Scuola istruttori nuoto in gravidanza e neonatale

Piccole gocce d'acqua

articolo
C. G. Jung
“Quando la tua energia psichica ritorna oltre il periodo della prima infanzia e penetra nel retaggio della vita ancestrale, ecco che si spalanca il tuo mondo spirituale profondo, la cui esistenza non avevi mai sospettato”.
articolo

Lao-Tse
La grande bontà è simile all'acqua: si adegua a tutto e giova a tutti senza gareggiare con loro. Dimora negli umili luoghi che tutti disdegnano ed è vicina al Tao.

articolo

Marediross
Quello che senti in acqua è vero oppure lo diviene.

articolo
Osho 
Solo se porti un pesce fuori dall'oceano, capirà che quell'acqua era una benedizione. Altrimenti non capirà mai di esistere nell'oceano, e che viverci è un dono meraviglioso... E se riuscirà a tornare nell'oceano, quel pesce proverà una riconoscenza infinita. La stessa cosa è vera per te, anche tu devi perdere la tua innocenza, per trovare la vera saggezza.

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La componente ludica dell’acquamotricità
Gli etologi vedono nel gioco uno strumento, frutto della selezione naturale

L'acqua un mondo da esplorare
Il gioco e l'acqua di un corso di acquamotricità neonatale

L'acqua è latte
Viaggio iniziatico nel mondo delle acque

Le opportunità psicomotorie dell'attività di acquamotricità neonatale

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L'Acqua è in natura l'unico elemento che parla.

Fin dall'antichità si parla dell'Acqua come fonte originaria della vita, e le religioni, dalla Genesi alla mitologia Indù, dall'Islam al Corano, citano l'Acqua come luogo di nascita delle creature animate e inanimate dell'Universo. 

L'Acqua viene espressa come principio cosmico femminile, anima del Mondo, Madre per eccellenza, generatrice di vita. Questo aspetto femminile lo esprime attraverso attributi di passività, accoglienza, recettività. Il suo stato liquido la rende libera da qualsiasi vincolo e le dà la capacità di trasformarsi e assumere qualsiasi forma, riempiendo gli spazi e colmando i vuoti. È l'elemento che mette in comunicazione, crea un ponte tra lo spirito e la materia. Se l'Acqua è simbolo della Vita e la Vita nasce dall'Amore, l'Acqua è anche simbolo dell'Amore, quell'Amore che, come l'Acqua, abbraccia senza stringere.

"La relazione sensoriale e psichica dell'uomo con l'elemento Acqua si inscrive nella sfera del piacere in primis percettivo". Il contatto con l'Acqua evoca una molteplicità di sensazioni e la possibilità di provare un'esperienza intimamente soddisfacente. La sensazione di leggerezza del corpo non si associa ad una maggiore velocità. In Acqua la regola è la lentezza. L'attività in Acqua facilita l'acquisizione di un modello psicomotorio non violento, non aggressivo. All'idea di lentezza si associa anche una diversa percezione del tempo, che facilita la riflessione e la concentrazione su se stessi e sulle proprie percezioni; quindi si ha la possibilità di fare esperienza sulla modificazione dei propri vissuti corporei. L'Acqua è l'elemento catalizzatore nell'attivazione dell'apparato senso-motorio e determina un'atmosfera giocosa. L'Acqua facilita i movimenti, consente un rilassamento attraverso la mobilitazione delle articolazioni e, in particolare, di quella della colonna vertebrale e del bacino; riattiva il flusso sanguigno e migliora la circolazione a livello di bacino e arti inferiori; il peso viene distribuito su tutte le articolazioni, coinvolgendo piede, caviglia, ginocchio ed evitando di sovraccaricare la regione lombo-sacrale; la forza del galleggiamento, dando supporto, consente di esercitarsi per un periodo maggiore, per arrivare ad un condizionamento fisico migliore e con minor fatica.

L'acqua ha assunto significati e simboli diversi nelle varie culture. Da sempre le civiltà antiche hanno attribuito a questo elemento il simbolo di purezza.
Molti riti, cerimonie, leggende e miti si ricollegano a questo significato; basta pensare al diluvio, un mito presente in molte popolazioni situate lungo le zone costiere, dai Sumeri agli Scandinavi. Il diluvio è il desiderio di Dio di rifondare un nuovo mondo con uomini nuovi purificati dai peccati.

Nella civiltà ebraica, l'acqua ha un ruolo fondamentale nei riti di purificazione per eliminare i peccati. Il rito si svolgeva con l'immersione in un piscina chiamata mikvè. L'acqua doveva essere di natura piovana e non doveva scorrere, a meno che non si trattasse di sorgente naturale. Il mikvè rappresenta il grembo materno: come ogni bambino esce dall'acqua amniotica per vedere la luce, allo stesso modo la persona immersa totalmente nella piscina ripete simbolicamente il processo di rinascita.

Nel mondo cristiano il battesimo rappresenta la purificazione dal peccato originale e avviene per immersione nelle vasche battesimali. Cristo è stato battezzato nell'acqua "viva" del Giordano. Il "battesimo" dei cristiani deriva da questi bagni purificatori che gli antichi facevano al mattino appena alzati e alla sera al tramonto. La parola "Batismos" in greco significa immersione totale in un liquido. Solo gli iniziati erano a conoscenza delle virtù purificatrici, per il corpo e per lo Spirito, dei bagni effettuati in certe ore del giorno e con determinati prodotti tra cui erbe e sali trattati con acque piovane. L'acqua naturale piovana, cioè discesa dal cielo, nel vangelo è anche il simbolo dello spirito santo, infatti quel bagno è considerato purificatore.

Nella cultura greca e romana ritorna ancora il mito e la leggenda legate alla purificazione. Una dimostrazione del rito purificatore dell'acqua è data dall'esistenza delle terme che, soprattutto dai Romani, venivano usate per il benessere personale.

Nella religione romana e italica compaiono spesso le parole Lustrum, lustratio, derivanti dal greco luo.

La lustrazione è una cerimonia che si svolgeva per purificare luoghi e persone attraverso l'aspersione di acqua. La lustrazione aveva diversi scopi: purificazione pre-sacrificale, prevenzione magica per liberare da influssi maligni, purificazione per allontanare i malanni. 

Il simbolo dell'acqua come purezza, ritorna anche nella letteratura tedesca o nei classici della letteratura italiana, come Petrarca nelle Chiare, fresche, e dolci acque o nella dannunziana La pioggia nel Pineto: "l'argentea pioggia..monda" o nei Fiumi di Ungaretti.

Il nostro legame con l'acqua è senza dubbio un legame molto profondo che ci riporta molto indietro nel tempo, alle origini della vita sulla terra ma anche alla nostra vita prenatale nel grembo materno. Il nostro stesso corpo è costituito per due terzi di acqua e indubbiamente essa costituisce un elemento indispensabile alla nostra esistenza e allo sviluppo delle nostre capacità psicomotorie.

Entrando in acqua ci immergiamo in una dimensione nuova e diversa, quasi in una sorta di grande abbraccio che ci avvolge e al quale ci affidiamo. L'acqua assume una forte valenza simbolica nel nostro vissuto, nella nostra esperienza, diviene quasi una sorta di "grande madre", che tuttavia a volte può spaventare per la sua profondità e la sua impenetrabilità. Il blu e l'oscurità del mare profondo possono impaurire anche i nuotatori più esperti e determinare un senso di vertigine assimilabile a quello determinato dall'altezza.

