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Attività fisica in gravidanza: le risposte dell'organismo all'acquaticità

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ATTIVITA’ FISICA IN GRAVIDANZA: LE RISPOSTE DELL’ORGANISMO ALL’ACQUATICITA’

di Viviana Lira

INTRODUZIONE
Un corretto svolgimento dell’attività fisica in gravidanza presuppone una conoscenza dei cambiamenti che intervengono a livello degli apparati cardiocircolatorio e respiratorio, della postura, dell’endocrinologia e della fisiologia muscolare. Le risposte fisiologiche all’esercizio fisico differenziano, in gravidanza, per alcuni aspetti rispetto a quelle di una donna non gravida.
A tal fine nella prima parte sono state esaminate le modificazioni fisiologiche che avvengono durante la gravidanza in risposta all’esercizio fisico e successivamente viene analizzata sia la qualità che la quantità di esercizio fisico consentito in gravidanza in base alle LINEE guida vigenti, in particolar modo viene approfondita l’attività fisica svolta in acqua durante la gravidanza e i benefici della stessa.

L’acqua è un elemento vitale sia all’interno del proprio corpo (il 75% del nostro corpo è composto di acqua) che all’esterno. E’ l’elemento che avvolge l’individuo nel primo periodo della sua vita, dal concepimento alla nascita.
Le caratteristiche di una vasca piena d’acqua calda favoriscono in modo ideale lo spirito d’abbandono in quanto il corpo immerso si trova nella sua più semplice veste e permane a contatto con l’ambiente circostante per questo motivo una donna può vivere un radicale cambiamento del proprio stato di coscienza.

Negli ultimi cinquant’anni è emersa l’esigenza da parte delle donne e della coppia di vivere l’evento NASCITA in un’atmosfera caratterizzata dal benessere e dall’accoglienza.
Si sceglie consapevolmente il modo in cui far nascere il proprio figlio, si programma il corso di accompagnamento alla nascita in acqua per i benefici che l’acqua stessa produce, e ci si prepara. Lasciarsi cullare da questo primordiale ambiente può far rivivere profonde emozioni ed aiutare a ritrovare le più antiche origini: il feto è immerso completamente nell’acqua ed è protetto interamente dal liquido amniotico, all’interno di questo ambiente prova le prime esperienze sensoriali e percettive.

LE RISPOSTE FISIOLOGICHE ALL’ESERCIZIO FISICO IN GRAVIDANZA
Durante la gravidanza avvengono delle modificazioni fisiologiche, degli importanti adattamenti da parte dell’organismo (come quelli biomeccanici, metabolici, respiratori e cardiovascolari) ma in risposta all’esercizio fisico, il nostro organismo, mette in atto altrettante modificazioni legate alle variazioni omeostatiche che lo stesso esercizio provoca.

 

Le risposte fisiologiche dell’organismo all’attività fisica in gravidanza sono diverse rispetto alle risposte che si presentano per le donne non in gravidanza e coinvolgono:

  • il sistema cardiovascolareù
  • il sistema respiratorio
  • il sistema endocrino
  • il metabolismo
  • il sistema muscolo-scheletrico
  • la capacità aerobica

MODIFICAZIONI DEL SISTEMA CARDIOVASCOLARE
I cambiamenti fisiologici durante la gravidanza hanno il potere di modificare le risposte del sistema cardiovascolare durante l’esercizio aerobico.
Sembra che l’aumento di volume e della dilatazione del ventricolo sinistro permetta di mantenere, assicurando un adeguato ritorno di flusso ematico, la funzione cardiaca di “pompa” durante lo sforzo in donne in gravidanza. (1) Tuttavia l’effetto dell’esercizio fisico sulla gittata cardiaca non è ben chiaro.

Bader nel 1995 ha misurato le variazioni della gittata cardiaca di donne in gravidanza su cicloergometro in posizione supina.
Mantenendo un basso livello di lavoro fisico, cioè bassa intensità nella pedalata; ha osservato che l’esercizio influisce sulla gittata cardiaca. Per un dato carico di lavoro sottomassimale, la gittata cardiaca è più alta nella donna gravida che in quella non gravida.
Questa tendenza si accentua nel corso della gravidanza raggiungendo il massimo intorno alla 25°-27° settimana, e diminuendo durante il terzo trimestre. (2)

Anche la gittata pulsatoria aumentava in parallelo con l’aumento della gittata cardiaca, sempre in funzione dell’epoca gestazionale.
Inoltre ipotizzò che il flusso ematico veniva ridistribuito tra i vari compartimenti corporei: il flusso in corrispondenza degli arti aumentava mentre diminuiva a livello toracico.
Tutto questo in presenza di un cospicuo aumento del volume ematico.
Si spiegò così la diminuzione dei valori della gittata cardiaca a termine di gravidanza ipotizzando, inoltre, che la riduzione dell’output cardiaco potesse portare alla diminuzione del flusso ematico all’utero e quindi alla riduzione degli scambi utero-placentari.

