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L'operatore e la diade genitore/bambino

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Per iniziare

Bisogna innanzitutto dire che l’acquamotricità rappresenta un’occasione di incontro e crescita per bambino e genitore.
Il nuoto neonatale è importante per i bambini perché permette di sviluppare forza e resistenza, aumenta l’agilità e la coordinazione motoria, rilassa, risveglia l’attenzione e la consapevolezza, stimola l’appetito e l’assunzione di nutrienti fondamentali per la crescita.
Le varie posizioni, in particolare l’immersione, promuovono la respirazione, facilitando e incrementando l’ossigenazione.

Ne trae giovamento la  circolazione sanguigna, che si avvantaggia anche del miglioramento delle prestazioni cardiache grazie all’esercizio. Con il nuoto si rinforza anche il sistema immunitario, così che le malattie diminuiscono.
La ridotta forza di gravità e il galleggiamento, inoltre, permettono al bambino di muoversi a 360° in tutte le direzioni, cosa che consente lo sviluppo dell’apparato vestibolare e l’acquisizione di nuove sensazioni, non comuni all’organismo.

La cosa fondamentale, però, è che il nuoto neonatale rafforza il legame tra genitore e bambino, e non va mai dimenticato che protagonista di tutta l’attività è sempre la diade genitore/bambino.
La competenza dell’operatore e l’attenzione dei genitori che seguono i suoi consigli sono gli elementi fondamentali per far sì che l’attività  in acqua proceda nel giusto modo verso i risultati sperati.

L’ingrediente base per portare a termine con successo il corso neonatale è che l’atteggiamento del genitore che accompagna il bambino in quest’esperienza sia rilassato e positivo, così il neonato entrerà in acqua fiducioso, se invece il genitore è ansioso e si innervosisce, il piccolo se ne accorgerà immediatamente e in acqua apparirà timoroso o si rifiuterà di partecipare alle attività proposte dall’operatore.
Quando un operatore inizia a lavorare con un bambino, in qualche modo entra a far parte del nucleo famiglia. I bambini piccoli hanno una grande sensibilità nei confronti dei loro familiari, perciò è importante creare con i genitori, nel tempo, un rapporto di fiducia e di stima reciproci.

Per i genitori è indispensabile cercare di trasmettere ai propri figli energie positive.
Spesso, invece, i genitori arrivano con paure, pregiudizi o aspettative troppo elevate.
Esistono alcune tecniche che permettono di liberarsi dalle tensioni, senza rischiare di scaricarle inavvertitamente sui figli, con il pericolo, alla lunga, di danneggiarli. È importante, quindi, presentarsi ai propri figli in una condizione di buon equilibrio psichico. In acqua la trasmissione di energie positive aumenta.

Per non traumatizzare il bambino è importante che anche i genitori partecipino all’attività in acqua facendosi vedere mentre si immergono e si divertono. I tuffi e gli esercizi acquatici sono uno specchio psicologico della famiglia: in base a come risponde il bambino, si può capire cosa gli trasmettono i genitori.
Se un genitore, ad esempio, ha paura dell’acqua, per prima cosa sarà necessario lavorare su di lui perché non trasmetta la stessa paura al figlio, il quale ne potrebbe risentire.

Poiché è importante che sia innanzitutto il genitore  a raggiungere uno stato di benessere in vasca, durante l’attività in acqua occorre far capire al genitore l’importanza di un atteggiamento sereno, sorridente e rilassato.
Il rapporto genitore/bambino è fondamentale per un sano sviluppo psicologico e biologico del neonato. Il bambino deve sentirsi protetto, trovare benessere e fiducia.

Un genitore disattento o poco partecipativo, annoiato, che rifiuta le proposte didattiche, non rappresenterà una base sufficientemente sicura per il proprio figlio, limitando la portata dell’attività; al contrario, un genitore attento, sorridente, rassicurante e partecipativo renderà ancora più arricchente e stimolante l’esperienza in acqua del figlio.