Le valenze terapeutiche dell'acqua, e in particolare del movimento in acqua, sono state recentemente sviluppate e applicate alle donne in gravidanza al fine di accrescere la sensibilità e la percezione di nuovi e più profondi aspetti del proprio corpo. In acqua può infatti avvenire un recupero consapevole di percezioni diverse da quelle di cui si ha esperienza nell'elemento aria. Questa sensibilità diversa aiuta a potenziare le nostre capacità neurofisiologiche ed è quindi particolarmente indicato accostare i bambini sin da piccoli all'attività in acqua e al nuoto.

 

Stare nell'acqua non vuol dire solo dover nuotare. Spesso le lezioni di nuoto ci insegnano a stare sopra l'acqua, concentrandosi su stili e numero di vasche percorse. Ma si dimentica che esiste anche un mondo dentro l'acqua, e un modo di starci dentro. L'acquaticità è la consapevolezza di muoversi in un altro elemento, le cui regole, del tutto diverse da quelle della terra, ci allontanano, apparentemente, dalla vita quotidiana, ma ci restituiscono una profonda conoscenza di noi stessi e delle nostre emozioni.

 

L'acqua rappresenta un elemento importantissimo nello sviluppo della psicomotricità dei bambini . Infatti, se lo sviluppo psicomotorio necessita del maggior numero di stimoli ed informazioni possibili per dare una chiara immagine del proprio corpo e del suo movimento, l'ambiente acquatico rappresenta una miniera di stimoli e di percezioni cinestetiche, dato che si alterano tutti i rapporti gravitazionali e spaziali del soggetto; indirettamente lo si obbliga a costruire nuove connessioni motorie, ampliando quindi il suo bagaglio di schemi motori.

Dal momento in cui ci si immerge in acqua, cambia completamente il modo di spostarsi, non essendoci appoggi fissi e sicuri, ma differenti sensazioni di equilibrio di spinte, di resistenze che progressivamente bisogna imparare a conoscere per sentirsi a proprio agio.

Un bambino, messo in acqua per la prima volta, sarà stimolato a vivere indirettamente nuove situazioni di carattere psico-motorio, relazionali, affettive e sociali. Quindi sarà soggetto ad ampliare il più possibile la gamma di sperimentazioni che gli permetteranno progressivamente di muoversi con maggior facilità e naturalezza nell'ambiente acquatico, scoprendo, per somma di percezioni, il rapporto che esiste tra il proprio corpo, il movimento ed il mezzo liquido.

"Il gioco, se viene valorizzato e appropriamente incoraggiato collega la vita in germoglio del bambino con la vita matura dell'adulto e, di conseguenza, nutre l'una attraverso l'altra".
F. Froebel                             

Molto spesso, osservando un bambino mentre gioca, si possono avere molte informazioni sulla sua intelligenza, sulla sua capacità di rapportarsi con gli altri e sulla sua affettività.

Il modo di giocare, la sua preferenza nei confronti di un giocattolo piuttosto che di un altro, il suo atteggiamento verso gli altri bambini compagni di giochi, la dicono lunga circa il suo temperamento.

L'attività ludica di un bambino ci mostra anche i suoi desideri, le sue paure, i suoi conflitti; il gioco è quindi una valvola di sfogo per superare le frustrazioni che provengono dal mondo esterno.

Attraverso il gioco, infatti, momento di libertà assoluta, durante il quale è consentito infrangere, capovolgere, ignorare le regole e i divieti dati dagli adulti, genitori ed insegnanti, il bambino si sente finalmente libero, in un mondo tutto suo, quello "del facciamo finta", dove tutto diventa facile e possibile.

Questi momenti di gioco sono straordinari ed è il modo migliore di "allenare" non solo l'intelligenza e la fantasia ma anche i sensi, il tatto, l'udito e la vista.
E' importantissimo lasciare il bambino giocare ogni volta che lo vuole e il più liberamente possibile senza pianificare troppo le sue giornate e i suoi giochi.

C'è un tipo di libertà che deve essere assolutamente rispettata e garantita ad un bambino che gioca, ed è quella di sporcarsi!

Solo così il bambino può sperimentare, mettersi alla prova, stabilire uno stretto contatto con l'ambiente: il bambino deve sentirsi libero di bagnarsi, di impolverarsi, senza doversi preoccupare di sporcare gli abiti che indossa.

I giochi preferiti dai bambini, di solito, sono quelli in cui ci si può muovere liberamente, saltare, correre, arrampicarsi: tutto ciò permette al bambino di "scatenarsi", facendogli provare una sensazione di benessere e appagamento; ma c'è di più, attraverso il gioco il bambino ha modo di comprendere le potenzialità del proprio corpo. Inoltre, il gioco stimolerà il bambino a cercare di fare sempre di più, incoraggiando il suo impulso di fare nuove conquiste, rendendolo sicuro e intraprendente.

Ciò detto, si comprende che l'attività ludica è assolutamente fondamentale per una crescita psico-emotiva armonica e per il raggiungimento di una buona competenza sociale intesa come capacità di stabilire con gli altri rapporti amichevoli ed affettuosi.

Giocare, allora, per un bambino può essere considerato come un bisogno primario come mangiare e dormire.
Come si sa il gioco è una delle principali occupazioni del bambino, ed è attraverso il gioco che i bambini iniziano ad interagire con altri individui.

Il padre esercita una funzione importante come compagno di gioco, inoltre esistono modalità diverse di gioco tra il padre e la madre.
Le madri preferiscono una modalità ludica, detta"Distale", verbale, centrata sulle lallazioni, il gioco del cucù o delle batti le manine, o imitare suoni e voci.

E' un gioco che richiede maggior attenzione e più osservazione, al contrario dei padri che preferiscono un gioco " fisico" come sollevare, far saltare in aria o che si esprime sotto altre forme fisiche.

Inoltre le mamme prendono più spesso in braccio il loro bimbo per motivi di cure come il bagnetto, l'allattamento e per il bambino la modalità ludica con la madre quindi si configura con modificazioni lente e con maggior sfumature di variazione; i padri, invece, prendono i bambini in braccio più per giocarci e il rapporto ludico passa ad un livello di massima eccitazione, provocando risposte più intense nel bambino, con un livello minimo d'attenzione.

L'attività ludica prevalentemente "fisica" si può considerare anche come un fattore biologico, che si ritrova nelle scimmie maschio che dimostrano una preferenza per i giochi turbolenti.

La stimolazione prevalentemente "fisica" del padre compensa l'interazione prevalentemente "verbale" della madre. 
La piscina può trasformarsi in un grande laboratorio di gioco per far sperimentare ai più piccoli l'elemento-acqua e aiutarli così nel loro sviluppo psico-fisico.

Per acquaticità  si intende il grado di sensibilizzazione dell'apparato neuromuscolare, attraverso l'acquisizione di uno schema corporeo adattato alle inedite esigenze spaziali dell'elemento acqua ed una consapevole capacità di cogliere nel rilassamento corporeo nuove senzazioni percettive.

