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L'operatore e la Diade mamma-bambino

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Il corso di acquamotricità neonatale, rivolto ai bambini dai 3 mesi ai 4 anni di età, propone un primo approccio all’ambiente acqua in apposite vasche (temperatura minimo 32°) presso una piscina attrezzata.
È sicuramente anacronistico ed errato parlare di nuoto per neonati. Non si tratta, infatti, di un precoce avviamento alla tecnica natatoria ma di un insieme d’esperienze piacevoli e gioiose finalizzate ad un armonioso sviluppo fisico, intellettivo e sociale del neonato e alla conquista della sua autonomia in acqua.

L’attività prevede la partecipazione del genitore, quale presenza rassicurante che supporta il bambino nell’incontro e nell’esplorazione del mondo acquatico. Il corso di acquamotricità si carica così di significati emotivi: diventa momento di incontro tra il bambino e il genitore in un ambiente estraneo alla fretta e agli impegni quotidiani. Viene valorizzato il gioco, la semplice osservazione del piccolo nell’esplorazione dell’ambiente acquatico, lo stare insieme, il vivere e il condividere le emozioni e i propri sentimenti… il tutto con la guida di personale specializzato.
 
Finalità per il BAMBINO:
•    scoprire l’acqua attraverso il "piacere di fare";
•    regalare ai bimbi la possibilità di muoversi con naturalezza nell’ambiente acquatico che hanno già avuto modo di conoscere durante i nove mesi di gestazione;
•    usufruire di contesti di apprendimento e di gioco che arricchiscano quelli familiari;
•    raggiungere un adeguato livello di autonomia che consenta al bambino di appropriarsi degli spazi a sua disposizione, prima con e poi senza la mediazione dell'adulto familiare;
•    stabilire una relazione e l'inizio di una collaborazione attraverso il gioco e l'attività con bambini ed adulti al di fuori della famiglia.

Finalità per il GENITORE:
•    condividere momenti di gioco con i propri figli e con altri bambini, osservarli e conoscerli in situazioni e relazioni differenti;
•    incontrarsi con altri genitori con cui parlare e condividere esperienze.

Metodo
Utilizzando il gioco, si guida il bambino e l’adulto che l’accompagna dal primo approccio con l’acqua, alle immersioni ed ai tuffi. Vengono rispettati i tempi ed il desiderio del bambino, evitando così tutte le situazioni di tensione che influiscono negativamente sul rapporto con l’acqua e sul percorso di crescita psicofisica.
Tanto i giochi in acqua quanto le sequenze di attività devono infatti rispondere ad un preciso modello di lavoro basato su un ambientamento graduale, senza forzature.
L'acquamotricista deve essere anche un po' psicologa e assecondare gli umori del piccolo, rispettando i suoi tempi personali.
Naturalmente anche il comportamento del genitore che entra in acqua con il proprio bebè è fondamentale: ansia e aspettative troppo ambiziose sono da tenere sotto controllo.
È importante infatti che il momento del corso venga concepito come un'isola felice nel rapporto con il proprio bambino.

Le figure coinvolte nell'attività sono il bambino, il genitore e l'operatore specializzato.

IL BAMBINO
Il bambino è il soggetto principale dell'attività e, dunque, non rappresenta un elemento al quale impartire direttive per raggiungere un obiettivo prestabilito. 
Inizialmente il bambino subisce la situazione in cui si trova, in quanto la decisione di andare in piscina viene presa dai genitori, spesso per soddisfare una propria aspirazione. 

 

È compito dell’acquamotricista, con l'aiuto dei genitori stessi, debitamente guidati e preparati, creare un ambiente atto a stimolare l'interesse e la curiosità del bambino che, attraverso numerose esplorazioni, porterà a compimento il processo di adattamento.
Tale processo si compie in modo individualizzato, procedendo per tentativi ed errori, durante i quali sono determinanti la funzione ludica ed il fattore affettivo. Ogni bambino è peculiare ed ha propri ritmi di apprendiemento e di esplorazione.

