La componente ludica dell’attività di acquamotricità neonatale.
Davide Montecucco
02/02/08
Il GIOCO
Si tratta di un comportamento comune a tutte le specie animali più evolute; nelle attività motorie è classificato a volte come metodo, altre come mezzo, altre ancora come fine.
E’ interessante soffermarsi su due teorie sull’origine e le funzioni del gioco:
1. La teoria etologica
Gli etologi vedono nel gioco uno strumento, frutto della selezione naturale, che consente ai piccoli della specie più progredite (che nascono immaturi), di contemplare il loro sviluppo.
Secondo Groos nel gioco gli animali imparano; anzi essi organizzano e perfezionano il gioco come modello del loro comportamento futuro.
Lorenz, a dimostrazione di ciò, fa rilevare come i mammiferi marini siano particolarmente adatti ad imparare e perfezionare i movimenti acquatici, proprio grazie alla loro straordinaria giocosità.
Questo fenomeno non è dimostrato solo dal loro addestramento nei circhi, infatti, otarie e delfini inventano spontaneamente grandi numeri artistici.
Scrive infatti:
“..il gioco è in gran parte motivato dal piacere della funzione e, proprio per questo, porta ad una produzione creativa di moduli motori nuovi, spesso molto eleganti…”
“..esplorazione e gioco sono costituenti di importanza vitale anche nel comportamento umano. Prima la scoperta viene effettuata senza scopo, non è motivata da un bisogno specifico; la sua applicabilità ai fini pratici viene determinata solo “in seguito”. Non c’è allora da meravigliarsi del fatto che nei primati il gioco abbia un’elevatissima importanza, un’importanza che diminuisce assai negli animali inferiori.”
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