Spesso sentiamo parlare di propriocettività, senza comprendere del tutto di che cosa si tratti. 
Questo termine ha un significato preciso e significa "senso di posizione", più precisamente "percezione cosciente del senso di posizione del corpo nello spazio". Dico "cosciente" perché le informazioni, cioè le percezioni, arrivano al cervello, e precisamente alla corteccia sensitiva.

I bambini, in acqua, sviluppano ed affinano moltissimo le loro capacità propriocettive.

In immersione e dunque in apnea, i piccoli riescono, espirando o mantenendo aria nei polmoni, a modificare il loro assetto corporeo, a seconda delle esigenze. Praticando attività in acqua fin dai primissimi mesi, i neonati interiorizzano il concetto della propriocettività molto precocemente. 

Questo consente loro di arricchire lo sviluppo motorio in ambiente aereo, in quanto si presentano più sicuri nella ricerca dell'equilibrio e nell'espletamento degli schemi motori di base. Anche la rappresentazione della realtà esterna, delle emozioni, delle sensazioni, ne trae beneficio.
Saper riconoscere sempre le proprie posizioni corporee nel tempo e nello spazio, non è soltanto una capacità innata del bimbo sano, ma piuttosto una ricerca continua, che affina la dimensione del Sé e la fiducia verso l'altro. Con i bambini di tre anni, in acqua vi sono alcuni esercizi che ritengo utili a questo scopo: il gioco simbolico del " rappresentare" ad esempio un albero secco, o una vecchietta raggrinzita, o la mamma quando è felice, aiutano il bambino a trovare delle soluzioni inaspettate, che testimoniano la sua capacità di dimensionarsi nello spazio- acqua, con grande naturalezza.

Così, ad esempio, alcuni rappresentano l'albero secco irrigidendosi e lasciandosi scivolare sott'acqua, la vecchietta raggruppando gli arti e chiudendosi in galleggiamento "a fungo", la mamma felice agitando braccia e gambe, ecc...

Questi giochi sono importantissimi perché i bambini imparano a conoscere il proprio corpo così bene da riuscire a comunicare attraverso di esso situazioni ed emozioni che ancora non sanno esprimere con le parole!

Naturalmente con i bambini molto piccoli si deve instaurare un tipo di comunicazione che definiamo complessivamente "non verbale". In questa prospettiva generale non dobbiamo dimenticare che ci sarà molto utile entrare in contatto con il piccolo già iniziando a massaggiarlo con dolcezza.

Se il contatto "a pelle" e la conoscenza con il piccolo avviene in acqua, è ancora meglio. Questo perché l'ambiente liquido permette una comunione assolutamente naturale ed indisturbata. Inoltre il bambino riesce a percepire un insieme di sensazioni che gli ricordano quelle che aveva conosciuto nel ventre materno: anche i rumori sono gli stessi, così come pure gli equilibri e la pressione idrostatica .

Il bimbo mentre si trovava nel grembo materno tutto circondato e sostenuto dall'utero, riceveva una continua stimolazione tattile che, una volta venuto alla luce, gli viene improvvisamente a mancare.
Per tutto il periodo della prima infanzia il bambino sente ancora molto il bisogno di essere accarezzato e toccato con dolcezza e calore.

Anche gli animali hanno un comportamento analogo con i loro cuccioli. Pensiamo soltanto a quanto li leccano non solo per una questione igienica, ma anche per ragioni affettive. I piccoli dei gatti come quelli dei topi, se non vengono spesso leccati dai loro genitori non hanno lo stimolo per urinare e possono morire per blocco renale. Stimolando con il contatto la pelle, ne trae beneficio tutto il sistema immunitario e diminuisce il pericolo di infezioni.

Da una ricerca negli Stati Uniti, sembra addirittura che gli agnellini appena nati se vengono leccati spesso dalla madre, si alzano più in fretta degli altri.

Le leccate degli animali e il bisogno che ne hanno per crescere sani e robusti, corrisponde alla necessità che i nostri bimbi hanno delle coccole, delle carezze e dei baci.

E' noto in letteratura che i neonati accarezzati e cullati più a lungo degli altri, guadagnano peso più in fretta, riescono prima a tenere il capo sollevato ed hanno un quoziente intellettivo superiore alla norma. In molti Ospedali degli U.S.A. i bambini prematuri vengono curati con il sistema del "contatto affettuoso" che consiste proprio nel massaggiare, cullare ed accarezzare amorevolmente e molto spesso i neonati .

Il contatto corporeo che si instaura iniziando a massaggiare il bambino, non deve essere percepito dall'adulto come se fosse un lavoro o una tecnica precisa da seguire con rigore...deve rappresentare invece per entrambi un momento di gioia e di calore, che permette una comunicazione intima di sensazioni positive e piacevoli.

Il contatto corporeo durante la fase di massaggio, ed anche nell'acqua, diviene per il bambino un'occasione privilegiata per sperimentare i propri sensi: sapore, odore, contatto, udito saranno ben presto punti di riferimento sicuri per riconoscere la persona di riferimento ed iniziare a comunicare con lei.

Quando i bambini piccoli si trovano per la prima volta in un ambiente che non conoscono, appaiono completamente spaesati e spesso lo dimostrano come possono: con il pianto o con qualche atteggiamento di insofferenza.

Se poi l'ambiente nuovo è carico di sensazioni uditive, olfattive, termiche oltre che visive prima di allora sconosciute, le cose si complicano ulteriormente e ci vuole un po' di pazienza...
Lo stato emotivo nella primissima infanzia è dunque facilmente vulnerabile per tutto questo insieme di fattori.

Quando si entra in un impianto natatorio per la prima volta si percepisce un intenso odore di cloro, i rumori sono notevolmente amplificati ed anche il corpo subisce una immediata variazione termica, poiché ci si deve adattare ad una diversa temperatura rispetto a prima.

I bambini in questa età vivono ed imparano ciò che percepiscono a livello sensoriale e dunque bisogna dar loro il tempo per rielaborare tutte le nuove informazioni, in modo che esse diventino esperienza e fonte di nuove conoscenze.

A questo proposito non bisogna mai dimenticare che ogni piccolo è un mondo a sé e che non esistono tempi standard uguali per tutti, poiché ogni bambino ha le proprie esigenze e i propri ritmi.
In questo delicato momento di apprendimento l'ansia di scendere in vasca manifestata spesso dalle mamme impazienti di tornare a casa è assolutamente deleteria per i bimbi, i quali se rispettati nei loro bisogni, ci faranno capire con naturalezza quando sarà il momento giusto per immergersi in acqua e proseguire nella metodologia didattica.

Le prime volte che entrano nella piscina i lattanti appaiono quasi sempre molto eccitati ed hanno modo di farcelo capire con un insieme di comportamenti che non devono assolutamente essere confusi con la paura. Anche quando" battono i denti" non è detto che lo facciano per il freddo, anzi spesso è proprio la tensione emotiva e il loro eccitamento a provocare tutto ciò...

La paura si manifesta invece in altri modi, inequivocabili e assolutamente da non sottovalutare dagli operatori e dai genitori.
Spesso infatti i bambini in piscina sono talmente euforici per il ricongiungimento con l'elemento liquido e per tutto ciò che caratterizza l'ambiente piscina ( giochi, colori, rumori, etc...), che manifestano la loro eccitazione in una sorta di comportamento identificabile in quegli atteggiamenti che possono venire confusi con sentimenti di altra natura...

