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La componente ludica dell'acquamotricità neonatale

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CONTENUTI: 

  • Introduzione all'argomento della tesina: gioco.
  • Finalità ed obiettivi del corso di acquamotricità neonatele.
  • Valore ed importanza dell'attività ludica.
  • Riflessioni della psicoanalisi sull'argomento gioco.
  • Evoluzione del gioco fino ai giorni nostri.
  • Benefici dell'attività ludica in acqua.
  • Analisi del gioco durante le fasi di una lezione.
  • L'importanza della regressione
  • Conclusione con le ultime riflessioni sull'argomento del gioco.

COMPONENTE LUDICA DELL'ATTIVITA' DI ACQUAMOTRICITA' NEONATALE

Vorrei aprire questa mia ricerca con una domanda: 

Sappiamo giocare? 

Può darsi che questo quesito faccia sorridere la maggior parte delle persone che collocano l'attività ludica in un passato infantile ormai molto lontano, che non ha nulla a che vedere con il loro presente di persone adulte.

Personalmente credo che nella nostra vita di esseri umani non abbiamo mai perso l'aspetto divertente ed evasivo del gioco, magari a livello razionale possiamo crederlo un fenomeno concluso, ma in ultimo vince sempre la parte di noi che non riusciamo a controllare, ovvero l'inconscio, che ci obbliga ad una pausa dalla realtà e ci spinge a rifugiarci, grazie alla regressione, nell'antico piacere del gioco.

Di sicuro questa mia visione "Pascoliana" del fanciullino che c'è dentro di noi, trova dei riscontri pratici nell'osservazione del rapporto che s'instaura tra adulto e bambino, o meglio tra genitore e figlio nei primi anni di vita.

Basta semplicemente osservare, per rimanere nel nostro tema, una mamma col proprio bebè durante un corso di acquamotricità neonatele per rendersi conto di come sia ancora vivo nell'adulto il desiderio di giocare, e quale migliore occasione di quella di poterlo fare col proprio piccolo?

Normalmente siamo quasi travolti dalla nostra vita, dal lavoro, dagli impegni e da una società che si muove rapidamente, ma all'arrivo di un bambino siamo costretti a dare la priorità alle sue esigenze e anche il gioco è una componente fondamentale.

L'attività ludica è in grado di donare al bambino uno sviluppo equilibrato ed armonico, essendo essa la prima forma di espressione, il suo linguaggio, il suo modo di conoscere il mondo.

Non si deve trascurare inoltre la forte connotazione terapeutica e riabilitativa di quest'attività, poiché attraverso essa il piccolo manifesta, purtroppo, anche ansie, tensioni e disagi.

L'obiettivo di un corso di acquamotricità neonatele non è quello di insegnare ai bambini le tecniche natatorie, bensì occorrerà cercare di prolungare nel bambino il piacere dello stare in acqua, utilizzando il gioco come forma di attrazione, finalizzato al raggiungimento dell'autonomia.

A tale scopo si lavora sulla motricità e non sulla tecnica del movimento, con lo scopo di educare il piacere del corpo attraverso la scoperta di sé.

L'acquaticità è definita infatti come il complesso delle azioni-reazioni che indicano una condizione di serenità e agiatezza nell'acqua.

Ricordiamoci,che stiamo parlando di un'attività ludica collocata nell'ambiente acquatico e questo la rende più speciale e ricca di benefici di qualsiasi paritetica attività ludica terrestre.

I benefici dell'acqua su un neonato sono molteplici: 

  • dona sensazioni di benessere;
  • apporta benefici all'apparato respiratorio e all'attività cardiovascolare;
  • contribuisce allo sviluppo delle capacità psicomotorie;
  • stimola la libertà di movimento;
  • favorisce l'appetito, il rilassamento ed il sonno.

Il nostro compito di operatori del settore acquatico neonatale, consiste nel creare attorno al piccolo un ambiente stimolante, dove la componente ludica abbia una grande importanza.

Occorre, quindi, invitare il genitore ad individuare i gusti e le preferenze del bambino in modo da poter così fornirgli gli strumenti necessari, assecondandolo nelle sue scoperte, nei suoi successi e rassicurandolo nei suoi fallimenti, poiché, si sa, lo sviluppo dell'individuo avviene anche attraverso la filosofia del fallimento.

Attraverso il gioco il piccolo si sviluppa cresce ed apprende, sviluppando spontaneamente la psiche e la fantasia.
Il gioco è una delle attività umane in grado di generare soddisfazione e piacere, infatti tutti noi scegliamo le nostre componenti ludiche sulla base dei nostri gusti personali.

