono suggerite e non imposte con schemi rigidi e uguali per tutti.
Si lascia al genitore e al proprio bambino tutto il tempo necessario per sperimentare e sperimentarsi, senza doversi preoccupare di ciò che fanno gli altri.

L'obiettivo principale, è far compiere alla diade un cammino autonomo in acqua che le permetta l'esplorazione di questo straordinario mondo, con modalità assolutamente personali ed uniche.
Alla base dell'orientamento operativo adottato l'attenzione viene posta non più sui contenuti da proporre ma sul modo in cui questi contenuti vengono proposti. Nell'insegnamento l'operatività va precisata all'interno della ricerca del giusto equilibrio. Non si propone una didattica classica, quella che preveda necessariamente una serie di esercizi standardizzati per assolvere solo alle necessità di una codifica preordinata, ad un modulo standardizzato.

La questione del metodo diventa quindi essenziale.
Riteniamo che il metodo in tutti i suoi aspetti costitutivi debba essere contestualizzato e posto nella situazione nonché depurato da qualsiasi forma di idealistica strumentalizzazione culturale o personale.

Organizzazione dei gruppi di lavoro
Le attività sono suddivise in gruppi distinti per fasce d'età: il primo rappresenta il corso base dedicato ai più piccolini (dai 3 ai 24 mesi) e il secondo dedicato ai bambini più grandicelli (24-36 mesi); prevede sempre il coinvolgimento del bambino e del genitore ma secondo una forma diversa rispetto al primo.

Tale attività è più strutturata, lo sfondo è sempre a base ludica, l'operatore modifica il proprio ruolo che da regolatore diventa conduttore e le proposte acquatico-motorie offerte sono rivolte a tutto il gruppo (10 bambini circa) e non più al singolo bambino.  Nell'attività l'attenzione è rivolta al mantenimento di una buona cooperazione da parte dei genitori dei bambini e alle istanze atte a favorire  il manifestarsi delle prime forme di socializzazione.

La filosofia dell'acquamotricità
L'acquamotricità è l'attività che coinvolge tutti gli aspetti dello sviluppo psicomotorio in acqua.
Oltre all'aspetto motorio, l'attività influenza positivamente l'area affettiva, cognitiva e relazionale del bambino.
Sintetizzando si possono definire come presupposti fondamentali:

1) I processi e le modalità di crescita, sono insiti nel bambino (il bambino è competente)

2) Il genitore ha una naturale propensione all'allevamento e all'educazione (l'istinto è la saggezza della specie).

3) Il rispetto delle esigenze e dei diritti del bambino è imprescindibile in ogni proposta operativa.

4) Restituire al bambino la propria natura imparando dalla natura stessa così sincronica, perfetta nel suo processo di costruzione puntuale e rispettosa nei diversi momenti di crescita.

In riferimento agli aspetti della tutela delle esigenze e dei diritti, Mammole ha redatto una carta dei diritti che sono tenuti in considerazione dagli operatori nella quotidianità delle proposte in acqua.

Carta dei diritti dei partecipanti ai corsi di acquamotricità neonatale

  1. il diritto al gioco in acqua
  2. il diritto a momenti di attività libera e non strutturata
  3. il diritto ad un'attività condivisa e partecipata con i propri genitori
  4. il diritto ad un ambiente (struttura, materiali, metodi) che rispetti lo sviluppo psicomotorio del bambino
  5. il diritto a modalità e tempi che tutelino le singole individualità
  6. il diritto a vivere pienamente il piacere dell'acqua
  7. il diritto a partecipare a un'attività di gruppo tra pari
  8. il diritto ad essere ascoltato sulle personali preferenze e attitudini
  9. Il diritto del genitore ad essere sostenuto durante l'attività, per raggiunge una completa autonomia educativa.

Il lavoro di rete
E'  solo un lavoro di rete che veda il pieno coinvolgimento di operatori di varie estrazioni professionali a permettere la totale comprensione delle varie necessità del piccolo e la relativa produzione delle risposte tecniche.

Il bagaglio di esperienze dell'operatore può migliorare e completarsi solo grazie alla condivisione delle esperienze tra i vari professionisti.

Pertanto operatori del settore sanitario, sportivo ed educativo possono contribuire alla costituzione del lavoro di rete, caratterizzato da una diversità che trova la sua ragione d'essere nella condivisione, nell'obiettivo del progetto.
Assume un significato fondamentale, la formazione dell'operatore in una approccio olistico e la necessità di dare ampio risalto ad una nuova figura professionale.

Ma come in un formidabile paradosso, si ritiene che sia assolutamente superata la dicotomia dell'istruttore/terapeuta.
Ed allo stesso modo, si considera il protagonismo dell'operatore, come un elemento negativo per l'attività.
L'acquamotricista mostra tutte le sue capacità del fare e dell'essere, in modo semplice ma tutt'altro che banale.

Le capacità acquisite (teoriche, pratiche e relative ad i personali vissuti) conferiscono all'operatore la capacità di creare ambienti e situazioni favorevoli alla scoperta dell'elemento acqua da parte del piccolo, del genitore e del gruppo, dando così loro modo di sperimentare con tutte le possibilità corporee, emozionali e della relazione sociale.
Laddove interviene con la didattica, utilizza il metodo esclusivamente per proporre solo ciò che appartiene alla fisiologia.

Stimolando e proteggendo quelle caratteristiche che sono il frutto dell'evoluzione, attitudini sviluppatesi attraverso il lungo percorso della storia umana e dei lunghi e felici trascorsi con questo elemento straordinario.

Una semplice visione etologica.

A cui basta solo aggiungere l'atteggiamento materno e amorevole che è l'insegnamento a cui l'acqua, offertaci in dono, è stata deputata.

 

DIO disse :
"Sia il firmamento in mezzo alle acque per separare le acque dalle acque".
Dio fece il firmamento e separò le acque, che sono sotto il firmamento, dalle acque che sono sopra il firmamento.
E così avvenne.

Genesi

D.ssa Moira Faustini

Scienze della Formazione

 

Dr. Domenico Oliva

Ostetrico

Responsabile di Mammole

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