Il fatto di andare in acqua con mamma o papà significa porsi tre scopi fondamentali: il raggiungimento dell’autonomia acquatica; l’instaurarsi di una relazione affettiva privilegiata tra bambino e genitore in un ambiente nuovo, quale l’acqua; lo sviluppo globale del bambino in funzione della ricchezza di stimoli che il genitore, l’operatore, l’ambiente acquatico e il materiale a disposizione sono in grado di fornirgli.
Il bambino è posto come soggetto dell’attività e genitori e operatore devono individuare nel gioco il fondamento pedagogico. Il genitore è presente in acqua con il proprio bambino e l’operatore, anch’esso in acqua, coordina e supporta il loro operato.

A partire dalle proprie motivazioni e da quelle che il genitore e l’operatore cercano di creare in lui, il bambino costruisce, poco alla volta, il proprio modo di spostarsi e di essere autonomo in acqua, in base alla percezione del proprio corpo nel nuovo ambiente e al piacere che deriva dall’insieme di tali sensazioni.
In quest’attività, inoltre, sono fondamentali i messaggi corporei (dell’operatore, del bambino, del genitore).
Possono essere messaggi di sicurezza, affidabilità, apertura/chiusura, disponibilità,...
È importante saper cogliere l’attenzione del bambino e imparare ad interpretare i messaggi corporei di quest’ultimo.


I tre soggetti che interagiscono nell’attività del nuoto neonatale

1.    Il bambino è il soggetto principale dell’attività e non rappresenta un elemento al quale impartire direttive. Inizialmente egli subisce la situazione, in quanto la decisione di andare in piscina è presa dai genitori, spesso per soddisfare una propria aspirazione.
È compito dell’operatore, con l’aiuto dei genitori stessi, debitamente preparati e guidati, creare un ambiente atto a stimolare l’interesse e la curiosità del bambino che, attraverso numerose esplorazioni, porterà a compimento il processo d’adattamento.
Sebbene le sedute in acqua si svolgano in gruppo e ciò rappresenti un indubbio vantaggio dal punto di vista della socializzazione, è necessario rispettare le esigenze di ciascuno.

Ogni bambino possiede tempi e ritmi diversi, una propria personalità, un proprio vissuto con i genitori, un tipo di motricità differente. 
I genitori sono gli interlocutori privilegiati del bambino: li conosce, dispone di numerosi riferimenti che li riguardano come il loro aspetto, la voce, l’odore, il modo di tenerlo in braccio e di nutrirlo; individua con facilità la qualità affettiva espressa dagli atteggiamenti e dai messaggi verbali e non verbali che essi gli indirizzano; sa che sono in grado di interpretare le sue espressioni, le sue reazioni e i suoi bisogni.

La relazione affettiva bambino-genitore viene favorita dalla condizione di immersione: il contatto corporeo, pelle a pelle e l’essere circondato, contenuto dall’acqua fra le braccia del genitore richiamano il periodo della vita nell’utero materno e aiutano a rilassarsi. Il fatto che il genitore si dedichi in quel momento al proprio bambino, abbia per lui e solamente per lui, una particolare attenzione favorisce lo scambio affettivo privilegiato. Quest’ultima situazione risulta particolarmente gradita a quei bambini la cui mamma è in dolce attesa, o ha da poco partorito, un fratellino o una sorellina.

2.    Il genitore deve frenare la propria impazienza, il desiderio di raggiungere al più presto i risultati e concedere al bambino i tempi necessari a compiere il proprio percorso di adattamento. È importante che durante le sedute in piscina si permetta al bambino di fare da solo.
Questo per il genitore è spesso difficile, in quanto l’elemento acqua è spesso visto come pericoloso, e ciò rende il genitore ancora più ansioso del solito, sia che si tratti di una persona a proprio agio nell’acqua sia che si tratti di un soggetto con un vissuto acquatico negativo.

Il genitore che tiene un atteggiamento equilibrato e sceglie di lasciar fare al bambino, permette a quest’ultimo di prendere iniziative, rispettandone tempi e ritmi.
Alcuni genitori, invece, sono spesso preoccupati per i risultati dei propri figli, per i loro progressi, specie quando non evidenti.
Nell’eventualità in cui il bambino rifiuti di fare qualcosa, interpreta tali dinieghi come manifestazioni di paura, non comprendendo fino in fondo le difficoltà che il piccolo incontra e dimenticando che ciascun bambino necessita di tempi differenti per portare a termine con successo una sperimentazione.