Anche il pianto non sempre significa " paura ".
In effetti i bambini soprattutto nei primi mesi di vita, non potendo usufruire di un linguaggio verbale per esprimere i propri disagi, piangono per manifestare qualcosa che li disturba.

Il pianto quindi va interpretato con l'aiuto dei genitori, senza dimenticare che esso può anche voler dire " mal di pancia", "mal di orecchio"," fame" o molto più spesso "sonno".

In questa prospettiva, al momento dell'iscrizione ai corsi, bisogna interrogare i genitori sulle abitudini e sugli orari dei singoli bambini. Purtroppo capita spesso che qualche bambino venga inserito in un turno che non si concilia affatto con i suoi orari.

Credo che gli operatori abbiano il dovere di considerare sempre le necessità dei bambini e di anteporle a qualsiasi altra esigenza, commerciale o personale che sia...

Se il bambino piange
è necessario, innanzi tutto, sospendere gli interventi didattici e la richiesta delle prestazioni. Poi si consiglierà alle mamme di abbracciare il piccolo e di rassicurarlo con carezze, coccole e baci. In seguito, sarà opportuna una analisi delle ipotetiche cause del pianto, che spesso vanno ricercate in situazioni contingenti (tra cui la fame, il sonno, le colichette addominali, il mal di orecchio).

Spesso, soprattutto durante la fase di richiamo del riflesso di apnea, i bambini ingeriscono liquido. Spontaneamente reagiscono con alcuni riflessi di difesa, tra cui principalmente la tosse e lo sternuto. Essi provvedono a far sì che venga espulsa quella piccola quantità di acqua che, per sbaglio è finita nella trachea. Per aiutare il bambino in questa situazione, è necessario provocargli una iperestensione del capo (una volta, se un po' d'acqua andava di traverso, le nostre mamme ci dicevano di..." guardare l'uccellino", provocando la distensione della trachea, facendoci guardare verso l'alto), provocando una stimolazione sensoriale (ad esempio acustica, battendo forte le mani in alto, al di sopra del capo).
Dopo di ciò dovrà seguire una rassicurazione serena e confortevole, come un abbraccio amoroso, seguita da una distrazione del bambino in altre cose, come il recupero di un giocattolo posto poco distante, o l'incontro con altri bambini del gruppo. Quando il piccolo si sarà rasserenato, si potrà riprendere la didattica.

(Se invece l'ingestione di liquido provocasse difficoltà maggiori, bisognerà far chiamare immediatamente il 118, mentre si inizieranno ad applicare le prime modalità di soccorso.)

Quello che qualcuno ha dichiarato riguardo all'immersione spontanea dei neonati senza ingestione di liquido, non si può considerare del tutto vero. Si è osservato, infatti, che non tutti i piccoli trattengono istintivamente il fiato prima di scendere sott'acqua.

Il riflesso di apnea e cioè quel meccanismo di bloccaggio delle vie aeree superiori che permette la chiusura dell'epiglottide, fa' parte sì di un patrimonio filogenetico che tutti possediamo al momento della nascita, ma si è verificato, per meccanismi non ancora ben noti, che viene ben presto dimenticato e finisce per regredire spontaneamente molto in fretta e, pertanto, ha bisogno di essere esercitato, o meglio dovrei dire...richiamato!

E' impensabile pretendere che un bambino di pochi mesi sia in grado di nuotare autonomamente in apnea, senza prima verificare se il suo riflesso è ancora presente o meno... Inoltre è assolutamente pericoloso immergere i neonati sott'acqua, senza una specifica preparazione e senza conoscere le preliminari modalità di azione nelle ipotetiche situazioni di emergenza.

Come insegnare dunque ad un neonato a trattenere il respiro per non bere quando deve scendere in apnea? Come farci capire da lui che ancora non è in grado di comprendere la comunicazione verbale?

La maggior parte dei piccoli una volta immersi nell'acqua presentano dei movimenti spontanei degli arti superiori e di quelli inferiori. Essi appaiono nei primi mesi come forme motorie rudimentali e sono brusche e a scatti. Quando si immerge un bambino di pochi mesi in acqua e lo si osserva compiere spontaneamente i riflessi natatori degli arti, ci si può considerare praticamente...a metà del nostro lavoro, nel senso che l'insegnamento del nuoto autonomo avverrà in maniera semplice, se si esplicheranno correttamente tutte le varie fasi.

La situazione è del tutto diversa nel caso di bambini che in acqua rimangono assolutamente immobili o, ancor peggio, irrigiditi nel tono muscolare.
Spesso sono i genitori ad avere paura e trasmettono le loro ansie ai piccoli, che interiorizzano presto le insicurezze delle figure di riferimento.

E' importante lavorare sul dialogo corporeo tra il bambino e la mamma, sullo sviluppo della loro intesa simbiotica, piuttosto che sulle modalità di intervento diretto sul bambino. La paura intesa come grave inquietudine e profondo turbamento che il piccolo prova al pensiero di un pericolo reale o immaginario che sia, è inconfondibile da chi ha esperienza profonda con i bambini in questa fascia di età.

Essa appare come fosse impressa e dipinta a tratti di penna marcati negli occhi del piccino. 
Quando piange perchè è terrorizzato di qualcosa il suo sguardo è fisso e penetrante, quasi smarrito nel suo vagare in cerca di un riferimento di conforto che non sa trovare negli occhi di nessuno.

Le espressioni del suo volto sono il ritratto virtuale della sua sfiducia verso l'altro e del suo smarrimento totale nei confronti di qualsiasi nuova proposta. La mimica gestuale diviene accentuata nelle espressioni di allontanamento o di rifiuto, il corpo nella sua globalità appare teso e contratto.

Ciò che è inequivocabile sinonimo di paura un bravo operatore deve saperlo leggere dagli occhi dei sui bambini, che qualcuno molto prima di me ha definito essere "lo specchio e il riflesso della loro anima".

Per un corretto approccio iniziale, prima della fase di ambientamento nell'acqua della piscina sarà molto utile che i bambini esplorino l'ambiente esterno e cioè tutto quello che fa' parte dell'impianto natatorio, a cominciare dal piano vasca per continuare alle docce e agli spogliatoi.

Questa conoscenza con l'ambiente va affrontata con calma e serenità e non in maniera frettolosa...
In questo delicatissimo momento è utile che i piccoli insieme alle loro mamme osservino anche gli altri bambini che sono presenti nell'ambiente esterno alla vasca e che ammirino dal di fuori anche quelli che già sono scesi in acqua.

Questa fase di osservazione diretta sul campo diventerà molto utile all'operatore, poiché i bambini imparano anche attraverso processi di imitazione e di emulazione. Nella fase di adattamento all'ambiente, l'operatore avrà modo di ampliare la sua conoscenza con il piccolo.

Con lui avrà già stabilito una comunicazione corporea, ma il contatto diretto con il bambino e la accettazione della sua presenza da parte del bimbo, dovranno avvenire per gradi. Il lattante dovrà interiorizzare che in questo nuovo posto oltre ai giochi, all'acqua e agli altri bambini, vi è anche l'operatore, in modo da poterlo riconoscere come elemento intrinseco e determinante dell'ambiente natatorio.