Non dobbiamo dimenticare che se nel piccolo non vi è divertimento non può esserci apprendimento. 
I bambini in particolare fanno del gioco la loro occupazione principale, trovando, pur senza cercarle in modo consapevole, soluzioni nuove di adattamento alla realtà che li circonda.

Non a caso, infatti, la psicoanalisi freudiana ha fatto come oggetto di studio argomenti come la motivazione al gioco, le modalità ludiche e la dinamica del gioco.
A tale proposito porto come esempio di quanto affermato l'analisi che lo stesso Freud fece su un neonato di un anno e mezzo. 

Il piccolo preso in esame, infatti, tentava di superare la temporanea assenza della madre attraverso il gioco di gettare lontano da sé e poi tirare nuovamente a sé un piccolo rocchetto legato a uno spago: secondo il celebre psicoanalista il bambino riusciva ad elaborare il proprio dolore per la perdita materna, trasformando un comportamento passivo (venire abbandonato), in uno attivo come lanciare e riattivare a sé l'oggetto che rappresentava la madre.

Senza dilungarmi troppo sulla psicoanalisi freudiana, posso dunque affermare che il gioco è un linguaggio da interpretare prestando attenzione ai singoli fattori che lo costituiscono: durata, materiali, simboli, caratteristiche, difficoltà e partecipazione.
Su questo argomento ha dato il suo contributo anche la psicologa Melania Klein nel suo libro "la psicoanalisi dei bambini". 

Tra i vari temi affrontati nel succitato libro, la dottoressa Klein affronta anche una curiosa analisi di distinzione tra giochi per femminucce e giochi per maschietti, sostenendo che le prime prediligono le bambole per soddisfare il loro innato desiderio di maternità, mentre i maschietti preferiscono macchinine, treni che simboleggiano quasi il volersi aprire a forza una strada nel corpo della madre.

Volendo trasferire il valore di queste riflessioni nel nostro ambito organizzativo del corso di acquamotricità neonatele, occorre prestare attenzione alla scelta dei giochi sulla base dell'affluenza maschile e femminile, partendo da queste generiche preferenze in base al sesso dei neonati e approfondendo e differenziando in seguito tali scelte, a seconda delle reazioni del piccolo alle nostre proposte ludiche.

Mi sembra opportuno sottolineare che l'importanza riconosciuta oggi al gioco nel campo della pedagogia educativa, non è stata in passato così immediata e scontata.
Pensiamo per esempio all'antica Grecia, che nei bambini vedeva solamente soldati forti e coraggiosi da forgiare con dure prove di sopravvivenza.

In quell'epoca, il gioco non era ovviamente contemplate ed anche il nuoto era finalizzato alla guerra e non certo ad una sana attività fisica come la intendiamo noi oggi.

Fortunatamente i tempi sono cambiati, la figura dell'uomo stesso è cambiata. 
L'idea di introdurre il gioco nell'ambito educativo risale a Rousseau. 

Prima di lui la scuola era concepita solo per un lavoro serio e disciplinato, dove l'allievo doveva imparare a memoria le nozioni in un clima di severità, ubbidienza e distacco.
Bisogna aspettare i pedagogisti moderni, come Pestalozzi, Herbart e Froebel, perché si realizzi un'impostazione psicologica ed educativa dei giochi infantili.

Noi operatori del settore acquatico, abbiamo il compito di portare il frutto di questi progressi nelle piscine in cui insegniamo, poiché fortunatamente si sono aperte strade alternative allo sport visto solo come prestazione agonistica e sono nate delle discipline, come la nostra, volte a promuovere una cultura olistica tesa al raggiungimento del benessere.

Benessere e agiatezza sono infatti le sensazioni che il nostro piccolo dovrebbe trovare in acqua e non ansia timori e frustrazioni.
Per questa ragione le proposte dell'operatore devono sempre essere ben ponderate e finalizzate ad obiettivi raggiungibili. 
Tornando alla mia analisi sul neonato, si può affermare che egli ci manda segnali attraverso il gioco e la nostra abilità sta nel saperli codificare.