Altri autori hanno investigato le modificazioni dell’apparato cardiocircolatorio durante l’esercizio, portando l’intensità dell’esercizio a raggiungere una frequenza cardiaca di 100 bpm.
Registrarono un aumento della gittata cardiaca tra la 20° e 24° settimana di gravidanza, ma questi valori poi, permanevano tali fino al termine della gestazione. Nello stesso modo la gittata pulsatoria aumentava, mentre la frequenza cardiaca manteneva valori simili a quelli registrati nelle donne non gravide sottoposte allo stesso test.
Aumentando l’intensità dell’esercizio fisico fino a raggiungere valori di frequenza cardiaca più elevati si registravano valori sia per quanto riguarda la gittata cardiaca che la gittata pulsatoria diversi dai precedenti.

Si evidenziò che la gittata cardiaca diminuiva con il progredire della gravidanza (diminuzione dovuta al mancato ritorno venoso impedita dall’utero gravido), il sangue venoso permaneva a livello degli arti inferiori e non ritornava al cuore. (3) Diversi autori, applicando diversi protocolli, con diverse modalità di esercizio, conclusero invece che a un dato carico di lavoro la gittata cardiaca e la gittata pulsatoria non variavano nella donna gravida rispetto a quella non gravida.
In uno studio più recente  si contattarono e si studiarono le risposte del sistema cardiovascolare di 23 donne gravide dopo 15 minuti di camminata a velocità costante stabilita da un monitor e considerata a bassa intensità(4). Dopo aver sostenuto questa attività, le donne vennero messe in una posizione semi-seduta. Venne valutato il battito cardiaco durante l’esercizio, la pressione sistolica, e venne registrata l’attività cardiaca tramite l’elettrocardiogramma.

La frequenza cardiaca era aumentata rispetto alle donne non gravide. (5) In contrasto con gli studi precedentemente citati altri autori riportarono che la frequenza cardiaca in donne gravide durante lo svolgimento di un’attività fisica ad intensità costante subisce un aumento che va da 4 a 10 bpm in più nel 2° e 3° trimestre rispetto al primo (6).
Questo significa un aumento di circa 15 battiti rispetto a una donna non gravida che esegue un esercizio della medesima intensità. Molti sono gli studi a favore dell’aumento della frequenza cardiaca: in donne che nuotavano (7) e in donne sottoposte ad esercizio intenso durante il cicloergometro (8).

In questi studi vi è anche una registrazione di valori della pressione sistolica che appaiono significativamente elevati (P 0,001) sia durante l’esercizio sia durante il periodo di recupero post-esercizio. Nel 1984 studiarono le risposte fisiologiche durante l’esercizio fisico di 11 donne gravide dalla 34° alla 38° settimana di gestazione e osservarono un aumento della pressione sanguigna sia sistolica che diastolica durante l’esercizio e per 5 minuti consecutivi, durante il periodo di recupero. Inoltre registrarono un aumento della frequenza cardiaca sia durante l’attività sia durante il periodo di recupero (9).


MODIFICAZIONI A CARICO DEL SISTEMA RESPIRATORIO
Guzman e Kaplan (10) misurarono la frequenza respiratoria, la ventilazione al minuto, l’apporto di ossigeno durante tre test al cicloergometro diversi per intensità: i risultati di questo studio dimostrarono che la quantità di ossigeno consumato, durante i test, dalle donne gravide non cambia rispetto ai soggetti non gravidi.
La ventilazione al minuto subisce un incremento, soprattutto nell’ultimo mese di gravidanza, e anche la frequenza respiratoria, durante l’attività fisica, risulta aumentata, soprattutto durante il primo trimestre.

E’ stata dimostrata l’esistenza di una relazione tra consumo di ossigeno e massa corporea, sia a riposo che durante l’esercizio (11). Questa caratteristica è tipica di quelle attività che coinvolgono tutto il corpo (come il nuoto) infatti l’energia necessaria, per esempio per pedalare, non aumenta perché questo è un esercizio che non coinvolge interamente tutta la massa muscolare dell’organismo, mentre camminare o nuotare implica l’utilizzo dell’intera massa corporea, per cui richiede una maggiore quantità di substrati energetici e quindi di ossigeno (12).