Per simpatizzare con i bambini piccoli basta poco, come ad esempio offrire loro un giocattolo, manipolarlo insieme, giocare anche con la mamma o ancora meglio instaurare dei giochi simbolici a tre.

L'operatore, in generale, deve essere una persona dinamica, espansiva, comunicativa, disponibile all'ascolto... Con i bambini piccoli è ancora più importante possedere dei requisiti caratteriali che coinvolgono molteplici aspetti della personalità, tra i quali la simpatia, l'umorismo, la spensieratezza, la disponibilità al gioco, la capacità di espressione e di comunicazione pre-verbale.

Fondamentale è anche una buona dose di pazienza e di disponibilità all'adattamento delle situazioni che cambiano continuamente...
Inoltre l'operatore deve saper stabilire, ancora più degli altri, un ottimo rapporto di fiducia con il genitore, che non può prescindere da una buona competenza didattica e metodologica, finalizzata anche all'interiorizzazione della sua stessa competenza professionale.

La sua presenza in acqua  crea le premesse indispensabili per il consolidamento di un clima di fiducia e di benessere generale, sia per i bambini che per i genitori. Inoltre garantisce la tempestività degli interventi, anche di ordine preventivo e di sicurezza.

L'importante è non forzare mai alcuni processi che devono avvenire spontaneamente e solo quando il bambino lo desidera .

Sarà indispensabile sapersi proporre sempre con entusiasmo e stimolare la curiosità e la fantasia creativa dei piccoli. Quando i bambini si accingono a conoscere (o meglio dovrei dire...a riconoscere) l'ambiente acqueo, non devono essere trascurati alcuni accorgimenti indispensabili ad un buon approccio iniziale.

Alle mamme va spiegato che questa fase è importante quanto le altre per il raggiungimento dell'apprendimento. Nessuna fretta dunque nel completamento di questo indispensabile passaggio, che deve avvenire per gradi e non subito dentro la piscina.

All'inizio sul piano vasca saranno molto utili delle piccole bacinelle, materassini, cubi, strutture modulari e giochi di manipolazione.

Queste all'inizio dovranno essere poste fuori dall'acqua, sul piano vasca e più tardi potranno essere immerse direttamente in piscina, in modo da anticipare l'idea della fase successiva.
Nessuna imposizione, dunque, e in più, per il bambino, il fascino maggiore è quello di arrivare all'acqua dopo aver esplorato un percorso che stimola l'apprendimento da una parte e la coordinazione fisica dall'altra.

Per agevolare l'interiorizzazione ed il completamento di questa fase è indispensabile suggerire alle mamme di esercitare i loro bimbi anche a casa.

L'approccio migliore con l'acqua si dovrà avere direttamente nella vasca da bagno, dove il bambino è già completamente ambientato solo per il fatto di trovarsi nel suo habitat giornaliero. Qui potrà socializzare con l'elemento liquido senza essere distratto da altri fattori.

E 'importante suggerire alle mamme di immergersi in vasca da bagno insieme ai loro bambini, in modo da poter sperimentare le prime modalità di presa soprattutto in posizione prona e supina.

L'ambientamento in acqua potrà avvenire anche insieme ad altri compagni, ma sempre se il piccolo lo vuole e senza forzature...

Molto utile risulterà l'utilizzo di qualche giocattolo contenitore tipo annaffiatoio o brocca per versare l'acqua (naturalmente in materiale plastico), come pure l'uso della doccetta estensibile per favorire gli spruzzi direttamente sul capo o sul viso.

Lo scopo è quello di ristabilire un certo tipo di comunicazione tra il neonato e la figura materna. Non sempre infatti mamma e bimbo si trovano in perfetta sintonia...

In acqua si mira a ricreare quella che prima della nascita appariva davvero come una comunione perfetta. Mi riferisco a quando il feto e la gestante potevano attraverso il cordone ombelicale, cambiarsi non solo l'aria o il sangue, ma addirittura le emozioni e i sentimenti...

Più questo rapporto viene agevolato ed approfondito, più il piccolo sviluppa capacità di apprendere e più si solidificano certi meccanismi di fiducia in se e di costruzione di una personalità forte e sicura.
Ci sono in letteratura svariati studi che evidenziano i danni per i bambini che hanno subito la mancanza della figura materna o l'assenza di un rapporto costruttivo anche solo basato sulla comunicazione corporea (definita da Piaget "dialogo tonico").

Sono noti a proposito di ciò, anche alcuni studi nella Psicologia animale (pensiamo alla deprivazione della figura materna per le scimmiette di Harlow, o a quello che succede quando alcuni cuccioli di mammiferi che non vengono leccati dalla madre con una certa frequenza, si lasciano addirittura morire iniziando a rifiutare il cibo).

Alla luce di queste considerazioni, pensiamo a quanto può essere utile qualunque attività che possa in qualche modo favorire il rapporto madre-bambino a cominciare già dai primissimi mesi.

Per gli adulti il gioco diventa un modo prezioso di rilassarsi e di divertirsi, soprattutto nelle loro manifestazioni affettive nei confronti dei bambini e degli altri adulti. Più spesso essi dovrebbero abbandonarsi al gioco per ritrovare momenti di spontaneità che li ricarichino emotivamente, aiutandoli a fronteggiare meglio i problemi della vita.

Per questo motivo si può affermare che il gioco è anche un'esperienza culturale di crescita.

L'acquaticità neonatale in questa prospettiva, si rivela quanto mai efficace per lo sviluppo psicomotorio del bambino, favorendo subito dopo la nascita, attraverso la stimolazione sensoriale, l'interazione tra il bambino e la sua figura materna.

Il rapporto diviene ancora più intimo e capace di trasmettere sensazioni corporee piacevoli se consideriamo che si esplica in ambiente liquido, dove con alcuni accorgimenti possono essere eliminati tutti gli ipotetici elementi di disturbo.

Insieme a quest'esperienza viene unito non solo l'aspetto ludico, che è la principale attività del bambino nei primi anni di vita, ed attraverso il quale matura gli aspetti della sua crescita, ma si darà anche ai genitori la possibilità di trascorrere momenti divertenti, rilassanti, riscoprendo il piacere d'interagire e comunicare con il proprio bambino.

L'acquaticità neonatale, capace di favorire la diade madre bambino, ritengo sia da promuovere assolutamente e da raccomandare a tutte le mamme, per una crescita sana del piccolo anche dal punto di vista psicologico e sociale.

In età infantile, la percezione dello spazio e del perimetro del campo d'azione rappresentano per il bambino un sostanziale punto di riferimento.

L'adattamento e la conoscenza profonda del "contenitore" delle sue azioni ludiche e motorie, lo inducono alla fiducia ed ad una positiva predisposizione all'apprendimento.

Nella vita del bambino, il cambiamento e la variazione del "perimetro" dell'area in cui cresce, conosce e impara, avviene per gradi.

Il piccolo amplia i suoi orizzonti spaziali passando dalle braccia della madre al passeggino, dalla culletta ad un lettino un po' più grande, dal gioco nel box pieno di giocattoli ( non troppo accettato dagli psicomotricisti) ad una coperta a terra, che confina e limita il suo campo di gioco e così via...