Il genitore iperprotettivo crea un clima ansioso durante le sedute. Proietta, sovente, le proprie paure e le proprie angosce sui bambini.
Il genitore superinformato si informa, legge molte riviste che trattano della vita del bambino e si occupano delle attività a cui indirizzarlo.
La sua curiosità e talvolta l’insicurezza si esprimono attraverso sequele di domande, spesso tendenziose, è importante che l’operatore sia in grado di rispondere in modo convincente e rassicurante.

Il genitore indifferente nei confronti dell’attività del bambino è distratto, svogliato, poco interessato alle iniziative ludiche del piccolo, parla molto con gli altri genitori, presta poca attenzione a ciò che dice l’operatore.
Sovente questo genitore viene in piscina per accontentare una richiesta del coniuge oppure trascinato da amici o parenti. Sarà compito dell’operatore cercare di coinvolgerlo, evitando che si ritiri, in breve tempo, dall’attività.

3.    L’operatore deve conoscere a fondo il progetto che intende attuare e credere nella propria validità e nell’efficacia delle strategie che applicherà per raggiungere gli obiettivi prefissati.
Deve possedere sufficienti conoscenze sullo sviluppo psicologico e psicomotorio del bambino, sulla fisica dell’acqua e sulla fisiologia dell’immersione.
L’accoglienza e l’informazione dei genitori interessati all’attività sono determinanti per convincerli della bontà del progetto proposto dall’operatore.

Il compito dell’operatore è quello di guidare la diade genitore-bambino alla scoperta dell’acqua e al modo più efficace di adattarsi ad essa, in un ambiente predisposto a tale obiettivo.
I veri artefici di tale processo sono il genitore e il bambino, ma la comunicazione tra operatore e genitore si rivela di fondamentale importanza affinché l’esperienza acquatica della diade risulti serena e costruttiva.

Il piccolo non va spinto a realizzare prestazioni superiori alle proprie possibilità del momento, per evitare che possa vivere stati d’ansia, i quali potrebbero fargli rallentare il processo di ambientamento; tanto meno si deve frenare il bambino nella propria spinta esplorativa.
L’operatore deve osservare fin dalla prima seduta i comportamenti dei genitori e trovare per ciascuno il modo più indicato di comunicare, al fine di rendere più proficua possibile la relazione.

È importante osservare le relazioni tra bambini e genitori, le loro manifestazioni affettive, il modo di rapportarsi alle altre coppie e la valutazione delle capacità psicomotorie di ciascun bambino.
Dall’osservazione l’operatore deve trarre utili indicazioni sul proprio modo di porsi nei loro confronti e sulle proposte da effettuare per progredire nell’attività.
L’operatore deve dimostrare interesse nell’ascoltare i racconti dei genitori riguardo alla gravidanza, alla nascita del bambino, alle difficoltà, alle soddisfazioni quotidiane e dare risposta ai loro quesiti, per ciò che le sue competenze gli consentono.

Deve porre attenzione alle esigenze e ai bisogni che i bambini manifestano durante l’attività.
Ha il compito di rassicurare, dare fiducia, incoraggiare le diadi: deve aiutarle, sollecitarle con proposte adeguate in grado di fare evolvere qualunque situazione nella direzione voluta.
Si deve preoccupare di condurre i componenti del gruppo ad una socializzazione soddisfacente in quanto una buona integrazione fra le diverse componenti aumenta le possibilità di raggiungere gli obiettivi prefissati.

Un altro compito importante dell’operatore è quello di disporre con cura e competenza, sia sul bordo vasca che in acqua, il materiale ludico e di sostegno, fisso e mobile, al fine di favorire l’attività dei bambini.
Questo materiale deve essere vario e adattato alle capacità dei bambini in relazione a diversi parametri: l’età, le capacità psicomotorie e cognitive, tenendo conto che all’interno di un gruppo esistono numerose differenze e che le motivazioni non sono le stesse per tutti i partecipanti.

