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"Bounding mamma-bambino... e papa'! Vivere l'esperienza in acqua come opportunita' di ...

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‘La madre non ha parole

per esprimere i propri sentimenti al figlio,

ma in realtà quando solleva il bambino

lo raccoglie tutto quanto'.

(Donald W. Winnicott)

 

Come Donald W. Winnicott afferma ne "I bambini e le loro madri", a noi piace pensare che quando vediamo un bambino vediamo al tempo stesso un ambiente che provvede a lui e dietro a questo noi vediamo la madre e il padre.

Affinché i processi di crescita dell'individuo possano attuarsi secondo il fisiologico sviluppo emozionale, è necessario che i genitori costituiscano per il nuovo nato un ambiente facilitante, in modo tale da rendere possibile l'adattamento, la maturazione e l'integrazione del piccolo in relazione ai suoi bisogni.

Identificarsi con il bambino risulta fondamentale. Nel corso delle settimane e dei mesi successivi alla nascita, è indispensabile che il papà e la mamma siano capaci di immedesimarsi con il loro bimbo, così da poter soddisfare le sue crescenti necessità.

E' curioso il parallelismo che Winnicott crea tra il prendersi cura del figlio e il tenerlo, o meglio contenerlo in braccio: c'è una profonda differenza fra un bambino che è tenuto in braccio abbastanza bene, con attenzione e sensibilità, e un bambino che non lo è.

 

Soffermandoci sulla figura materna, è bene sottolineare come i profondi cambiamenti ormonali che caratterizzano la gravidanza abbiano ripercussioni importanti sul piano psicologico e comportamentale: la futura mamma regredisce o ancora meglio re-infantilisce, con atteggiamenti che la mettono più profondamente in contatto con il proprio bambino. Le sensazioni e le emozioni sono spesso vissute più intensamente e più facilmente manifestate con un comportamento più infantile ed immediato. Sembra di assistere ad una sorta di osmosi emotiva tra il bimbo e la madre, ben comprensibile se si considera quale profonda unità biologica essi costituiscono. Sembra suggestiva l'ipotesi che questo mutamento prepari il terreno alla relazione mamma-bambino post-natale, in cui la madre avrà funzione di "specchio espressivo" nelle prime relazioni sociali del neonato, sincronizzandosi sui suoi tempi e sulle sue modalità relazionali.

 

 

 

‘Accarezzare diventa la forma principale di

intimità ed espressione di affetto.

Con le parole e i toni di voce appropriati,

ogni contatto fisico diventa importante e

colorato di sentimento'.

(Frank Lawrence K.)

 

A partire dalla sesta settimana di età gestazionale, si assiste al fenomeno di formazione della pelle, che si differenzia dall'ectoderma, il più esterno dei tre foglietti embrionali, lo stesso che darà origine a tutto il sistema nervoso e agli organi di senso. Questo spiega lo stretto legame che esiste nell'organismo tra la pelle e il cervello.

In epoca molto precoce, il feto ha la possibilità di sperimentare il piacevole contatto con il liquido amniotico, tiepido e avvolgente, e con le pareti della cavità uterina.

La cute, primo confine percepibile con l'altro da Sé, trasmette al bambino la più precoce informazione del suo essere.

Considerando che il neonato ha trascorso la maggior parte della sua esistenza nel liquido amniotico ed è già perfettamente adattato all'ambiente acquatico, l'acqua può costituire un grande aiuto nei primi mesi di vita. Si offre ai bimbi la possibilità di ritrovare un ambiente a loro familiare, per calmarsi, distendersi e rilassarsi, ricordando la sensazione di sicurezza che ha saputo offrire per nove mesi il grembo materno. Il bambino ritrova l'atmosfera prenatale ricavandone grande soddisfazione. L'acqua favorisce il ritorno al gesto semplice, giusto, impregnato d'amore: allentando le tensioni muscolari l'acqua "libera" il sentimento e la sua espressione d'amore. Familiarizzando con l'acqua sin dalla tenera età non la temerà in futuro né proverà l'angoscia, la paura, l'oppressione che molti provano. Come per incanto, il bambino immerso in acqua, chiude automaticamente le vie respiratorie, spalanca gli occhi e trova istintivamente i movimenti che gli permettono di stare a galla e muoversi nell'acqua.

Il bambino soddisfa il bisogno di sentirsi accettato, amato e compreso attraverso il contatto con i genitori e questo gli consente di poter diventare ed essere se stesso e di poter manifestare la propria essenza. Attraverso il contatto corporeo con i genitori, il bambino si sente accolto e rispettato e riceve da loro quella carica, quella forza ed energia di cui ha bisogno per vivere. I genitori lo osservano, lo ascoltano, giocano con lui e il bambino si sente appagato, amato. Al bambino piace il contatto con la pelle nuda dei propri genitori.

 

‘Quando è lo spirito a muoverlo,

il corpo freme di eccitazione o balza per l'entusiasmo,

simile ad un corso d'acqua

che scende impetuoso lungo un pendio montano,

o scorre calmo, ampio e profondo in pianura'.