Nei corsi di acquaticità neonatale ( 0-3anni ) lo "spazio acqua" deve essere proposto con la stessa gradualità, ma non in riferimento all'età del bambino.

Certo...viene spontaneo pensare che, a due anni, il primo approccio debba avvenire direttamente in piscina...L'esperienza dimostra, invece, che l'attenzione al passaggio graduale da uno spazio acqua piccolo ad uno più esteso, debba rapportarsi, soprattutto, non all'età, ma al grado di confidenza e di adattamento che il piccolo dimostra nei confronti dell'acqua.

Questo significa che, anche a due o tre anni, il primo approccio deve cominciare nella vasca di casa, dove lo spazio è circoscritto e familiare. E' lì che si inizierà a spiegare come soffiare sott'acqua, come trattenere il respiro quando la mamma risciacqua la testa con la doccetta estensibile, come si deve stare sdraiati in posizione supina, senza affondare, etc...

Il passaggio ad un ambiente più ampio, non comporterà alcuna difficoltà e, a questo punto, l'ambientamento nella piscina piccola  sarà più veloce e semplificato.

A due o tre anni, sarà pronto per la vasca grande (quella dei veri nuotatori), ma lo sarebbe anche a pochi mesi, se la temperatura si aggirasse intorno ai 31/33 gradi.

Quando il bambino è completamente adattato all'elemento liquido, è il momento giusto di portarlo in uno spazio acqua più vasto, come quello del lago, del mare... la sensazione di benessere e di libertà che saprà trarne, sarà grandissima, ma solo se tutto è avvenuto dolcemente e per gradi...

Uno dei momenti importanti per il bimbo è allattamento in acqua, nel quale entrano in gioco non soltanto fattori fisici, ma anche psicologici: il neonato trova nel seno materno una fonte da cui attingere sia il sostentamento vitale, sia il suo bisogno di affetto, rassicurazione e comunione con la mamma.
In acqua la poppata non solo rafforza questi concetti, ma si rivela indispensabile per la fase di richiamo del riflesso di apnea.

Avvicinandoli e contenendoli completamente in un abbraccio indissolubile, l'acqua "riamalgamando" il bambino alla madre ripristina il loro rapporto primordiale dolcemente e senza forzature, in modo del tutto naturale così come durante la gravidanza la natura aveva predisposto...

Questo oggi più che mai diviene elemento importantissimo, essendo la madre del duemila sempre meno ideale e meno disponibile alle esigenze del bambino, sia pure per motivi che non dipendono dalla sua volontà. Se dunque esistono delle attività capaci di favorire il rapporto del neonato con la mamma, siano esse da promuovere assolutamente, per una crescita sana ed uno sviluppo più produttivo del bambino, destinato a diventare l'uomo del nostro progresso e della nostra crescita sociale.

In acqua, è necessario creare delle situazioni, sotto forma ludica, che hanno l'intenzione di scavare e di ripercorre il vissuto emotivo/affettivo/psicologico del bambino, con l'intenzione di trovare il corretto canale di comunicazione. Esternando proprie emozioni, usando la creatività insita in ognuno di noi, viene superato lo scoglio emotivo ed è dunque possibile procedere con attività con fine didattico.
La musica, associata all'acqua, aumenta la sua efficacia.

L'acqua, è un elemento prezioso perché aiuta a ripristinare l'equilibrio psicofisico attraverso le sue funzioni biologiche e terapeutiche. Il bambino, immerso nell'acqua (attraverso il suo continuo massaggio simile ad onde), recupera un senso di leggerezza, di vitalità, di energia, di serenità e di pace.

Attraverso l'aiuto della musica, l'aspetto comunicativo viene visto in maniera totale: vengono impiegate, oltre alla comunicazione verbale, espressioni "non verbali" come:

  • l'improvvisazione musicale ritmica e melodica, con l'uso della voce e/o degli strumenti musicali:
  • strumenti a percussione, flauti, triangoli, maracas, sonagli, tamburi, tamburelli, bonghi;
  • supporto audio, registratore.

Si possono proporre le prime musiche ascoltate in gravidanza, con ascolto del battito cardiaco, canzone della relazione, ninne-nanne, coccole, contatto, prese di contenimento.

Le ninne-nanne cullano sia gli adulti che le cantano sia i neonati ai quali è rivolta. E' un momento di scambio intimo tra l'adulto ed il bambino dove la melodia si mescola alle parole per indicare la separazione, la paura, l'assenza ma anche il calore, il conforto necessario per partire nel mondo dei sogni. Prima canzone che esprime amore, la ninna-nanna è un involucro sonoro che procura un sentimento di sicurezza del quale il bambino ha bisogno. Difatti, prima di addormentarsi, il bambino vive momenti di tensione, nervosismo, ansia.

La voce gioca anche qui un ruolo di passaggio, di trasmissione dall'adulto al bambino passando dalla tensione al rilassamento, dallo stato di veglia al sonno. Nel modo per farlo dormire non c'è che una maniera: mentre si culla il bambino, si canta una canzone o un'aria improvvisata su qualche nota. Il testo deve essere colmo di parole d'amore come papà, mamma, più il nome del bimbo...con una respirazione corretta. In risposta alle sue prime parole, le ninne-nanne utilizzano delle sillabe ripetute come, dodo, sum-sum, nènè, nino...

Le parole traducono le preoccupazioni le più diverse, parlando del bambino, ma anche dell'adulto, della sua storia, delle sue paure, o mescolandosi con la fantasia. E' frequente sentire un bambino che si auto-coccola, canticchiando qualcosa nel suo lettino, evocando momenti della giornata. Il neonato canticchia per rimpiazzare la mamma, la sua voce, la sua presenza. Queste improvvisazioni rappresentano un'esperienza vissuta e unica. Grazie a questo gioco di voci, la madre (ricordata con dei suoni o col suo nome), c'è in ogni momento della sua vita e può essere presente al momento del bisogno: l'importante è che sia presente nella relazione, che significhi legame d'amore per il bambino.

Importanti sono quegli strumenti che presentano delle cavità che fanno da risuonatore : la bocca, il battere sul petto o sulla gola, il battere delle mani disposte come incavo. L'ascolto è un primo filtro del mondo circostante, ha una funzione d'intelligenza. Con i neonati, quando il bisogno è soddisfatto il desiderio non lo è mai. Difatti il desiderio di comunicazione emotiva precede il bisogno di una comunicazione legata al cibo. Non è facile trovare delle percezioni uditive e tattili che mobilizzino l'attenzione dei neonati. Nella fase esploratoria di un oggetto o di uno strumento, il bambino cerca di sentirne le vibrazioni.

E' necessario stimolare il bambino nell'apprendere a stare in acqua con gioia, piacere, disinvoltura, sicurezza, libertà e creatività.

L'acqua offre la possibilità di « addentrarsi », come in un gioco, alla scoperta di molti campi d'esperienza e di espressione. Il corpo, difatti, si rivela, si costruisce, si libera, si conosce contribuendo alla formazione dell'autonomia.

Il fatto di proporre un contatto precoce con l'acqua, permette ai giovanissimi di aprire un mondo di esperienze e di scoperte particolarmente ricco e vario: l'acqua, grazie alle sue proprietà fisiche, offre oltre che delle stimolazioni sensoriali specifiche anche un supporto a delle attività motrici adatte anche per i bambini più piccoli.