L’obiettivo principale non è quello di rendere omogenee le proposte, ma di rispettare le scelte di ciascuno, dato che un bambino esprime una motivazione, questa gli è propria e rispecchia i suoi personali bisogni in quel preciso momento.
La relazione tra operatore e bambino varia progressivamente nel tempo.
Nei primi mesi l’operatore svolge, principalmente, la funzione di supporto alla diade genitore-bambino. Successivamente il rapporto con il piccolo cresce d’intensità e fra i due si instaura una relazione sempre più diretta, più forte, fatta di comunicazioni sia verbali che non verbali.

Raggiunta l’età della scuola materna, sarà il bambino a scegliere l’operatore quale interlocutore privilegiato per i propri giochi e, se lo vorrà, proseguirà il percorso iniziato con il corso neonatale in un corso di nuoto per bambini in età prescolare, magari con lo stesso operatore, con il quale avrà già una forte affinità.
Il ruolo dell’operatore consiste nell’insegnare i movimenti, le tecniche, le strategie, ma non solo… deve essere un po’ compagno di gioco, amico, medico, psicologo, osservatore,…

Le parole-chiave per la buona riuscita dell’operato dell’operatore sono:

  • accoglienza
  • rispetto
  • disponibilità
  • coerenza

Le immersioni contribuiscono ad aumentare l’affiatamento della diade se vengono eseguite da bambino e genitore insieme o se eseguite con il passaggio dalle mani dell’operatore alle mani del genitore, che rappresentano una sicurezza per il neonato. 
I bambini con un’ottima acquaticità e quelli ormai bravi richiedono un’attenzione maggiore perché, sentendosi sicuri, hanno troppa confidenza con l’acqua, oppure scappano senza dar retta ai richiami o, ancora, finiscono per esagerare rischiando una carenza  di ossigeno.

D’altronde, l’operatore deve eseguire esercizi con tutti i componenti del gruppo, perciò è bene che i genitori collaborino nel controllare ciò che accade nel resto della piscina.
Con il passare del tempo, per favorire il raggiungimento dell’autonomia da parte del bambino è necessario sostituire le mani del genitore con altro materiale di sostegno. Il bambino in questa fase e per tutto il percorso di adattamento deve trovarsi in situazione di sicurezza, deve trovarsi in equilibrio stabile.
È importante che i genitori comprendano come l’acquaticità trasformi e arricchisca le capacità dei figli e imparino a entrare in sintonia con loro.

Un bambino sano è un bambino che gioca. Nel corso dello sviluppo il gioco assume funzioni, caratteristiche e significati molto diversi: da un lato permette di identificare il livello di maturazione raggiunto  in ambito motorio, cognitivo e sociale; dall’altro acquista importanza fondamentale nella sua dimensione socializzante.
Le attività ludiche dei primi mesi di vita, il cosiddetto gioco inconsapevole, hanno una funzione di adattamento all’ambiente: esercizio di attività riflesse, sperimentazione di parti del corpo, esplorazione del mondo circostante, funzione comunicativa,…

Le esperienze ludiche dell’attività prescolare sono fortemente legate allo sviluppo percettivo e motorio.Il gioco è sicuramente l’elemento fondamentale nella pratica dell’acquaticità neonatale. La psiche dei bambini è fatta per giocare: il gioco facilita la scoperta in maniera divertente e spontanea, permette di interagire prima con l’ambiente e poi con gli altri condividendo gioie e piaceri.
Coinvolto in un gioco di gruppo, anche il bambino più pauroso riuscirà a fare gli esercizi necessari.
I giochi in acqua in compagnia, inoltre, permettono un precoce sviluppo della socialità.

Per concludere

L’attività neonatale in acqua presenta diversi benefici:

  • è un’occasione di incontro, confronto e scambio per la diade;
  • rilassa il bambino;
  • rinforza il sistema motivazionale di attaccamento e affiliazione (il genitore è l’unico punto certo tra bambino ed ambiente acquatico);
  • rappresenta la premessa per un sano processo di distacco dal genitore;
  • ha un’azione positiva sul sistema motivazionale, grazie ai nuovi stimoli dati al bambino.
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