(A. Lowen)

 

Ogni famiglia, intendendo la triade mamma-papà-bambino, crea attorno a sé un campo energetico specifico, costituito dai sentimenti e dalle emozioni che i genitori trasmettono al piccolo, come se fossero onde elettromagnetiche. Essendo il neonato particolarmente sensibile e vulnerabile, poiché il suo "biocampo" è completamente aperto, esso ha la capacità di percepire le sensazioni degli altri, assorbirle come una spugna e quindi trasferirle su se stesse. I nostri lontani antenati lo sapevano bene, infatti rispettavano particolari tradizioni e curiose usanze per proteggere i neonati dagli spiriti maligni...

 

‘Non è facile parlare a un grande.

Bisogna alzare la testa. Tutto è sempre troppo alto.

Ci si sente umiliati, deboli, quasi persi.

Ecco perché, senza dubbio, siamo contenti che i grandi rimangono seduti:

possiamo almeno vedere i loro occhi'.

(J. Korczak)

 

E' indispensabile che l'istruttore abbia ben chiaro che, ogni volta che segue l'attività in acqua con famiglie, entra nel campo energetico specifico di ognuna: dovrà dimostrarsi sereno, con animo e predisposizione positivi, rilassato e sicuro di sé, per infondere al bimbo emozioni benefiche. Il suo compito è di guidare la triade genitori-bambino alla scoperta dell'acqua e al modo più efficace di adattarsi ad essa: i veri protagonisti sono loro!

Di fondamentale rilevanza, per rendere l'esperienza acquatica serena e costruttiva, risulta  essere la comunicazione tra l'operatore e i genitori.

L'acquamotricista deve:

  • spiegare l'importanza dell'attività basata sul gioco. Il solo fine da raggiungere è il benessere psicofisico, ricercando il sorriso del bambino e non la performance;
  • sottolineare il valore della loro presenza vicino al figlio. Le prime esperienze in acqua potrebbero portare un certo stress nel piccolo: l'amorevole abbraccio della mamma (o del papà) si rivela il miglior rimedio per tranquillizzarlo e rilassarlo! E' consigliabile parlare, o cantare, affinché il riconoscimento delle voci familiari, contribuisca a rassicurarlo...
  • conoscere ed illustrare le caratteristiche fisiche dell'acqua e i mutamenti che essa induce nel corpo umano. In acqua si crea uno spazio nel quale la forza di gravità è inferiore di circa sette volte rispetto alla terra: questo permette al neonato di muoversi liberamente nelle tre dimensioni e di esplorare il mondo che lo circonda. Invece di restare coricato, immobile sul dorso, sollevando solo la testa per osservare un giocattolo, nell'acqua il bambino può girarsi, tuffarsi, stare a pancia in giù o sul dorso, utilizzando tutte le parti del suo corpo. Alla distensione ed al rilassamento, il regolare contatto con l'acqua, si accompagna inoltre, allo sviluppo di una maggiore armonia nei movimenti e ad un proficuo sviluppo psicomotorio.
  • ricordare ai genitori quanto sia importante il rispetto dei ritmi e dei tempi di sviluppo del bambino. Spingere il piccolo al raggiungimento di performance superiori alle proprie possibilità risulta essere dannoso, d'altro canto può esser deleterio frenare la naturale spinta esplorativa.
  • rassicurare, dare fiducia, incoraggiare le coppie.

 

‘Fammi giocare solo per gioco

Senza nient'altro, solo per poco

Senza capire, senza imparare

Senza bisogno di socializzare

Solo un bambino con altri bambini

Senza gli adulti sempre vicini

Senza progetto, senza giudizio

Con una fine ma senza l'inizio

Con una coda ma senza la testa

Solo per finta, solo per festa

Solo per fiamma che brucia per fuoco

Fammi giocare per gioco'.

(Bruno Tognolini)

 

La pratica dell'acquaticità ha origine nel gioco.

Tutti, genitori e tecnici per primi, conoscono l'importanza del gioco nell'infanzia. E' il modo di apprendere dei bambini, il loro modo di "lavorare", la loro psiche è "costruita" per giocare. Un bambino sano è un bambino che gioca. Il gioco facilita la scoperta in maniera divertente e spontanea, e permette di interagire prima con l'ambiente e poi con gli altri condividendo gioia e piacere. Deve rappresentare per il bambino uno stimolo alla curiosità, alla sperimentazione, all'esplorazione, alla ricerca dei propri limiti ed alle proprie capacità.

Giocare significa divertirsi, con o senza giocattoli: correre, fare la lotta con il padre, scoprire il mondo della natura e della tecnica... Ogni oggetto può essere considerato come un potenziale mezzo per l'attività ludica.

Per rendere più stimolante l'attività in acqua, è consigliabile fare in modo che la piscina non abbia grandi spazi vuoti.

Occorrerà fornire ai piccoli molti giocattoli, creare opportunità ambientali.