Durante l’ultimo periodo di gravidanza,  in donne sottoposte ad attività fisica moderata si osserva un aumento:

  • del consumo di ossigeno (15%),
  • della ventilazione (38%),
  • del volume corrente (23%)
  • dell’emissione di anidride carbonica (14%)

La risposta ventilatoria in donne gravide che svolgono attività fisica è più veloce rispetto ad un individuo normale (pari a 10 secondi dall’inizio dell’esercizio)(13).
Durante il terzo trimestre, inoltre, la performance può essere diminuita e di conseguenza l’efficienza nella prestazione.
Paragonando i valori del volume corrente di donne normopeso e non, durante esercizi soft, si può rilevare un aumento significativo del valore di volume corrente soprattutto nelle donne in sovrappeso e in donne nell’ultima fase della gravidanza (14).
Pertanto l’utilizzo di carboidrati come substrati energetici rispetto ai lipidi (in queste donne) è una via preferenziale. Per questo motivo l’attività fisica anche moderata aumenta il consumo di glucosio plasmatico in donne con diabete gestazionale.

MODIFICAZIONI METABOLICHE
Le modificazioni a carico del metabolismo della donna gravida durante l’esercizio fisico sono state poco studiate in modo diretto: le informazioni spesso derivano dalle variazioni plasmatiche dei substrati metabolici.
Alcuni autori riportano una diminuzione delle concentrazioni di glucosio a livello plasmatico in donne nella seconda metà di gravidanza sottoposte ad attività fisica di breve durata e a bassa intensità.
Probabilmente l’utilizzo del glucosio da parte sia del feto, per la sua crescita, sia da parte dei muscoli, per il loro lavoro, è responsabile dell’aumento del consumo da parte di questi e di conseguenza della diminuzione dello stesso a livello ematico (15) (16).

In realtà solo su animali sono stati condotti studi diretti per valutare il metabolismo della gravida durante attività fisica: in specifico su ratti e su pecore e sono stati ottenuti diversi risultati.
Per quanto riguarda i ratti si è verificato un aumentato consumo di glucosio con una conseguente diminuzione plasmatica; per le pecore tutto ciò non si è verificato (17).
Studi più recenti hanno dimostrato che esistono dei meccanismi per i quali viene facilitato il trasporto intracellulare del glucosio (18).
Per questo in aggiunta alla terapia classica del diabete gestazionale (quale la somministrazione di insulina e la dieta) è stata proposta una terapia che si basa sull’attività fisica (19).

Pazienti affette da diabete gestazionale, anche senza terapia insulinica, vengono invitate ad eseguire esercizi fisici in modo costante e regolare affinché raggiungano valori di normoglicemia (20).
L’obiettivo dell’attività fisica è quello di ridurre l’intolleranza al glucosio, attraverso l’aumento di flusso ematico, che genera l’aumento dell’affinità tra insulina e recettori cellulari e l’aumento dei trasportatori per il glucosio specifici delle cellule muscolari (21)
Il consumo muscolare di glucosio riesce a far diminuire del 75% la concentrazione di glucosio plasmatico.

Vari tipi di test sono stati fatti per valutare il tipo di attività da eseguire, la frequenza, l’intensità e la durata: per concludere sono necessari 20 minuti di esercizio aerobico al giorno associato ad una dieta adeguata per controllare i valori della glicemia e della emoglobina glicosilata (22).
Inoltre si ha un aumento del tasso di macrosomia fetale e di aumentato peso alla nascita (sopra il 90°percentile) in donne con diabete gestazionale che non attuano esercizi terapeutici rispetto a coloro che conducono una vita attiva. (23)


MODIFICAZIONI  DEL SISTEMA MUSCOLOSCHELETRICO
Durante la gravidanza, l’azione della relaxina progressivamente rende più soffici i legamenti: in particolare quelli della sinfisi pubica e quelli sacroiliaci raggiungono la massima distensione già all’inizio del terzo trimestre.
Questo, in associazione alla lordosi lombare, può causare dolore sia alla zona interessata, sia semplicemente stando in determinate posizioni, quali stare in piedi o camminare.
Se la donna non avverte dolori alla sinfisi pubica o alla zona bassa della schiena e riesce a mettere in pratica esercizi fisici adatti, le risposte fisiologiche dell’apparato locomotore sono le stesse che per la donna non gravida.