I benefici dell'attività ludica in generale sono molteplici, cercherò di enunciare quelli più importanti per lo sviluppo del bambino: 
  • Mezzo per raggiungere pensieri e sentimenti;
  • Allenta lo stress e diminuisce le ansie;
  • A livello fisico agevola l'equilibrio;
  • Agevola il senso della distanza;
  • Favorisce la coordinazione occhio-mano e la valutazione delle capacità motorie;
  • A livello cognitivo agevola la creatività ed il linguaggio;
  • A livello sociale favorisce il decentramento, il confronto con gli altri e la negoziazione;

Riassumendo dunque, nell'attività ludica si riscontrano vantaggi fisici, cognitivi, sociali ed emozionali. 
La tipologia dei giochi infantili e per la precisione neonatali si differenzia come di seguito riporto: 

  • Primi mesi di vita: esercizio senso-motorio, vale a dire gioco fatto per il solo gusto di verificare le proprie capacità,con l'attenzione che dapprima è rivolta al proprio corpo ed in seguito si sposta verso gli oggetti.
  • Dai diciotto mesi ai sei anni di vita: giochi simbolici, in pratica attraverso l'immaginazione e l'imitazione il bambino compie le sue esperienze.

Gli oggetti vengono usati non solo per le loro proprietà funzionali e materiali, ma anche per quelle simboliche, che il bambino attribuisce loro.
Soprattutto nei primi mesi di vita, il bambino gioca per conoscere il proprio corpo, gioca per ricercare il piacere quali la liberazione di impulsi aggressivi e libidici.

Il gioco in acqua rappresenta il motore della consapevolezza.

In acqua il neonato sperimenta e ricerca le stabilità motorie che saranno la base per attività quali camminare e correre, inoltre si sente libero ed ha maggiori possibilità di movimento.

L'acqua è per lui sinonimo di relazione, scoperta, gioco, rischio, emozione e piacere. 
Il gioco fa vincere le paure, consente di creare, di sperimentare nuovi movimenti, di scoprire, di inventare, di liberare cariche emotive, di esprimersi con il proprio corpo, di simulare situazioni pericolose senza compromettere la propria incolumità.

Il gioco consente di sviluppare automatismi che condurranno da grandi ad avere riflessi rapidi e pronti. 
Entrare in acqua, immergere il viso, tuffarsi, può generare nel bambino sensazioni nuove e forti, ma la trasformazione della paura in divertimento, del rifiuto in entusiasmo, lo renderà forte consapevole di sé.

La figura dell'adulto e soprattutto quella del genitore è fondamentale per il neonato, che sperimenta un nuovo ambiente e intraprende un viaggio, non certamente facile, attraverso la conoscenza del proprio corpo.
L'adulto deve infatti necessariamente infondere sicurezza al proprio bambino, senza dimenticare che i neonati sono molto sensibili e vengono influenzati dallo stato d'animo del genitore.

Occorre quindi prestare attenzione a questo aspetto, cercando di affrontare la lezione col proprio piccolo con una predisposizione tranquilla di serena apertura, per non rischiare di trasmettergli le nostre paure.
Il gioco in acqua diventa anche un mezzo attraverso il quale genitore e neonato approfondiscono la loro conoscenza. 

L'adulto potrà osservare e valutare le reazioni del suo bambino, capendo le sue preferenze, individuando ciò che attira la sua attenzione e catalizzando la sua attenzione su nuove esperienze proposte dall'operatore.
Vorrei ora focalizzare l'attenzione su gli elementi pratici dell'organizzazione della componente ludica nel campo del corso di acquamotricità neonatele.

Esistono delle fasi della lezione facilmente riassumili in:  
  • Ambientamento a secco ed in acqua;
  • Esplorazione;
  • Autonomia con presidi natatori;
  • Educazione psicomotoria e immersione;
  • Gioco di gruppo;
  • Rilassamento;
  • Congedo e analisi;

In tutte le fasi sopra elencate è presente la componente fondamentale del gioco, come forma di comunicazione per entrare in contatto col neonato.
Durante la fase di ambientamento, il compito dell'operatore è di creare un ambiente stimolante ed interessante, sia a secco che in acqua.

Non bisogna avere premura di immergere immediatamente il piccolo nell'ambiente acquatico, ma sarà il bambino stesso che attraverso segnali ci farà capire quando sarà pronto a tale proposito.

Come stimolarlo? 
Ovviamente attraverso i giochi che avremo la cura di posizionare sul bordo vasca, giochi semplici, domestici, colorati, giochi che possono emettere suoni stimolanti.
Il piccolo si rilassa, esplora e la vicinanza con l'acqua lo porterà a protendersi prima o poi verso essa. 

Una volta superato l'ostacolo dell'impatto con l'ingresso in acqua occorre anche lì delimitare uno spazio in cui il piccolo si senta sicuro e arricchirlo con giochi galleggianti, palline colorate animaletti con diverse forme e colori.
Credo, inoltre, sia opportuno stimolare la creatività del piccolo attraverso proposte semplici, perché molti giochi proposti insieme confondono e disorientano.

E' preferibile proporre i giochi uno alla volta e lasciare che l'azione venga ripetuta il tempo necessario per l'assimilazione e la sua esecuzione, poi tornare a riproporla, poiché la ripetizione dona sicurezza.