Il clima affettivo caloroso e rassicurante ricercato durante le lezioni concorre allo sviluppo psicologico e al risveglio sociale del bambino. Inoltre, grazie alla relazione con l'acqua, il bambino ritrova il suo vissuto acquatico, profondamente investito sul piano dell'immaginazione.

Tutto ciò contribuisce alla crescita e allo sviluppo armonioso del bambino. Tutti i sensi vengono sollecitati. Al bordo o in acqua, lo sguardo viene captato dallo scintillare, dalla trasparenza, dal movimento dell'acqua, dai giochi ; il tatto: toccando (con la mano, il corpo) un elemento fluido, i giochi e i compagni; l'udito:l'orecchio, è attirato dai rumori dell'acqua che scende o che si schizza, dai suoni. Sott'acqua la vista si modifica, i suoni si deformano... tutto cambia ...anche l'equilibrio, le posture.

L'obiettivo è dunque anche di far acquisire al bambino un maggior numero di schemi posturali (appoggi e equilibrio), di modi di spostamento e un controllo della respirazione adattata a seconda delle necessità. Questa continua ricerca del controllo di se, dello sviluppo dell'autonomia, favorisce lo sviluppo psicomotorio del bambino e lo aiuta nell'elaborazione del suo schema corporeo. Giocando, si mette in relazione con l'acqua, con se stesso e gli altri socializzando e condividendo i momenti di gioia e di crescita.

Quando si hanno figli sani e robusti, si pensa all'attività natatoria come ad un'esperienza ludica e ricreativa in grado di favorire lo sviluppo psicofisico del bambino.
Se però le cose non sono andate esattamente per il verso giusto e ci si ritrova genitori di bambini che inspiegabilmente a 15-18 mesi ancora non sono in grado di raggiungere la stazione eretta, la situazione cambia e si comincia a pensare all'acqua in altri termini e con diverse aspettative.

Senza voler illudere nessuno mi sento in grado di affermare che per questi bambini l'acqua può moltissimo, ma solo se si esegue un programma preciso, rispettando sempre i tempi e i modi di ogni piccolo e sapendo sempre gestire la situazione senza titubanze. In acqua viene annullata la gravità ed ogni movimento risulta più naturale, aiutato anche dalla pressione idrostatica che fa sentire senza peso chi vi è immerso.

Il bambino disabile ha bisogno più degli altri di sviluppare la conoscenza del proprio schema corporeo e di esercitare i suoi schemi motori di base, che in alcuni casi, in ambiente aereo è impossibilitato ad espletare.

Sappiamo quanto sia importante per tutti i bambini lo sviluppo dell'immagine corporea e della propriocettività e per questo è fondamentale, ancor più per il bambino con problemi, acquisire presto una reale e completa conoscenza di se e del proprio corpo.

Nell'acqua, inoltre, non si avvertono limitazioni ed essendoci continuità tra intelligenza e processi biologici di adattamento all'ambiente, si considera questo luogo quello in cui il bambino disabile può esprimere al meglio se stesso, ricavandone benefici su tutto lo sviluppo.

Le risposte che si possono ottenere in acqua dai bambini disabili sono davvero sorprendenti. Attraverso il calore e la sicurezza che il corpo della figura di riferimento può infondere, il bambino in acqua può sperimentare i propri sensi e può allenare la propriocettività senza pericoli .

Sappiamo che nella globalità dei processi di comunicazione umana, vi sono svariate possibilità di relazionarsi con gli altri. Si possono sinteticamente ridurre alle due sostanziali opportunità rappresentate dalla comunicazione verbale e da quella non verbale.

Tali modalità comunicative si presentano strettamente connesse tra di loro; si pensi, ad esempio, al momento in cui si dice qualcosa ed alle conseguenti negazioni, conferme o rinforzi che si esprimono con il linguaggio del corpo (espressioni del volto, gestualità, intensità,...).

D'altro canto, se si comunica attraverso i gesti e la mimica facciale, la comunicazione può essere rinforzata dalla sonorità vocale o dalle parole articolate.

Nei primi mesi di vita la comunicazione di tipo verbale si presenta meno efficace di quella corporea; in questa età il bambino non sa ubbidire ad un comando vocale, ma reagisce più velocemente se si stabilisce con lui una comunicazione di tipo corporeo.

Ecco perchè baci, coccole, carezze ed espressioni gratificanti del volto producono istantaneamente feed-back positivi nella comprensione e nella recezione dei messaggi.

La pelle, il calore del corpo, e la gestualità in senso generale divengono per eccellenza la forma di dialogo più facile con i bambini molto piccoli. Le motivazioni indotte attraverso processi di gratificazione corporea e di lode producono di riflesso nel piccolo un aumento delle risposte motorie.

In ambiente fluido il corpo del genitore o dell'operatore diviene per il bambino un importante punto di riferimento che gli permette di allontanarsi, esplorare lo spazio circostante e di tornare con la certezza di un abbraccio che contiene e che consola.

In questa prospettiva l'acqua non può non essere considerata l'ambiente ideale nel quale stabilire una comunicazione corporea che va oltre il dialogo, e che permette situazioni di contatto intense e naturali. 

Le risposte motorie dei piccoli divengono molteplici e si esplicano in un piano tridimensionale, che consente il flusso libero di percezioni utili alla costruzione di tutti gli schemi motori di base.
In età evolutiva l'acqua è l'ambiente migliore, in assoluto, anche per il recupero di deficit psicomotori, comportamentali e del linguaggio.

Nell'acquaticità neonatale utilizzata soprattutto per abilitare il bambino che presenta alcune forme di disabilità, l'acqua diviene un mezzo grazie al quale si riesce a conseguire un obbiettivo, cioè un fine, che è quello di ABILITARE e non di riabilitare come erroneamente viene creduto.

Abilitare un bambino nell'acqua, significa renderlo abile, cioè fare in modo che diventi capace di fare qualcosa, cioè di nuotare. Così come RIABILITARLO vuol dire restituirgli una abilità che aveva perduto.

In effetti è vero che richiamando i riflessi primordiali fetali si "riabilita" il piccolo all'acqua poiché gli consente di ricordare ( in una specie di "deja vou" ) quello che forse aveva già dimenticato, ma è altrettanto esatto considerarlo un metodo "abilitativo", dal momento che insegna al bambino una capacità, che è quella di usare i suoi riflessi esercitandoli e trasformandoli in movimenti natatori.

Favorendo lo sviluppo staturo-ponderale, l'acquaticità neonatale è in grado di attivare, senza danno, tutti i meccanismi di crescita. Sviluppando armoniosamente tutta la muscolatura esso ne favorisce la capillarizzazione, in modo che i muscoli meglio nutriti saranno in grado di eliminare un maggior numero di scorie.

L'acquaticità neonatale  favorisce anche la capacità respiratoria dei piccoli, rendendoli più resistenti e più forti. Incrementando la capacità inspiratoria ed il coefficiente di utilizzazione dell'ossigeno in rapporto all'aumentato metabolismo dei tessuti, si rivela di fondamentale importanza anche per l'abilitazione di disturbi nella respirazione.