Lievi modificazioni del baricentro della donna gravida, soprattutto a termine di gravidanza, si hanno a causa della crescita del feto: questo può modificare l’andatura dei movimenti.
Sono consigliati, in caso di dolore lombare, esercizi di streching per la muscolatura posteriore e per l’addominale, da praticare anche in acqua (24).
In realtà, spesso, se il dolore lombare dovesse essere di grado severo diventa impossibile per la donna attuare qualsiasi tipo di attività fisica.
Esercizi ad alta intensità, soprattutto volti alla muscolatura delle gambe e del bacino, possono essere rischiosi in quanto possono provocare gravi lesioni, soprattutto in donne in sovrappeso o che non hanno mai praticato attività sportiva: per questo motivo è opportuno svolgerli immersi in una vasca d’acqua, in quanto il corpo perde l’azione della gravità e risulta essere più leggero.

CAPACITA’ A SVOLGERE ATTIVITA’ FISICA
Test attuati recentemente hanno dimostrato, sottoponendo donne gravide allo step test e al cicloergometro, che la capacità aerobica (massimo consumo di ossigeno) di un individuo viene mantenuta per tutta la durata della gravidanza.
Si osserva che nel secondo e terzo trimestre di gravidanza la reazione all’ipotensione ortostatica è maggiore rispetto a soggetti non gravidi (25).
Dati analoghi si rilevano in uno studio successivo: si rileva un incremento della capacità di fare attività fisica del 28% in un gruppo di donne inserite in un programma di training di 3 ore a settimana a bassa intensità (26).

Nel gruppo di controllo si può notare che la capacità aerobica diminuisce del 10%. Marquez-Sterling et al, (27) condussero uno studio per valutare gli effetti sia fisiologici che psicologici di donne che non avevano mai praticato attività fisica.
Inserendole in un programma di training, facendole raggiungere un frequenza cardiaca elevata per un’ora al giorno per tre giorni a settimana per 15 settimane (in accordo con le linee guida ACOG, (28). Dimostrarono che la capacità aerobica, poteva aumentare in donne “sedentarie” che iniziavano un programma di esercizi vigorosi durante il secondo trimestre di gravidanza. Quindi la capacità aerobica assoluta, in media aumenta del 18%.
Clapp nel 1990 (29) monitorò la richiesta di ossigeno durante attività fisica di 18 atlete, nove delle quali continuarono un’attività fisica di tipo moderato durante la gravidanza.

Lo studio dimostrò che:

  1. in donne che hanno sempre mantenuto un’attività fisica fatta regolarmente vi è una continua diminuzione nella richiesta di ossigeno, pur aumentando il peso corporeo, per tutto l’arco della gravidanza
  2. la capacità aerobica sembra aumentata in quelle donne che hanno continuato a svolgere esercizi moderati  con una certa regolarità per tutta la gravidanza
  3. il meccanismo responsabile del cambiamento della capacità aerobica in gravidanza non è del tutto chiaro. Sulla base di questi studi, si può quindi concludere che durante la gravidanza la capacità aerobica può effettivamente essere migliorata con programmi di allenamento ad hoc, con evidenti benefici in particolare in donne portatrici di patologie come il diabete.

  4. LINEE GUIDA SULL’ATTIVITA’ FISICA DA SVOLGERE IN GRAVIDANZA
    Attualmente gli operatori sanitari fanno riferimento a linee guida dettate da società scientifiche quali:

    1) ACSM  (American College of Sport Medicine)
    2) ACOG  (American College of Obstetrics and Gynecologists)
    3) AAFP  (American Academy of Family Physicians)

L’ACSM provvede a fornire indicazioni assolute per l’interruzione dell’attività fisica in gravidanza (30).
La donna deve interrompere l’esecuzione di esercizi fisici e consultare lo specialista in casi che comportino:

  • Perdita di liquido dai genitali
  • Perdita di sangue dai genitali
  • Improvviso rigonfiamento di mani o viso
  • Persistente e intenso mal di testa, associato a disturbi della visione
  • Improvvisa debolezza
  • Capogiri, vertigini, stordimenti
  • Gonfiore, dolore e arrossamento agli arti inferiori
  • Elevate pulsazioni o aumento della pressione che persiste dopo l’esercizio
  • Eccessiva fatica, palpitazioni o dolore al petto
  • Contrazioni persistenti, che quindi possono far supporre l’inizio di un travaglio
  • Dolori addominali
  • Insufficiente aumento ponderale ( 1,0 Kg/ mese) negli ultimi due trimestri

Secondo l’ACOG (31) durante la gravidanza, le donne possono tranquillamente, se ne ricavano beneficio, continuare l’attività fisica moderandone però l’intensità:

  • Esercizi consigliati sono quelli da bassa intensità ad intensità media: non vigorosi
  • L’attività fisica esercitata in modo regolare è preferibile rispetto a quella intermittente. Si consiglia di praticarla 3 volte/settimana
  • Si sconsiglia di praticare esercizi che presuppongono l’assunzione di posizioni supine, soprattutto nell’ultimo trimestre di gravidanza. In questo periodo, infatti, tale posizione, per la compressione dovuta ai grossi vasi da parte dell’utero, si associa ad una diminuzione della gittata cardiaca nella maggior parte dei soggetti. Preferenzialmente il flusso viene dirottato verso i parenchimi nobili e non verso l’utero. Questo può causare una riduzione del flusso ematico al feto e quindi ipossia fetale.
  • Sono da evitare prolungati periodi in piedi, senza camminare
  • La donna gravida deve essere persuasa a non arrivare stremata alla fine dell’esercizio ma a smettere quando percepisce i primi segni di affaticamento. Inoltre deve essere consapevole della diminuita disponibilità di ossigeno per attuare l’esercizio aerobico
  • Deve esser incoraggiata a modificare e autoregolare l’intensità dell’esercizio in base ai sintomi ai segnali che il proprio organismo le invia
  • Esercizi che sovraccaricano gli arti inferiori possono, in qualche circostanza, essere continuati, ma l’intensità deve essere modificata durante i vari periodi della gravidanza. Attività che non vanno a gravare solo sugli arti inferiori, come la bicicletta o il nuoto, minimizzano il rischio di eventuali danni e facilitano il proseguimento dell’attività per tutta la gravidanza
  • Variazioni morfologiche, che avvengono in gravidanza, sono controindicazioni relative a taluni esercizi. Per esempio la perdita di equilibrio può essere deleteria per il benessere materno-fetale e nel terzo trimestre è una condizione che spesso si può presentare
  • E’ da evitare qualsiasi tipo di esercizio che possa provocare traumi all’addome
  • Le donne in gravidanza che praticano attività fisica necessitano di un maggiore apporto calorico. La loro dieta deve essere perciò adeguata e deve essere supplementata di circa 300 kcal al giorno
  • Nel primo trimestre, la termoregolazione necessita di una particolare attenzione, infatti alle donne deve essere raccomandato di:
    1) assumere liquidi in quantità adeguata
    2) non permanere in ambienti caldi e umidi a svolgere esercizi
    3) indossare abbigliamento consono
  • E’ consigliabile riprendere l’attività fisica in modo graduale nel post-partum, a causa delle modificazioni che permangono per circa sei settimane

Nel 2002 l’ACOG (32) approvò nuovi punti a favore dell’attività fisica da praticare in gravidanza:

  1. Sono da preferire in gravidanza esercizi praticati regolarmente, ad intensità moderata e di media durata
  2. Sono raccomandati esercizi come lo stretching, il cicloergometro, il nuoto e le passeggiate; altre attività sono controindicate o possono essere svolte solo apportando opportune variazioni
  3. Sono vietate attività che comportino scatti, rimbalzi, ampi movimenti ed esercizi che comportino il saltellare, sforzi che portino a strappi muscolari o distorsioni o esercizi che comportino cambiamenti rapidi di direzione
  4. Sono vietati, dal quarto mese, esercizi che comportino la permanenza in posizione supina
  5. Vengono raccomandati 5 minuti di riscaldamento da praticare prima dell’inizio di qualsiasi attività e 5 minuti di rilassamento al termine attuando esercizi di stretching: vietato lo stretching che comporti ampi movimenti
  6. Per le donne che hanno sempre condotto uno stile di vita sedentario è possibile, in gravidanza, intraprendere esercizi a bassa intensità, breve durata e che si possano incrementare gradualmente
  7. E’ necessario interrompere l’attività in caso di fatica improvvisa e consultare lo specialista per qualsiasi sintomo inusuale
  8. Si deve aumentare l’apporto calorico e introdurre liquidi liberamente prima, durante e dopo l’attività fisica.

L’American Academy of Family Physicians nel 2002 (33) riassume e precisa ulteriormente che:

  1. L’attività fisica non aumenta il rischio di incorrere in aborti spontanei
  2. Se si esegue già un’attività fisica si può tranquillamente proseguire utilizzando qualche accorgimento per determinati esercizi
  3. Ascoltare il proprio corpo è importante: esso ci invia segnali determinanti
  4. Nessun tipo di esercizio va praticato fino a raggiungere il livello di fatica
  5. E’ necessario indossare abbigliamento consono e calzature confortevoli, quest’ultime è utile che sostengano le caviglie
  6. L’attività fisica  va supportata con assunzione adeguata di alimenti e di liquidi
  7. Praticare esercizi con acqua a temperatura elevata è sconsigliato
  8. A causa di una iperlassità legamentaria è vietato correre o utilizzare la bicicletta su percorsi sterrati o scoscesi
  9. Sono vietati sport di contatto, il sollevamento pesi e soprattutto praticare esercizi con i pesi che gravino sulla muscolatura del bacino e lombare.
  10. Vanno inclusi nei programmi di attività fisica il rilassamento e lo stretching
  11. Durante la gravidanza è di norma adottare una alimentazione ricca di fibre soprattutto con un apporto di adeguate quantità di frutta, verdura e carboidrati.