Venendo alla fase dell'esplorazione dello spazio acqua, che avviene tra le braccia confortanti del genitore, il piccolo entra in contatto con un nuovo ambiente ed anche qui lo stimolo dato dagli oggetti è di fondamentale importanza.

Il piccolo, infatti, se eccitato da qualcosa sviluppa un naturale movimento ondulatorio da "pesciolino", soprattutto nei primi mesi di vita.
L'autonomia attraverso i presidi natatori, quali salvagente, braccioli, tubolari, rappresenta una fase molto importante per il raggiungimento dell'indipendenza, un'indipendenza molto anticipata se pensiamo a quella terrestre!

In questo caso gli stessi strumenti su elencati non sono da considerarsi semplici mezzi di sostegno, bensì giochi interessanti e colorati che si prestano alla manipolazione e al contatto.
Occorre dare tempo ai bambini di "studiare" gli oggetti, guardandoli, toccandoli, assaggiandoli. 

L'educazione psicomotoria in acqua prevede tra le altre cose lo sviluppo del riflesso di prensione. 
A tale scopo viene utilizzata la tecnica delle bracheazioni, usando strumenti come anelli, bastoni o molto più semplicemente le mani stesse del genitore.
Il piccolo si attacca con le sue forze a questi oggetti che assumono, anche in questo caso, un aspetto giocoso, che permette di sperimentare le sue capacità.

L'impegnativa tecnica dell'immersione deve avvenire anch'essa in un contesto giocoso, deve essere finalizzata al raggiungimento di un giocattolo, per esempio, che rappresenta il premio dopo lo sforzo intrapreso.
Il concetto del premio dopo aver superato un'attività faticosa è di fondamentale importanza per stimolare l'interesse del neonato....e quale premio migliore di un gioco che lo attende non appena riemergerà dalla superficie dell'acqua?

Durante la fase dei giochi di gruppo la fantasia dell'operatore e dei genitori può spaziare per creare di volta in volta delle proposte di gioco collettive stimolanti che pongano i neonati in relazione tra di loro.
I piccoli, giocando insieme, sviluppano l'istinto di emulazione ed imitazione verso le azioni compiute dai più grandicelli e questo li aiuta nel loro sviluppo di coordinazione psicomotoria.

Per tale ragione è utile durante questa fase finale della lezione fare interagire neonati di diverse fasce di età. 
In questa fase vengono privilegiati giochi a bordo di materassini o barchette galleggianti, scivoli e quant'altro può rendere giocoso e piacevole l'ambiente.
Dalla mia personale esperienza ho potuto valutare inoltre l'importanza ed il contributo che la musica può apportare ad una lezione di acquamotricità neonatele.

Lavorare con genitori e bambini in acqua con un sottofondo musicale non eccessivamente invasivo, che preveda un ricco repertorio di brani per bambini e colonne sonore di cartoni animati, rende ancora più stimolante l'ambiente.
I bambini, specialmente quelli più grandicelli, dimostrano di apprezzare la musica al punto che sembrano quasi ondeggiare e muoversi seguendo il ritmo e i genitori non sono da meno!

E' una situazione ricorrente, infatti, sentirli canticchiare le canzoncine per bambini allegri e sorridenti e questa rappresenta un'ulteriore conferma al concetto di regressione verso il mondo infantile da parte degli adulti.
Alla fine di una lezione ricca di stimoli mentre concediamo ai nostri piccoli un meritato rilassamento, occorre analizzare con i genitori il lavoro svolto, riepilogando le esperienze affrontate e sopratutto facendo comprendere loro le motivazioni e le finalità pedagogiche dei giochi svolti.

I genitori devono essere sensibilizzati sull'importanza del lavoro svolto, poiché la loro motivazione ed il loro entusiasmo nell'affrontare questa affascinante esperienza si rifletterà sui figli.
Ho aperto questa ricerca con una domanda alla quale ora desidero dare una risposta: 

"Sappiamo giocare?" 
La mia risposta è "Sì", sappiamo giocare, non smettiamo mai di giocare, per tutta la vita giochiamo a volte senza nemmeno rendercene conto.
Quando poi abbiamo la fortuna di vivere l'esperienza della maternità e della paternità, comincia la nostra regressione come se tornassimo bambini e rivivessimo, assieme ai nostri figli, i giochi e le sensazioni che ci regalavano piacere e al tempo stesso ci facevano scoprire il mondo.
Non smettiamo mai dunque di giocare, perché solo così una parte di noi rimarrà per sempre giovane. 

 
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