Per questo non ha senso parlare di percorsi obbligatori o risultati che deve assolutamente raggiungere.
Egli "apprende" l'acqua come impara a camminare, a parlare, cioè in maniera naturale, grazie alla propria capacità di adattamento alle nuove esperienze, stimolato dalla relazione affettiva con il genitore e all'ambiente adeguatamente predisposto.

L’incontro stesso con l’acqua non avviene in modo immediato o addirittura forzato, ma è frutto di una "scoperta" del piccolo al termine di un percorso di psicomotricità realizzato a bordo vasca con materassini, cubi, strutture modulari e giochi di manipolazione.
Nessuna imposizione, dunque, e in più, per il bambino, il fascino di arrivare all’acqua dopo aver esplorato un percorso che stimola l’apprendimento da una parte e la coordinazione fisica dall’altra.

IL GENITORE
È importante che il bambino sia accompagnato al corso di acquamotricità da uno dei genitori. Generalmente vi è una maggiore partecipazione femminile, legata al ruolo affettivo e materno dell’attività proposta, anche se ultimamente si sta verificando un’inversione di tendenza con sempre più padri che partecipano al corso per imparare a costruire con il proprio bambino una nuova relazione nel tempo extra-lavorativo (tardo pomeriggio-sera o sabato mattina).

I genitori sono gli interlocutori privilegiati del bambino: egli li conosce, dispone di numerosi riferimenti che li riguardano come la forma, la voce, l'odore, il modo di tenerlo in braccio e di nutrirlo; individua con facilità la qualità affettiva espressa dagli atteggiamenti e dai messaggi verbali e non verbali che essi gli indirizzano; sa che essi sono in grado di tradurre le sue espressioni, le sue reazioni, i suoi bisogni.

La relazione affettiva bambino-genitore viene favorita dalla condizione di immersione: il contatto fisico che, spesso può non essere frequente sulla terra; la sensazione molto piacevole derivante dall'essere avvolti, contenuti dall'acqua, che richiama il periodo della vita intrauterina e che aiuta a rilassarsi; il fatto che il genitore si dedichi in quel momento al proprio bambino, abbia per lui e solamente per lui, una particolare attenzione.

Tutto ciò permette al bambino di sentirsi particolarmente gratificato.
I genitori rappresentano dunque una fonte di sicurezza insostituibile per il bambino, il quale può alternare ai rischi derivanti dall'attività di esplorazione e di sperimentazione i ritorni "alla base" (il genitore), presso la quale è in grado di vivere momenti di gratificazione fatti di carezze, coccole, parole di incoraggiamento e di stima.

Il bambino avverte, inoltre, il piacere che i propri genitori provano nel vederlo crescere nelle proprie esperienze e si sente riconosciuto come soggetto "che è capace di...".
Il genitore deve frenare la propria impazienza, il desiderio di raggiungere risultati al più presto e lasciare al bambino i tempi necessari a compiere il proprio percorso di adattamento.

Spesso, durante la vita quotidiana, i genitori sono portati a sostituirsi al bambino e fare "al suo posto" o per mancanza di tempo oppure perché pensano che non ce la possa fare.
Questo comportamento rappresenta un errore ed è bene che, durante le sedute in piscina, si permetta al bambino di fare da solo. Ciò non si rivela, però, sempre facile per un genitore, in quanto l'acqua è considerata, dai più, un ambiente "pericoloso" ed egli si sente caricato di una quota d'ansia superiore a quella abituale, sia che si tratti di una persona a proprio agio nell'acqua sia che si tratti di un soggetto con un vissuto acquatico negativo.

È importante ricordare che i bambini imparano per imitazione, perciò è importante che il genitore si mostri il più possibile sereno e sicuro.
Durante le immersioni, ad esempio, il bambino sta di fronte alla mamma o al papà e la guarda in viso.
Prima si immerge il genitore, poi si immergono insieme, poi il bambino da solo, oramai sicuro che il genitore lo ripescherà, fino a quando non avrà imparato a fare la risalita in modo autonomo.

È un gioco fatto di complicità ed intesa.
Mentre quando nel genitore persiste un atteggiamento rigido, contratto, pauroso, eccessivamente protettivo allora c'è il rischio che l'ansia venga trasmessa al bambino, limitandone le possibilità di ambientamento.
Se il genitore ansioso si affida ai consigli dell’operatore, può riuscire ad accompagnare con profitto e soddisfazione il proprio bambino nel percorso di adattamento, riuscendo anche a crearsi le motivazioni necessarie per recuperare il proprio rapporto con l'acqua.