CHE TIPO DI ATTIVITA’ FISICA E’ CONSIGLIATA IN GRAVIDANZA E PER QUANTO TEMPO?
L’attività fisica praticata regolarmente apporta maggiori benefici che se praticata saltuariamente: 3 volte a settimana per 20-30 minuti ad intensità moderata è considerata dal McKinley Health Center la frequenza e la durata ideale.
L’attività di 20-30 minuti ad intensità moderata è sempre preceduta e seguita da esercizi di stretching che non comportino movimenti troppo ampi.
Per le donne che non hanno mai praticato attività sportiva o che da anni seguono uno stile di vita sedentario è necessario modificare solo l’intensità di tale programma: infatti è consigliabile attività a bassa intensità portata gradualmente a media intensità.

Praticare attività consigliate quali il nuoto, esercizi aerobici in acqua, camminare, andare in bicicletta o qualsiasi attività a basso impatto.
Sono necessari esercizi di riscaldamento e di stretching in tutti questi tipi di attività prima, durante e dopo. Vanno invece vietate le flessioni e addominali, il tennis, lo sci o gli sports che aumentano il rischio di cadute e/o traumi addominali, la sauna, il bagno turco, l’idromassaggio con acqua troppo calda e getti diretti sull’addome.
L’intensità dell’esercizio deve permettere alla donna: di poter parlare durante l’esecuzione di esso, di aver completamente recuperato dopo 15 minuti dalla fine dell’esercizio, di non arrivare alla fine dell’esercizio sfinita. La regolarità dell’esercizio è importante: l’energia da spendere è maggiore se l’esecuzione è sporadica.
Nel caso in cui la donna accusi sintomi di malessere la posizione da adottare è il decubito laterale sinistro. Per evitare che ciò si verifichi è necessario che la donna rispetti i segnali che il suo corpo le invia.

LE PROPRIETA’ E I BENEFICI DELL’ACQUA
Nuotare o esercitarsi in acqua è una piacevole esperienza che può trasformare il modo di sentire di una persona, può aumentare i propri livelli di energia e può introdurre un nuovo modo di vivere la salute individuale. Una regolare attività fisica in acqua può aiutare a ricaricare le energie ed avere un atteggiamento positivo nei confronti non solo del proprio corpo ma anche del nascituro, influenzandolo positivamente.
Le madri immerse nell’acqua acquisiscono la capacità di aumentare il collegamento sensoriale con il feto, aumenta la consapevolezza che il tempo speso in acqua porta il bambino ad avere familiarità con la stessa incoraggiando gli istinti naturali e i riflessi spontanei nei confronti del nuoto.
Al tempo stesso gli esercizi acquatici aiutano a mantenere il benessere psico-fisico e quindi la salute globale della donna stessa.(34)

ESERCIZI IN ACQUA
Nuotare e praticare esercizi in acqua sono considerati le migliori attività da attuare sin dall’inizio in gravidanza in quanto la spinta idrostatica riduce il peso corporeo e permette l’esecuzione di esercizi e di movimenti che “all’asciutto” richiederebbero un dispendio di energia maggiore.
Il peso del corpo immerso non grava sull’apparato scheletrico o su una muscolatura in difficoltà e permette, quindi, una ginnastica senza sforzo. Inoltre la pressione dell’acqua sulla cute contribuisce a stimolare la circolazione sanguigna.
E’ importante che la temperatura dell’acqua non sia eccessivamente calda o eccessivamente fredda: deve essere compresa fra i 27°C e i 34°C.
Tale ambiente, generalmente, aumenta le proprietà elastiche dei muscoli e migliora le flessibilità delle articolazioni: tale miglioramento può essere incrementato da esercizi di stretching.

Muovendosi in ogni direzione il corpo deve vincere le resistenze dell’acqua.
E’ quindi molto più facile potenziare la muscolatura in modo dolce, aumentando la resistenza fisica.
La profondità dell’acqua, per l’esecuzione di esercizi, deve essere all’altezza delle spalle: più il corpo è immerso meglio è. Un supporto galleggiante, negli ultimi mesi, può essere utile.
E’ necessario che ogni donna scelga lo stile che preferisce: utile è il riposo tra una vasca e l’altra.
In acqua è possibile anche correre: stando fermi o da un bordo all’altro della piscina. Utile è anche camminare in acqua: non richiede un particolare impegno fisico e rilassa, da consigliare nella fase finale di un programma di esercizi a media intensità (35).