In età evolutiva i bambini che praticano quest'attività si presentano meglio vascolarizzati dal punto di vista cardiocircolatorio, con implicita diminuzione della frequenza cardiaca a riposo, a vantaggio di una contrazione del cuore molto più efficace, che viene favorita da un aumento del miocardio, con un aumento consequenziale anche del volume di riserva. Da ciò ne deriva, inoltre, un miglioramento della capacità di sforzo e di recupero dei bambini.

L'esperienza in acqua è vantaggiosa anche per altri settori. In ogni singola area di crescita, si possono individuare i numerosi vantaggi che esso è in grado di apportare .

Nell'area intellettiva esso sviluppa integralmente i processi percettivi, la fantasia e la creatività; in quella sociale rinforza i sentimenti di solidarietà (soprattutto attraverso il gioco), l'intenzionalità alla collaborazione, il rispetto delle regole; nell'area affettiva consente il controllo dell'emotività, favorisce la fiducia in sé e nell'altro, stimola all'intraprendenza ed all'azione.

Il sonno dei bambini diviene più profondo e più tranquillo, aumenta il loro appetito e si irrobustisce il loro apparato osteo - articolare.
Inoltre alcune ricerche effettuate su bambini con uno sviluppo psicomotorio alterato, dimostrano che il metodo proposto è in grado di migliorare lo stato psicofisico dei piccoli che spesso riscontrano qualche disabilità causata da traumi subiti al momento della nascita.

L'acqua è una grande opportunità per aiutare i bambini down a superare alcuni deficit, portandoli ad una maggior autonomia e al miglioramento della propria qualità di vita.

È fondamentale, per le carenze psicomotorie, cominciare nei primi mesi di vita a far vivere l'acqua al bimbo Down, attraverso corsi di acquaticità genitore-bambino, inserendolo da subito in un contesto relazione-motorio insieme ad altre persone e bambini della sua età.
Successivamente (dopo i tre anni) verificare la possibilità di continuare la progressione psicomotoria in acqua, attraverso l'inserimento in piccoli gruppi di scuola nuoto, tenendo presente il livello di sviluppo del bimbo stesso. In questi casi, a volte, può essere necessario un ulteriore supporto di una figura di riferimento tecnico, che affianchi l'istruttore responsabile del gruppo stesso, per essere così aiutato/assistito nella gestione tecnica del bambino Down, cogliendo momenti ed aspetti di notevole importanza.

Negli anni a venire può verificarsi, come avviene il più delle volte, che il bambino affetto da Sindrome di Down rimanga "indietro" rispetto alle capacità del gruppo nuoto di cui fa parte, ma non per questo deve essere allontanato o fatto regredire in quanto è fondamentale che sia sempre inserito in gruppi per lui stimolanti.

Certamente tale lavoro acquatico necessita di una continua azione di osservazione e monitoraggio, cercando di apportare costanti modifiche di vario genere, fra cui cambiamenti tecnico-operativi che, orientati al progressivo miglioramento delle capacità psicomotorie, affettive e relazionali del piccolo, facendogli amare sempre più la piscina, l'acqua e tutto ciò che lo circonda.

Solo in questo modo è possibile aiutarlo nella sua crescita al di fuori della piscina stessa. Infine sarà possibile, attraverso il continuo miglioramento, senza "perderlo" per strada, un inserimento di attività pre-sportiva, per poter giungere così a far parte di una eventuale squadra agonistica di nuoto per persone diversamente abili.

Questo rinforzerà ulteriormente i risultati raggiunti e, proseguendo attraverso l'esperienza sportiva, consentirà di migliorare la sua autonomia e qualità di vita. Riconosceremo così il suo diritto alla vita, che, con dignità e rispetto, si è conquistato faticosamente giorno dopo giorno, migliorando la sua autosufficienza.

In acqua, insomma, si cresce meglio, i bambini risultano più reattivi e più pronti nel formulare certe risposte. 

Questo accade soprattutto perché in ambiente liquido si possono infondere moltissime impressioni cinestesiche che, in tridimensionalità, stimolano lo sviluppo di percezioni che sono uniche e che il piccolo non potrebbe percepire in nessun altro modo.

Anche per l'abilitazione psicomotoria dei bambini non vedenti essa è in grado di migliorare la propriocettività e la dimensione di se nello spazio e nel tempo.

Nei primi anni di vita, più si arricchisce il bagaglio motorio più si influenza lo sviluppo del cervello.
Le fibre della corteccia,in tenera età, sono ancora prive di guaina mielinica e la massa cerebrale appare estremamente plastica.

Essa, in sostanza, può essere paragonata ad una spugna, poiché è in grado di assorbire quante più informazioni le vengano inviate.
Ecco perché accade che il bambino ad un arricchimento di stimoli motori risponda con un miglioramento nello sviluppo cognitivo.

L'esperienza in acqua in tenera età influenza anche lo sviluppo del linguaggio.
Con la maturazione del Sistema Nervoso si va via via articolando la parola, e il linguaggio verbale viene inoltre condizionato da tutti quei muscoli che sono adibiti, oltre che al vocalizzo, anche alla respirazione. L'unità linguistica articolata sappiamo che dipende anche dal prodotto di concettualizzazione che deriva a sua volta dall'insieme di percezioni che il bambino ha saputo sperimentare.

I criteri che consentono di giudicare lo sviluppo generale del bambino, le sue ipotetiche future difficoltà nell'apprendimento, sono evidenziabili ed evidenziate in prima analisi dalle mamme.

In presenza di qualche tipo di disabilità psicomotoria o linguistica, il bambino non è in grado di recepire correttamente le sensazioni e, di conseguenza, vengono compromessi tutti i processi di apprendimento, così come pure il linguaggio verbale.

Quando il "circuito" sensomotorio è stato danneggiato, il bambino non sa compiere movimenti selettivi né volontari. L'acqua agendo dolcemente attraverso il richiamo dei riflessi arcaici primordiali (soprattutto quello di apnea), coinvolge attivamente i muscoli respiratori, finendo per influenzare naturalmente anche la percezione delle sensazioni che costruiranno più tardi le operazioni intellettuali. 

In conclusione, l'acquaticità neonatale racchiude in sé valenze che consentono di abilitare i bambini sotto diverse prospettive e in un unico momento didattico.

Da ciò ne deriva inoltre che questa metodologia, rivolgendosi ad una fascia di età così delicata, consente di sollecitare la funzionalità neuro-muscolare ed articolare senza gravare sulle strutture anatomiche e cartilaginee in fase di accrescimento.

Il trofismo e la funzionalità degli arti, anche se sono stati in qualche modo danneggiati, vengono recuperati senza danno ai tessuti, che si presentano particolarmente fragili nella primissima infanzia.

Il rapporto del bambino con le figure di riferimento viene agevolato, rinforzando meccanismi di tipo psicologico e sociale integranti lo sviluppo della personalità e del carattere.

 

Dalla terra nasce l'acqua, dall'acqua nasce l'anima...
È fiume, è mare, è lago, stagno, ghiaccio e quant'altro...
è dolce, salata, salmastra,
è luogo presso cui ci si ferma e su cui ci si viaggia
è piacere e paura, nemica ed amica
è confine ed infinito
è cambiamento e immutabilità ricordo ed oblio.


                                                                          da Eraclito.

 

 

  

Maria Carmela Filippelli

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