Per ovviare al senso di estraneità determinata dalla struttura sportiva non conosciuta , può esser utile:

  • far indossare al piccolo l'accappatoio, per riscaldarlo e farlo sentire più protetto e a suo agio.
  • tenere il bambino in braccio, in modo che possa incontrare lo sguardo del genitore: ciò rappresenta una condizione rassicurante e familiare.
  • avere un "momento di bordo-vasca", in uno spazio attrezzato con giocattoli quali annaffiatoi, mulini, contenitori da riempire e svuotare. Per i più grandi, eventualmente uno scivolo, una casetta, una piccola vasca...

Compito del genitore, sarà quello di valutare lo stato di serenità e partecipazione del figlio stabilendo così il momento più opportuno per entrare in acqua.

Qualora il piccolo manifesti l'indisponibilità ad entrare in acqua, la scelta va rispettata ed analizzata per poter individuare  e modificare le fonti del disagio.

Ogni età ha i propri giochi ed ogni bimbo, ad ogni età, ha il proprio modo di giocare:

  • dal primo al quarto mese, il bambino prova piacere nell'essere dondolato e trasportato nell'acqua, muove gli arti inferiori e superiori con divertimento, gioca con le mani, le dita ed i piedi. Se casualmente batte le mani sull'acqua e scopre che è divertente riproduce lo stesso gesto. Tenta di afferrare gli oggetti che entrano nel suo campo visivo.
  • dal quarto all'ottavo mese, porta gli oggetti alla bocca, succhia quasi tutto ciò che trova: giochi galleggianti, supporti, bordi della vasca, mani della mamma. Comincia a muovere lo sguardo verso giochi galleggianti ma non li cerca se escono dal suo campo visivo. Ha interesse per gli oggetti, per i giochi, soprattutto quelli più colorati e più rumorosi. Gioca con i sonagli ed è divertito dal suono. Guarda incuriosito ciò che è nuovo, tira gli oggetti, lancia la palla.
  • da otto a dodici mesi, il bambino comincia a voler esplorare con più curiosità il mondo circostante, è incuriosito dai giochi e dalle altre persone che sono in vasca con lui. Se la mamma, mentre il bimbo la guarda, nasconde un giochino galleggiante, il bambino lo cercherà attivamente, prima seguendolo con lo sguardo e poi muovendosi verso di esso.
  • dai dodici ai diciotto mesi, il bambino sperimenta attivamente la vasca e tutti i giochi in essa presenti (compresi scalette, bordi...). Utilizza in modo sempre più appropriato secchielli, palette, bicchieri... E' particolarmente attratto dall'acqua che scorre, trova divertente giocare con l'annaffiatoio. E' affascinato dalla palla, la fa rotolare, la tira, la spinge, la insegue!
  • dai diciotto ai ventiquattro mesi, il bambino si muove in autonomia nell'acqua (dove tocca), cerca i suoi giochi preferiti e può coinvolgere il genitore nella sua attività ludica e si diverte a versare l'acqua da un contenitore all'altro. E' divertito da giochi che coinvolgono il nascondersi/apparire, costruire/distruggere...

A due anni, il bambino, a livello cognitivo ha acquisito le nozioni di oggetto permanente, spazio, tempo e causalità.

In generale, dopo il bagno è indicato un bel massaggio. Il lavoro in acqua, infatti, dirige la circolazione verso gli organi interni e la cute può raffreddarsi; un breve massaggio finale ripristina perfettamente l'eventuale leggera perdita di calore della superficie cutanea e, inoltre, aiuta il bambino a rilassarsi.

Questi metodi che traducono l'esigenza di dare e ricevere più amore e calore sono motivo di speranza rispetto ad una società sempre più meccanizzata e robotizzata.

Il bambino ci aiuta ad osservare questo mondo in modo diverso: lavorando in acqua anche i bambini comunicano qualcosa del proprio mondo, qualcosa che gli adulti hanno perso... la capacità di divertirsi, di provare meraviglia e fiducia nello scoprire ciò che è nuovo. Così, la pratica dell'acquaticità aiuta a crescere non solo i bambini, ma anche i loro genitori!

 

Bibliografia

G. Laissard, L'acqua per la tua salute. Musumeci Editore 1984.

D. W. Winnicott, I bambini e le loro madri. Raffaello Cortina Editore 1987.

E. Uber, M. Carini, P. Mazzocconi, Nascere. Manuale per la preparazione in acqua al parto. Edizioni La Merdiana 1998.

C. V. Bellini, L'alba dell'"io". Dolore, desideri, sogno, memoria del feto. Società editrice fiorentina 2004.

B. Guinzbourg, A. Lucca, Aquananda. Acquaticità per bambini. Un percorso di sviluppo per i primi anni di vita. Tecniche Nuove 2004.

G. Soldera, Premassaggio d'amore in gravidanza. Introduzione alla comunicazione psicotattile madre-padre-bambino con esercizi pratici. Editeam 2005.

A. Broglio, Acquaticità per la prima infanzia. Manuale d'uso per operatori, educatori, genitori. Franco Angeli 2005.

E. Sidenbladh, Nascere nell'acqua. Uno straordinario approccio all'acquaticità. Red Edizioni 2005.

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