I benefici diuretici dell’idroterapia sono conosciuti sin dall’antichità: la donna gravida, in quanto tale, ha una ritenzione di liquidi importante e che aumenta progressivamente con l’aumentare della gravidanza. L’immersione è utile per ridurla.
La ginnastica aerobica, praticata intensivamente non in acqua, può essere nefasta in quanto rischia di aggravare l’iperlassità legamentaria e produrre ernie discali e strappi muscolari.

E’ invece utile la ginnastica dolce in acqua in quanto il peso del corpo non grava sulla colonna vertebrale e sulla zona lombare. Una posizione rilassante in acqua, al termine degli esercizi, è la posizione di galleggiamento.
In essa il peso si distribuisce su tutta la superficie dorsale e posteriore del corpo, e non grava solo su una superficie più ristretta qual è quella della colonna.
Per dissipare calore per lo sforzo fisico, il corpo in acqua non ha la necessità di aumentare il flusso ematico periferico così come avviene negli esercizi a terra (36).
Ciò permette di mantenere un flusso ematico uterino più elevato anche per gli effetti della pressione idrostatica esercitata sul microcircolo periferico.

CONTROINDICAZIONI PER L’ESECUZIONE DI ATTIVITA’ FISICA IN GRAVIDANZA
Le donne che hanno precedenti ostetrici di prematurità e di sofferenza fetale acuta e le gestanti con grave anemia, tireotossicosi devono essere dissuase dalla pratica fisica durante la gravidanza.
Le donne con placenta previa, preclampsia, incontinenza cervicale, hanno come terapia il riposo assoluto a letto.
Per tutte le gravidanze fisiologiche, a basso rischio ostetrico, non vi è alcuna ragione per impedire la pratica fisica.
Chi ha una positività alla poliabortività non va dissuaso dal praticare attività fisiche.
I vari fattori meccanici che entrano in gioco durante l’esecuzione di particolari esercizi non sono superiori ai movimenti attuati nella pratica quotidiana (36).
E’ infatti improbabile che l’aumento della pressione intraddominale, in qualche esercizio, possa avere qualche effetto sull’impianto, in quanto la pressione intrauterina non è significativamente interessata dalla pressione intraddominale, almeno non all’inizio della gravidanza.


Altre controindicazioni, legate a fattori gravidici, sono la rottura prematura delle membrane, la persistenza di perdite nel secondo e terzo trimestre di gravidanza o il ritardo di crescita fetale. In quest’ultima situazione infatti il feto è già sottoposto ad uno stress cronico.
E’ quindi molto rischioso aggiungere uno stress acuto (32).
Si raccomanda alle donne che hanno sempre condotto uno stile di vita sedentario o alle donne in sovrappeso di non iniziare un importante programma di attività fisica durante la gravidanza.
Sono invece consentiti, per queste donne, attività a basso impatto o a bassa intensità come programmi in piscina o al cicloergonometro sempre controllando di non affaticarsi troppo.

Le controindicazioni all’esecuzione di attività fisica in gravidanza sono riassunte nella TABELLA I

TABELLA I:
CONTROINDICAZIONI ALL’ATTIVITA’ FISICA IN GRAVIDANZA
American College of Obstetricians and Gynecologists, 2002

FATTORI LEGATI ALLA GRAVIDANZA:

  • PREECLAMPSIA
  • ROTTURA PREMATURA DELLE MEMBRANE
  • MINACCIA DI PARTO PRETERMINE
  • INCONTINENZA CERVICALE
  • MINACCIA D’ABORTO
  • GRAVIDANZA MULTIPLA
  • PERDITE PERSISTENTI NEL II E III TRIMESTRE
  • PLACENTA PREVIA
  • GRAVIDANZA AD ALTO RISCHIO OSTETRICO: ARO


FATTORI DI CARATTERE MATERNO:

  • ANEMIA
  • TIREOTOSSICOSI
  • IPERTENSIONE CRONICA
  • PATOLOGIE VASCOLARI
  • PATOLOGIE POLMONARI
  • OBESITA’/SEDENTARIETA’
  • PATOLOGIE AUTOIMMUNI


FATTORI FETALI:

  • RITARDO DI CRESCITA INTRAUTERINO
  • DISTRESS FETALE
  • MALFORMAZIONI O PATOLOGIE FETALI

I BENEFICI DELL’ATTIVITA’ FISICA IN GRAVIDANZA
E’ opinione comune ritenere che l’attività fisica svolta in gravidanza in donne che non presentino controindicazioni e praticata secondo le linee guida menzionate in precedenza tuteli la salute della donna. I benefici dell’esercizio in gravidanza, appaiono ben chiari e di gran lunga superano i potenziali rischi(36).
I benefici riguardano soprattutto:

1) IL CONTROLLO DEL PESO MATERNO
In relazione al controllo del peso materno vi sono evidenze che suggeriscono che donne che praticavano attività fisica prima della gravidanza e continuano in gravidanza tendono ad avere un aumento ponderale inferiore rispetto alla popolazione di donne gravide generale (37).
Il controllo del peso durante la gravidanza è un importante obiettivo per la salute della donna. Molte donne non ritornano più al peso precedente la gravidanza. Inoltre l’aumento di peso ottenuto in gravidanza e mantenuto successivamente è spesso un segnale di sovrappeso, che nella maggiore parte dei casi sfocia nell’obesità in forma lieve (38).
La National Health & Medical Research Council australiana (39) nell’ambito delle linee guida per la prevenzione dell’obesità nel proprio paese, incoraggia le donne a rimanere “attive” durante e dopo la gravidanza per controllare l’aumento ponderale gravidico.

2) IL MIGLIORAMENTO DELLA CAPACITA’ DI ESERCIZIO
L’effetto dell’allenamento, che si associa alla pratica regolare e continuata di esercizi durante la gravidanza, conduce ad un miglioramento della capacità di esercizio, che si mantiene anche dopo il parto, come descritto nel paragrafo precedente.

3) LA PREVENZIONE DEL DIABETE GESTAZIONALE
Il diabete gestazionale è presente nel 5% delle gravidanze ed è una delle più comuni e probabili complicanze della gravidanza.
Per quanto riguarda il trattamento del diabete gestazionale molti studi validi hanno dimostrato che l’attività fisica praticata in gravidanza aumenta il rilascio di insulina e l’utilizzo del glucosio, normalizzando conseguentemente i valori di glucosio plasmatico (5).

4) I BENEFICI PSICOLOGICI
Esistono pochi studi che evidenziano i possibili benefici che l’attività fisica ha sullo stato d’animo. Clapp, (40) rileva, tramite un questionario, significativi benefici in termini di stato mentale in donne che continuano l’attività fisica iniziata precedentemente la gravidanza e che proseguono in gravidanza e in puerperio. I benefici, oltre che sullo stato d’animo, riguardano anche le emozioni positive percepite: in particolare la considerazione positiva riguardo a se stesse e la stima per il proprio corpo (41).
Inoltre si rileva una diminuzione dell’incidenza di depressione e di stati ansiosi in donne che praticano attività fisica in gravidanza.
Sono in generale ridotti anche i disturbi dell’umore, aumentata l’energia e il vigore.
Alcuni studi riportano una diminuzione dei sintomi tipici della gravidanza quali nausea, crampi, insonnia, bruciore di stomaco in donne “attive” rispetto a donne “sedentarie”(41)

CONCLUSIONI
L’attività fisica svolta a livelli moderati, durante la gravidanza, influisce positivamente sul benessere materno e fetale. Non aumentano le probabilità di incorrere in complicanze sia durante la gravidanza sia durante il parto. Il feto non subisce alcun distress durante l’attività fisica svolta dalla madre; non presenta ridotto peso alla nascita né basso indice di Apgar (42).
I benefici che si ottengono sono di gran lunga superiori ai potenziali rischi.
L’attività fisica tutela la salute globale dell’individuo. Una delle principali attività consigliate alle donne da praticare durante la gravidanza è l’attività fisica in acqua, tale particolare elemento aiuta a rilassare, a recuperare energie e a togliere tensioni psichiche.

E’ dimostrato che, immersi in una vasca piena d’acqua, si raggiunge con maggior facilità un buon rilassamento fisico, migliora il tono dell’umore e si possono alleviare i disturbi comuni in gravidanza quali, per esempio, il sonno.
L’allenamento costante in piscina durante la gravidanza riduce i tempi del travaglio, mantiene e facilita il recupero della forma fisica durante e dopo il parto.
Il binomio acqua-gravidanza apre importanti prospettive di benessere e subito ci porta a pensare all’armonico rapporto che si crea tra madre-figlio.
Per questo è utile dare la possibilità alle future mamme di affrontare, con maggiore serenità e consapevolezza del proprio corpo, i nove mesi dell’esogestazione e i successivi dell’endogestazione.

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