Il ruolo del genitore è quello di infondere al bambino sicurezza e tranquillità, svolgendo un programma ben definito che porterà entrambi ad una corretta conoscenza dell'acqua. Giocando i bambini esprimono la propria intelligenza, la fantasia, la socialità, l'abilità motoria; così pian piano diventano indipendenti e sono così pronti ad iniziare i successivi passi per un'acquamotricità completa, che permetterà loro di affrontare da soli l'elemento acqua.
La piscina diventa così uno strumento per rafforzare il legame genitore/bambino. Il genitore è un compagno di giochi, un modello da seguire, è colui che, con l'aiuto dell’acquamotricista, manterrà vivo l'interesse del bimbo e lo stimolerà nel conoscere il nuovo mondo acquatico della piscina.

L’OPERATORE SPECIALIZZATO
Si parla di acquamotricista neonatale e non di istruttore o maestro come si è abituati a sentire nelle piscine. Egli infatti non impartisce lezioni dal bordo vasca ma entra in vasca e instaura una relazione pedagogica sia con il bambino che partecipa al corso che con il genitore  che lo accompagna, entrando in empatia con loro.

Fondamentali sono quindi requisiti umani e attitudinali a cui si aggiungono indispensabili competenze tecniche.
La formazione di questo operatore specializzato prevede, infatti, lo studio di elementi di psicopedagogia dell'età evolutiva, di sviluppo psicomotorio del bambino, di fisica dell'acqua e di fisiologia dell'immersione.

L'ideale sarebbe poter lavorare in équipe con uno psicopedagogista e un pediatra.
Un acquamotricista deve elaborare e conoscere a fondo il progetto a cui lavora, credendo nella sua validità e gradualità.
Egli deve trovare la modalità corretta per proporsi e relazionarsi con gli utenti, i bambini ma anche e soprattutto i loro genitori.

Il suo compito è quello di guidare la coppia genitore-bambino, veri artefici del processo di ambientamento, almeno fino ai 3-4 anni, alla scoperta dell'acqua e al modo di adattarsi ad essa, in un ambiente predisposto a tale obiettivo.
Attraverso gli scambi con i genitori, l'operatore può aiutarli a vivere l'attività nel modo più sereno possibile.

Fondamentale è il rispetto di alcune caratteristiche quali la gradualità dell'intervento, la curiosità, il gioco, l'immaginazione, la creatività, lo spirito di emulazione, l'incoraggiamento, affinché si possano raggiungere veri obiettivi educativi.
L'acquamotricista suggerisce gli esercizi che agevolano il comportamento spontaneo e l’atteggiamento esplorativo del bimbo, deve saper cogliere i suoi disagi ed i suoi progressi.

In altre parole, aiuta il bambino nella scoperta del mondo acquatico attraverso il genitore.
Sono proprio i giochi spontanei e la creatività dei bimbi lo spunto delle attività che l’operatore propone, non la coercizione né la ripetizione ossessiva di schemi e movimenti. L’apprendimento passa attraverso il gioco e l’operatore tramite la sua vitalità deve passare questo messaggio al genitore in modo che anche lui impari a divertirsi.
Il lavoro si esplica così non solo nei confronti dei piccoli ma anche nei confronti della crescita e del rafforzamento dei legami relazionali, sia nel nucleo familiare sia verso gli altri esseri viventi ed il mondo che li circonda. Egli è quindi un valido sostegno competente per la diade genitore/bambino.

Per concludere, mi piace pensare al corso di acquamotricità con una metafora teatrale: il bambino è l’attore protagonista, personaggio attorno al quale ruota tutto l’avvenimento; il genitore è la spalla,  attore che offre un supporto insostituibile al protagonista sostenendone la “recitazione” e il ritmo; l’operatore specializzatto è il regista-suggeritore, che coordina e corregge eventuali errori mentre la vasca della piscina o più in generale l’acqua è l’ambientazione, la cornice della storia.


 
BIBLIOGRAFIA

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